C’è chi, all’affascinante musichetta della Champions League, preferisce il blasone accademico dell’Ivy League. Alessandro Arlotti, giovane promessa del calcio italiano, ha fatto una scelta di vita: dopo che la sua richiesta di ammissione all’Università di Harvard era stata accettata, ha dato priorità allo studio piuttosto che allo sport. Una decisione in controtendenza in un ambiente in cui molti giovani sacrificano la formazione scolastica sull’altare del Dio pallone. Ma che dimostra grande maturità da parte di Arlotti, a dispetto dei suoi 18 anni.
Gli inizi al Monaco
Nato a Nizza da genitori italiani, Alessandro tira i primi calci al pallone nel club La Turbie, ma dopo essersi messo in mostra contro il Monaco, viene aggregato alle Giovanili della squadra più importante del Principato. Inizia da attaccante puro, poi arretra il suo raggio d’azione sulla trequarti. A Montecarlo fa tutta la trafila delle categorie Under, fino a diventare il capitano della squadra Under 17: un primo indizio della personalità del ragazzo, che oltre al francese e all’italiano padroneggia anche l’inglese. Su di lui mettono gli occhi gli scout della nazionale francese, ma dopo la prima convocazione con l’Under 16, i dirigenti transalpini si accorgono che c’è un problema: Arlotti non è selezionabile, perché chi nasce in Francia da genitori stranieri per ottenere la cittadinanza deve aver vissuto per cinque anni nel territorio della Republique. E il Principato di Monaco è uno Stato indipendente.
L’esperienza con la maglia azzurra
Su di lui, di cui si dice un gran bene nel mondo del calcio, si fiondano allora i responsabili del Club Italia: a gennaio 2019, arriva la prima convocazione con l’Under 17 azzurra. Il ct Carmine Nunziata lo porta agli Europei di categoria, in cui disputa da titolare il match della fase a gironi contro la Spagna. Poi solo panchina, nonostante l’Italia si spinga fino in finale, dove cede 4-2 all’Olanda. Viene convocato anche per il Mondiale di categoria, e una volta terminata l’avventura con l’Under 17, inizia quella con l’Under 18: l’Italia, insomma, punta su Arlotti. E a settembre 2020 lo stesso Alessandro decide di lasciare il Monaco e accasarsi al Pescara, per adattarsi meglio al calcio italiano e provare a mettersi in mostra.
La svolta a Pescara
In Abruzzo, però, le cose non vanno come aveva sperato: viene aggregato alla prima squadra in Serie B ma non ha mai la possibilità di scendere in campo, e nella Primavera fatica a trovare continuità anche per la sospensione del campionato – decretata il 6 novembre e proseguita fino al 23 gennaio – per l’emergenza coronavirus. E’ a questo punto che nella testa di Arlotti scatta la molla, come spiega il tecnico del Pescara Primavera Pierluigi Iervese: “La sua è una scelta che va rispettata e ammirata. Alessandro è stato realista sulle proprie possibilità nel mondo del calcio, quando si è allenato con la prima squadra ha capito che gli mancava qualcosa per potersi imporre ad alti livelli e allora ha deciso di seguire un’altra strada, comunicandocelo con grande chiarezza e maturità”.
Futuro in Ivy League
E d’altra parte, se presenti la domanda e vieni ammesso all’Università più prestigiosa del mondo – Harvard è in pianta stabile al primo posto dell’Academic Ranking of World Universities – nonostante i rigidissimi criteri di selezione dell’ateneo del Massachusets, tirarti indietro è quasi impossibile. Arlotti continuerà comunque a giocare a calcio, nei Crimson di Harvard: è proprio con una foto in cui indossa la maglia del club del college che il ragazzo ha annunciato su Instagram l’inizio della sua nuova vita oltreoceano. Lo aspettano, quando negli Stati Uniti la pandemia tornerà sotto i livelli di guardia, le sfide nella Ivy League contro i rivali di Yale e gli altri club degli otto più prestigiosi ed elitari atenei privati degli States. Ma sarà più un passatempo, un modo per tenersi in forma e divertirsi. Perché Arlotti ha deciso: quello del calciatore non sarà il suo mestiere.