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Da Guardiola alla grande Olanda: quando il sesso nello sport diventa un dilemma

Il tecnico del City raccomanda di non avere rapporti dopo la mezzanotte, ma una delle più grandi squadre di tutti i tempi viveva senza limiti la vigilia della gare. Tutto e il contrario di tutto: Valentino Rossi, dopo la prima volta, vinse a Brno
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ROMA - Il dito è puntato contro l'Olanda di Johan Cruyff che rovesciava la dottrina del pallone aprendo la prigione intorno al sesso. Altro che ritiri off limits per mogli, fidanzate, amanti dei calciatori: il sesso per la nazionale di Rinus Michels era un totem, non un tabù.  E in quel frame storico, nel 1974 si è aperta la discussione sull'influenza del sesso sugli atleti. Oltre 40 anni dopo e un'abbondante aneddotica, c'è Pep Guardiola che nel suo programma di resettazione dei vecchi codici al Manchester City avrebbe imposto, come ha raccontato Samir Nasri, ai calciatori di non consumare rapporti sessuali oltre la mezzanotte. Come se il sesso nelle ore notturne fosse pericoloso, un Dracula che sfila il sangue, la forza, dai muscoli dei calciatori. Ed è singolare che anche altri profeti del pallone dissetati alla scuola del calcio olandese degli anni Settanta abbiano maturato teorie oscurantiste sull'impatto del sesso nella…
ROMA - Il dito è puntato contro l'Olanda di Johan Cruyff che rovesciava la dottrina del pallone aprendo la prigione intorno al sesso. Altro che ritiri off limits per mogli, fidanzate, amanti dei calciatori: il sesso per la nazionale di Rinus Michels era un totem, non un tabù.  E in quel frame storico, nel 1974 si è aperta la discussione sull'influenza del sesso sugli atleti. Oltre 40 anni dopo e un'abbondante aneddotica, c'è Pep Guardiola che nel suo programma di resettazione dei vecchi codici al Manchester City avrebbe imposto, come ha raccontato Samir Nasri, ai calciatori di non consumare rapporti sessuali oltre la mezzanotte. Come se il sesso nelle ore notturne fosse pericoloso, un Dracula che sfila il sangue, la forza, dai muscoli dei calciatori. Ed è singolare che anche altri profeti del pallone dissetati alla scuola del calcio olandese degli anni Settanta abbiano maturato teorie oscurantiste sull'impatto del sesso nella vita professionale dei calciatori.

Anche  Arrigo Sacchi un ventennio prima di Pep, nella settimana precedente a un Napoli-Milan, spiegava ai rossoneri che per fermare Maradona non avrebbero dovuto fare l'amore prima della gara. Con Ruud Gullit che esprimeva disappunto:  "Mister, se non lo faccio, non corro". Sugli effetti reali del sesso sulle prestazioni agonistiche, c'è materiale per un trattato. L'Olanda di Cruyff impartiva lezione di pallone divertendosi di notte. Negli stessi anni nell'Oceano Pacifico, sponda Los Angeles, c'era Wilt Chamberlain, noto come The Big Dipper, con 20 mila donne messe a referto in carriera, che prima e dopo le partite dominate a piacimento con i Lakers accendeva un semaforo per dirigere il traffico delle ragazze nella sua camera da letto. In parte imitato anni dopo da Antonio Cassano, che nella autobiografia bestseller raccontava di aver fatto sesso sino alle sei del mattino nel pre Roma - Juventus 4-0, con doppietta dell'ex barese ai bianconeri. Ma sempre dal microcosmo Lakers arriva il documentario "AC Green Iron Virgin" in cui l'ex pezzo dei californiani dello Showtime - con Magic Johnson, Kareem Abdul Jabbar, James Worthy -  ha raccontato i suoi 38 anni di verginità - poi svanita con la moglie Veronique -, nonostante le donne disinibite che i compagni di squadra, soprattutto Magic, gli recapitavano sulla porta delle stanze d'albergo. Ascesi, il segreto del suo successo. Insomma, non si sa quale sia il precetto da osservare.

Tra gli altri casi a verbale, Federica Pellegrini che smentiva il compagno e collega Filippo Magnini, dicendo sì al sesso prima delle gare. E Valentino Rossi, anche lui aperto ai rapporti sessuali la notte prima di un Gp, confessava anni fa che la sua prima doppietta pole position-vittoria (Brno 1996) era arrivata poche ore dopo il suo primo incontro sessuale. Invece nel calcio spesso prevale il principio di conservazione delle forze fisiche e mentali dell'atleta. Marcello Lippi aveva imposto lo stop al sesso durante i Mondiali vinti dieci anni fa in Germania, otto anni dopo Cesare Prandelli si affidava alla professionalità dei suoi ragazzi senza limitazioni. E sempre in Brasile il ct verdeoro Felipe Scolari chiedeva a Neymar e soci nessun esperimento acrobatico, il collega bosniaco Safet Susic invitava alla masturbazione, il messicano Miguel Herrera proibiva ogni tipo di contatto fisico nell'arco della competizione.

E il preparatore atletico della Corea del Nord, fedele alla linea del figlio del Caro Leader Kim Jong - un, spiegava che i calciatori avrebbero dovuto prepararsi a un periodo ascetico. Così anche Antonio Conte con gli italiani ai recenti Europei: menù di lavoro, intensità e ferocia, ma non in camera da letto. Lo stesso vademecum imposto da Fabio Capello alla Nazionale inglese otto anni prima, mentre Joachim Loew a Euro 2012 indossava i panni del rivoluzionario, sesso, sigarette e birra per i tedeschi, ma dopo le partite. Ovviamente quello dell'eros è un richiamo che spesso scatta incontrollato: inevitabile lo stratagemma per aggirare i limiti imposti dall'allenatore. In camera d'albergo, ma anche nei prati, negli uffici, come raccontava la calciatrice statunitense Hope Solo sui Giochi londinesi del 2012. E a Rio nel villaggio olimpico c'erano 41 preservativi per ogni atleta.