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Calcio, Pincolini: "Almeno 10 giorni di allenamento per tornare in forma"

Il noto preparatore atletico ipotizza il periodo per il ritorno in campo dopo che sarà finita l'emergenza. "Ma i giocatori avranno dovuto fare un buoin lavoro singolo"
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Quando il calcio uscirà da questo stop forzato ormai mondiale - come e in che mese oggettivamente non sappiamo - non potrà tornare a giocare immediatamente. “Comunque un periodo di sette, dieci giorni potrebbe essere sufficiente per quei calciatori che hanno fatto un buon lavoro singolo”. Lo dice Vincenzo Pincolini, storico preparatore di Parma, Milan e Nazionale ai tempi di Sacchi, poi una lunga esperienza in Russia e Ucraina, oggi nello staff della Under 21.

L’organizzazione del calcio sta facendo i conti chiudendo gli occhi davanti alla realtà. Le squadre sono ferme, se non addirittura in quarantena, come Juventus, Inter, Sampdoria e Fiorentina. Alcuni club - secondo la denuncia del sindacato calciatori - stanno violando lo stop assoluto, convocando i giocatori e facendoli allenare in piccoli gruppi. Proprio perché pensano che appena finisca l’emergenza Covid-19, si possa immediatamente tornare in campo. Ma non sarà possibile, servirà comunque un tempo, sia pur minimo, di riadattamento.

Praticamente è come se alle 12 giornate di campionato che restano teoricamente da giocare - tra maggio e giugno (al posto degli Europei…) è l’ipotesi degli addetti ai lavori -  venissero aggiunte una o due giornate. E lo stesso vale per le Coppe ovviamente. Non si potrà riprendere subito da Atalanta-Lazio e Juve-Lione insomma, senza prima aver fatto un nuovo rodaggio. Anche perché ne andrebbe a ulteriormente a rischio la stessa salute dei calciatori. 

“E’ stata una giornata durissima - dice Pincolini che vive nella campagna parmense - a Fidenza ci sono stati molti decessi nelle ultime ore. Sento molti giocatori, sono preoccupati, hanno le nostre stesse paure”. Però il “Pinco”, come lo chiamavano ai tempi d’oro al Milan, ha fiducia e confida nella testa dei calciatori.  “Tutto sommato a casa si può fare molto, tenersi in forma è possibile. Se poi c’è un tapis roulant o una cyclette meglio. Ma l’importante è curare molto la psicologia, darsi uno scopo, un programma, non lasciarsi abbattere”. 

“Il calciatore per natura ha bisogno di una motivazione - continua - la cosa più importante da non perdere è quella. Prima ancora della forma fisica, i due aspetti sono strettamente legati. Con altri preparatori e allenatori ci sentiamo spesso per telefono. Io ho consigliato di raccomandare ai calciatori un piano preciso, tabellare. Per dire alle 9,30 il primo lavoro fisico, poi magari alle 12 la riunione in teleconferenza della squadra o almeno parte di essa, con allenatore, tecnici, preparatore etc. E ovviamente una precisa dieta e cura alimentare, con la bilancia da consultare e appuntare ogni giorno”.

“Ovviamente in questo momento non si può fare molto di più. L’importante è fare un lavoro che serva soprattutto alla prevenzione. Quando si riprenderà si andrà subito forte e il rischio infortuni sarà alto, quindi bisogna prevenire il più possibile. Penso che in sette, dieci giorni poi si possa rimettere a punto la squadra sotto tutti i profili, se lo stop non sarà troppo lungo. Ma decisivo, per il giocatore, è darsi uno scopo ed esserci con la testa fin da subito”.
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