Studio Deloitte: gli stadi italiani hanno in media 56 anni
di Matteo Pinci , di Matteo PinciUno studio di 24 pagine, firmato Deloitte, che fotografa la situazione stadi in Italia e i margini di crescita di un settore, quello delle infrastrutture sportive, sostanzialmente immobile da almeno 30 anni. Un documento che Coni, Figc e Lega di Serie A hanno allegato alla lettera inviata al governo per chiedere un intervento deciso per accelerare e rendere più sostenibile la realizzazione di nuovi impianti.
Il rapporto con l’Europa è impietoso. In Serie A, il 70% degli stadi è di proprietà pubblica, il 20% privata e il 10% ibrido. In Inghilterra il controllo del pubblico sugli stadi non supera il 20%, in Germania il 39, in Spagna, dove si avvicinano a noi, il 60. E la situazione è anche peggiori in Serie B e C, dove nel 2019, su 74 club totali, ce n’era solo uno che avesse uno stadio con proprietà ibrida tra privato e pubblico.
Ma davvero impressionante è l’età media degli impianti. Quelli di Serie A hanno in media 56 anni, ma aggiungendo quelli di B e C si sale a 63. E negli ultimi 20 anni, in Serie A ne sono stati costruiti di nuovi soltanto 3, con una decina di ammodernamenti di quelli già esistenti. In Bundesliga dal 2000 a oggi hanno realizzato 11 stadi, quasi due squadre su tre quindi hanno un impianto nuovo. In Premier ne hanno realizzati 6, mentre Liga spagnola e Ligue 1 francese, che come noi hanno costruito poco, hanno però molti più interventi per rinnovare: 15 in Spagna e 12 in Francia.
Inevitabile che tutto questo abbia ripercussioni sull’economia da stadio. Nel 2017/2018 i ricavi da stadio dei nostri club sono stati di appena 15 milioni in media. La metà rispetto alle società tedesche, molto meno di Premier (38 milioni) e Liga (26). Solo i francesi fanno peggio. Ma anche loro riempiono gli stadio più di noi: col 59% di capienza, gli stadi italiani, sono stati negli ultimi anni i più vuoti d’Europa (davanti a noi la Spagna, col 70, la Francia col 72, poi Germania e Inghilterra col 90%).
Incredibile in un paese che conta 32,5 milioni di appassionati al calcio – in pratica un italiano su due, secondo Deloitte – oltre centomila spettacoli legati al calcio previsti ogni anno, 12500 imprese che ruotano intorno a questo settore e 300 mila lavoratori. Per questo lo studio sostiene che entro i prossimi dieci anni il business degli stadi potrebbe attirare 4,5 miliardi di investimenti, di cui 4,1 solo con la Serie A, con 25 mila nuovi posti di lavoro e 3,1 miliardi di gettito extra. Il modello straniero lo conferma: in Europa il rinnovamento degli stadi ha generato 11 miliardi di investimenti. Con impatti enormi anche sull’economia: in Germania ad esempio il rinnovamento degli stadi ha generato un indotto complessivo di oltre 12 miliardi.
L’ultimo punto del report sottolinea come e perché sia più complicato costruire in Italia, tra specifiche norme edili e urbanistiche, vincoli che limitano la stabilità finanziaria, scarse forme alternative di investimento. E pone tre step da raggiungere per migliorare: Riduzione della burocrazia, riduzione delle incertezze e stabilità finanziaria. Non a caso, i tre punti che Malagò, Gravina e Dal Pino hanno iscritto al centro delle loro richieste al governo.