La panchina, luogo detestato quando erano affamati di gol, è diventata la loro migliore amica. E allo stadio Vigorito andrà oggi in scena per la 12esima volta la sfida tra i fratelli Inzaghi, la quarta da allenatori. Il bilancio sorride a Simone, che ha battuto in due occasioni per 2-0 il fratello maggiore Pippo: la prima nella sfida tra gli Allievi di Lazio e Milan nei quarti di finale del torneo giovanile di Arco Milan nel 2013; la seconda, in Serie A nel 2018, con Pippo che guidava il Bologna. Contando anche lo 0-0 dello scorso 19 settembre in amichevole, Inzaghino è imbattuto nelle sfide in famiglia da allenatori. Ma Superpippo può consolarsi con il fatto che nessuno potrà togliergli il primato negli scontri in campo: tre vittorie, tre pareggi e due successi di Simone. Quella che si scriverà stasera dopo Lazio-Benevento sarà solo l’ennesima pagina del lungo libro delle sfide tra fratelli. Leggiamone insieme alcuni capitoli.
Due Maradona al San Paolo
“Hugo è fortissimo, potrebbe diventare anche migliore di me”. Quando Diego Armando Maradona parlò in toni a dir poco lusinghieri del fratellino, che voleva a tutti i costi con sé a Napoli, in pochi gli credettero: di certo non Ferlaino e Moggi, che nonostante le insistenze del Pibe de Oro non ne vollero sapere di accontentarlo. Nell’estate 1987 venne trovato un compromesso per evitare di indispettire il caliente Diego: il 19enne Hugo fu prelevato dall’Argentinos Juniors e subito girato in prestito all’Ascoli, dove venne accolto in pompa magna. Il problema è che Maradona jr. non solo non aveva nemmeno lontanamente il talento di Diego, ma era anche poco propenso al sacrificio. I fratelli si affrontarono subito, nella seconda giornata di campionato: al San Paolo Diego era ovviamente titolare, mentre Hugo entrò nell’ultima mezz’ora senza lasciare il segno. Quasi il manifesto di una triste stagione conclusa con 13 presenze (di cui appena tre da titolare) e 0 gol, poi la cessione al Rayo Vallecano.
Fratelli goleador
Non sono pochi i calciatori che hanno sviluppato la voglia di vincere fin dalla tenera età, quando fratelli e sorelle si trasformavano nei primi avversari da battere. E qualcuno ha mantenuto questo spirito ultracompetitivo anche da professionista, dando il meglio di sé nelle partite contro il proprio congiunto: l’ultimo match in ordine di tempo in cui due fratelli sono andati a segno da avversari nella stessa gara è stato Benevento-Napoli dello scorso 25 ottobre, con il piccolo Roberto Insigne ad aprire le marcature (quale occasione migliore per segnare il primo gol in Serie A?) e il più esperto Lorenzo a pareggiare i conti prima del definitivo 2-1 di Petagna. Prima era successo ai fratelli, anzi ai gemelli, Ricci durante Spezia-Benevento (c’entrano sempre i sanniti!) del 2018, vinta 3-1 dai liguri con il bianconero Matteo a segnare il 2-0 e il giallorosso Federico a rispondergli dopo 19 minuti. Ma in quanto a botta e risposta a suon di reti, i primatisti sono i fratelli André e Jordan Ayew, andati a segno nella stessa occasione per ben quattro volte: due da compagni, con la nazionale ghanese, e due da avversari, entrambe le volte nel 2015. Ad aprile, il Lorient vinse 5-3 sul campo del Marsiglia con doppietta del minore Jordan, mentre André si limitò a una rete ma si prese la rivincita esattamente sei mesi dopo: entrambi erano approdati in Premier League e lo Swansea batté 2-1 l’Aston Villa con il maggiore degli Ayew decisivo a tre minuti dal 90’.
Sfide mondiali ed europee
Il destino ha regalato anche incredibili incroci tra fratelli che hanno scelto di rappresentare due nazioni diverse: pionieri furono i Boateng, figli dello stesso padre che si sfidarono addirittura due volte ai Mondiali, la prima nel 2010 (1-0 per la Germania di Jerome) e la seconda quattro anni dopo (2-2, con Kevin-Prince alla sua ultima apparizione nel Ghana prima della sospensione per gli insulti al ct Appiah). Il 2016 è stato invece l’anno del triplice duello tra i fratelli Xhaka, stravinto dal minore Granit: prima a giugno, con la Svizzera vittoriosa per 1-0 contro l’Albania agli Europei; poi nei gironi di Champions, con il Basilea di Taulant preso a pallonate dall’Arsenal (2-0 all’Emirates e 4-1 in Svizzera).
Si salvi chi può
Tornando in Italia, è rimasta celebre la sfida thrilling dell’ultima giornata del girone B della Prima Divisione di Lega Pro (l’ex Serie C1) 2008/09: Perugia-Lanciano significava Giovanni Pagliari contro Dino Pagliari, fratelli allenatori uno contro l’altro per giocarsi la salvezza. Per tutta la settimana che precedette la partita, Giovanni e Dino, abituati a sentirsi al telefono anche quattro volte al giorno, non si parlarono. Gli umbri per evitare i play-out dovevano vincere e lo fecero, condannando però in questo modo gli abruzzesi a giocarsi la permanenza nella categoria nei play-out: secondo successo su due per Giovanni, che alla guida della Maceratese aveva già battuto dieci anni prima il fratello Dinone, che allenava la Vis Pesaro. Il Lanciano riuscì comunque a evitare la retrocessione, battendo la Juve Stabia. E nella famiglia Pagliari vissero tutti felici e contenti, rimembrando i bei tempi di quando, nel 2007, entrambi vinsero il campionato, Dino con la promozione in B del Ravenna e Giovanni portando il Foligno in C1. E chissà se lo scorso anno Simone Inzaghi non avrà accarezzato gli stessi sogni di gloria, vedendo il fratello Pippo dominare in Serie B con il Benevento e contendendo lo scudetto a Juventus e Inter prima del crollo biancoceleste nel mese di luglio.
Questione di Sentimenti
Ma in Italia la famiglia più numerosa di calciatori di alto livello è stata certamente quella dei Sentimenti: cinque fratelli più un cugino, tutti originari di Bomporto, provincia di Reggio Emilia. Tra i tanti incroci nell’arco di un periodo lungo quasi venti anni, dalla fine dei Trenta ai Cinquanta, due meritano di essere raccontati. Nella sfida tra Napoli e Modena, il portiere azzurro Arnaldo (detto Noci, il secondo dei Sentimenti) si vide interrompere la lunga striscia di rigori parati dal fratello minore Lucidio (per tutti Cochi, o Sentimenti IV), portiere degli emiliani. In seguito, lo stesso Cochi dichiarò che quello era stato il gol che aveva segnato con più dispiacere. Forse anche perché le cronache dell’epoca narrano che Noci non la prese per niente bene, inseguendolo per tutto il campo dopo essere stato battuto dagli 11 metri. Il secondo aneddoto: negli anni ’50, un Lazio-Milan finì 1-1 con autogol del laziale Sentimenti III, pareggio di Sentimenti V e nel finale biancocelesti salvati dal rigore parato da Sentimenti IV. Ecco perché ai loro tempi era così importante associare il numero romano al cognome: nel calcio come nella vita, meglio evitare di fare confusione con i sentimenti.