ROMA - Undici capitoli, come i giocatori di una squada di calcio, ma non si parla solo di calcio. Ne "All'ombra della maga", Stefano Orsini, responsabile sport del tg3 Lazio della Rai, intreccia storie di pallone con altre, il tutto in un continuo rincorrersi di realtà e fantasia che parte dai luoghi dove Omero nell’Odissea aveva descritto la dimora della Maga Circe. Amore, calcio, avventura: Orsini con il suo romanzo rilancia una favola moderna, un mondo dove tutto si compra in un gigantesco centro commerciale, ma che come d'incanto torna ad essere un bosco, un mare incontaminato, una natura dal richiamo irresistibile.
Orsini, uomo di fede laziale, rivive tra sogno e realtà gli scudetti vinti da tifoso, ma anche quelli persi da 'avversario'. Il primo è il ricordo più sfumato, in bianco e nero. Il giardino nella sua casa al Circeo, "Tutto il calcio minuto per minuto”, la radio a tutto volume, il rigore che affonda il Foggia: la Lazio allenata da Tommaso Maestrelli, è campione d’Italia. Un gruppo irripetibile, quello dei ragazzacci del ‘74, il cui leader carismatico è Giorgio Chinaglia, che viene descritto ingenuo bomber senza regole e uomo generoso in una vita vissuta sempre con il piede ben schiacciato sull’acceleratore. Il capitolo sul 1974 è una dichiarazione di appartenenza, c'è spazio alle parole del nonno Omero: "Nel 1927 serviva una squadra invincibile per il regime e furono così accorpate le squadre della capitale per formare la Roma. Solo una si oppose, la Lazio. La più antica nata nel 1900, l’unica dichiarata Ente Morale per aver messo a disposizione durante la prima guerra mondiale uomini e il suo campo da gioco trasformato in orto di guerra. Per questo era la squadra del popolo, la squadra delle imprese impossibili e dunque la mia".
Un tifo che però non si trasforma mai in odio per la squadra rivale. Nella stagione 1982/83, quella del secondo scudetto della Roma, c'è Andrea, il migliore amico sin dai tempi delle elementari e grande tifoso della Roma. E allora il laziale va in curva Sud a vedere la Roma e il romanista contraccambia in Nord quando c'è la Lazio. Troppo grande la passione per il calcio per non vedere e respirare a prescindere da tutto. E poi l’ironia di Nils Liedholm, allenatore svedese di un calcio fatto di mille e lenti passaggi, l’arma in più. A raccontare quei campionati c’erano le voci di Radio Rai di Enrico Ameri e Sandro Ciotti o in tv era il volto di Paolo Valenti a presentare quella che era l’unica trasmissione che nel pomeriggio faceva vedere le immagini delle partite, 90° Minuto. Le ricche Juventus, Inter e Milan erano state battute, proprio come hanno fatto anche Verona e Lazio. Sempre utilizzando coraggio, idee e tanta passione.
Un viaggio nel tempo che approda al 2000, l'anno del secondo titolo della storia della Lazio. Lo scrittore vive la squadra biancoceleste da dentro, mentre la Maga ormai rappresenta una via di fuga estiva o durante le pause del campionato. Conosce bene tutto il gruppo, ma un legame particolare ce l'ha con Alessandro Nesta, conosciuto poco più che adolescente in un collegio sulla via Tiburtina dove la società faceva dormire e studiare i ragazzi delle giovanili che non risiedevano a Roma. Quando giocava i primi derby contro il biondissimo Francesco Totti su campi in terra battuta, era già il più alto e il più bravo di tutti i suoi compagni di squadra, così come il capitano giallorosso. E poi ghiotti aneddoti: "Sappiamo che a Cragnotti è stato proposto un giovane brasiliano, si chiama Kakà…", disse una sera dopo una bistecca, un addetto ai lavori. Era vero e chissà perché la tesi che prese per la maggiore qualche tempo dopo fu che il patron rinunciò a questo giocatore anche per la pronuncia italiana del nome: Kakà, trequartista che poi al Milan fece grandi cose. Lunghe tavolate a raccontare episodi di calcio ora lontano anni luce ma che sono rimaste nel cuore di chi è nato negli anni settanta e ottanta. Come le nottate proibite e mai rese pubbliche di qualche giovane biancoceleste in una gara amichevole ad Amsterdam, oppure Alen Boksic, grande talento croato di Lazio e Juventus, che girava solo a piedi per le vie del Fleming a notte alta e si fermava a parlare con i tifosi.
Un anno dopo tocca ancora alla Roma. La voglia di ribaltare il potere del Nord fece si che per la prima volta nella storia della rivalità capitolina si formasse un asse Sensi-Cragnotti. Due presidenti antagonisti ma stimolati nell’investire molto denaro pur di contrastare i ricchi e potenti club di Torino e Milano. Un accordo tacito e mai ufficializzato, ma nei fatti capace di portare le romane ad investire come mai in precedenza e soprattutto a vincere. Regalandogli soddisfazioni inimmaginabili. Le conseguenze finanziarie purtroppo si sono viste negli anni seguenti, in casa Lazio con il crack della Cirio e l’addio dei Cragnotti ed in casa Roma con la crisi del gruppo petrolifero dei Sensi e le conseguenti dismissioni della famiglia. La professione lo porta a seguire di nuovo la Roma -come ai tempi dell'amico Andrea- ed un disincantato Totti dopo una gara giocata a Londra con il Chelsea. Il capitano cerca di passare quel varco all’aeroporto. “I.D., sir?” e poi “Shoes, sir…”. E lui: “Chevvò?”
Orsini, uomo di fede laziale, rivive tra sogno e realtà gli scudetti vinti da tifoso, ma anche quelli persi da 'avversario'. Il primo è il ricordo più sfumato, in bianco e nero. Il giardino nella sua casa al Circeo, "Tutto il calcio minuto per minuto”, la radio a tutto volume, il rigore che affonda il Foggia: la Lazio allenata da Tommaso Maestrelli, è campione d’Italia. Un gruppo irripetibile, quello dei ragazzacci del ‘74, il cui leader carismatico è Giorgio Chinaglia, che viene descritto ingenuo bomber senza regole e uomo generoso in una vita vissuta sempre con il piede ben schiacciato sull’acceleratore. Il capitolo sul 1974 è una dichiarazione di appartenenza, c'è spazio alle parole del nonno Omero: "Nel 1927 serviva una squadra invincibile per il regime e furono così accorpate le squadre della capitale per formare la Roma. Solo una si oppose, la Lazio. La più antica nata nel 1900, l’unica dichiarata Ente Morale per aver messo a disposizione durante la prima guerra mondiale uomini e il suo campo da gioco trasformato in orto di guerra. Per questo era la squadra del popolo, la squadra delle imprese impossibili e dunque la mia".
Un tifo che però non si trasforma mai in odio per la squadra rivale. Nella stagione 1982/83, quella del secondo scudetto della Roma, c'è Andrea, il migliore amico sin dai tempi delle elementari e grande tifoso della Roma. E allora il laziale va in curva Sud a vedere la Roma e il romanista contraccambia in Nord quando c'è la Lazio. Troppo grande la passione per il calcio per non vedere e respirare a prescindere da tutto. E poi l’ironia di Nils Liedholm, allenatore svedese di un calcio fatto di mille e lenti passaggi, l’arma in più. A raccontare quei campionati c’erano le voci di Radio Rai di Enrico Ameri e Sandro Ciotti o in tv era il volto di Paolo Valenti a presentare quella che era l’unica trasmissione che nel pomeriggio faceva vedere le immagini delle partite, 90° Minuto. Le ricche Juventus, Inter e Milan erano state battute, proprio come hanno fatto anche Verona e Lazio. Sempre utilizzando coraggio, idee e tanta passione.
Un viaggio nel tempo che approda al 2000, l'anno del secondo titolo della storia della Lazio. Lo scrittore vive la squadra biancoceleste da dentro, mentre la Maga ormai rappresenta una via di fuga estiva o durante le pause del campionato. Conosce bene tutto il gruppo, ma un legame particolare ce l'ha con Alessandro Nesta, conosciuto poco più che adolescente in un collegio sulla via Tiburtina dove la società faceva dormire e studiare i ragazzi delle giovanili che non risiedevano a Roma. Quando giocava i primi derby contro il biondissimo Francesco Totti su campi in terra battuta, era già il più alto e il più bravo di tutti i suoi compagni di squadra, così come il capitano giallorosso. E poi ghiotti aneddoti: "Sappiamo che a Cragnotti è stato proposto un giovane brasiliano, si chiama Kakà…", disse una sera dopo una bistecca, un addetto ai lavori. Era vero e chissà perché la tesi che prese per la maggiore qualche tempo dopo fu che il patron rinunciò a questo giocatore anche per la pronuncia italiana del nome: Kakà, trequartista che poi al Milan fece grandi cose. Lunghe tavolate a raccontare episodi di calcio ora lontano anni luce ma che sono rimaste nel cuore di chi è nato negli anni settanta e ottanta. Come le nottate proibite e mai rese pubbliche di qualche giovane biancoceleste in una gara amichevole ad Amsterdam, oppure Alen Boksic, grande talento croato di Lazio e Juventus, che girava solo a piedi per le vie del Fleming a notte alta e si fermava a parlare con i tifosi.
Un anno dopo tocca ancora alla Roma. La voglia di ribaltare il potere del Nord fece si che per la prima volta nella storia della rivalità capitolina si formasse un asse Sensi-Cragnotti. Due presidenti antagonisti ma stimolati nell’investire molto denaro pur di contrastare i ricchi e potenti club di Torino e Milano. Un accordo tacito e mai ufficializzato, ma nei fatti capace di portare le romane ad investire come mai in precedenza e soprattutto a vincere. Regalandogli soddisfazioni inimmaginabili. Le conseguenze finanziarie purtroppo si sono viste negli anni seguenti, in casa Lazio con il crack della Cirio e l’addio dei Cragnotti ed in casa Roma con la crisi del gruppo petrolifero dei Sensi e le conseguenti dismissioni della famiglia. La professione lo porta a seguire di nuovo la Roma -come ai tempi dell'amico Andrea- ed un disincantato Totti dopo una gara giocata a Londra con il Chelsea. Il capitano cerca di passare quel varco all’aeroporto. “I.D., sir?” e poi “Shoes, sir…”. E lui: “Chevvò?”