Sport

Dai 22 giorni di Sacchi a Parma alle 9 volte di Orrico: se lo stress diventa un nemico implacabile

Le dimissioni del tecnico della Fiorentina hanno parecchi precedenti, anche illustri. Persino uno 'freddo', ma solo apparentemente, come Marco Van Basten dopo ogni partita in panchina accusava problemi cardiaci

2 minuti di lettura

ROMA - L'ombra, il disagio. L'ansia, un black out lieve, forse definitivo. Va tutto così veloce a questo mondo. Cesare Prandelli scende dalla giostra e si dimette da allenatore della Fiorentina. Non fa più per lui. Lo ha spiegato in una lettera bellissima e dolente. Non è il primo, Prandelli. Non sarà l'ultimo. Le emozioni si silenziano, resta una traccia di dolore. E la vita sposta l'inquadratura. Non più sul campo, ma in un altrove che ognuno cercherà, inevitabilmente da solo.

I 22 giorni di Sacchi al Parma

Furono le troppe pressioni a spingere Arrigo Sacchi a sganciarsi dal calcio. Vent'anni fa, febbraio 2001. Era tornato sulla panchina del Parma solo ventidue giorni prima. Bastarono per convincerlo. "Mi mancava l'aria", disse. Si era sentito male durante una partita al Bentegodi di Verona. Maledetto stress. "Nei primi vent'anni di carriera è stato un plusvalore - ha raccontato di recente - dopo la finale persa ai Mondiali Usa'94 non sono più riuscito a gestirlo". Si alzò dalla panchina e non tornò mai più ad allenare.

Fiorentina, Prandelli in conferenza post-Benevento: "Sono stanco dentro"

Le nove volte di Orrico

Qualche anno prima di lui Aldo Agroppi - anima tormentata, intelligenza sopraffina - lasciò il Padova dopo soli tre mesi. Una sera uscì dall'albergo dove stava in ritiro la squadra, salì in macchina e tornò a casa, a Piombino. Depressione. Non aveva ancora compiuto quarant'anni, pensò di mollare tutto, un anno dopo tornò ad allenare. Corrado Orrico si dimise molte volte nella sua carriera. Nove volte, un record per il calcio italiano. Se ne andava per sfinimento, sfibrato da una realtà che non collimava con la sua. Memorabile il suo addio all'Inter nel gennaio del 1992. "Mi assumo tutte le responsabilità di questo fallimento, ma l'idea che ho cercato di divulgare è buona e giusta e durerà anche dopo di me". Il peso della propria storia può risultare insopportabile.

van Basten freddo ma non troppo...

Dopo Barcellona, Pep Guardiola si è preso un anno sabbatico. Annunciò: "E' solo il tempo, che logora. Io sono stanco, e devo staccare la spina". E se ne andò a New York, un anno tra musei e una vita lontana dal clamore. Fermarsi, tirare il fiato, prendere una rincorsa. O anche no. Alberto Malesani si è ritirato da qualche anno sulle colline di Verona. Nauseato da questo calcio, volutamente incapace di risintonizzarsi sulle frequenze che l'hanno accompagnato per tutta la carriera. "Sono nel momento migliore della mia carriera ma sto soffrendo troppo lo stress, non so quanto resisterò", disse Guidolin una decina d'anni fa, consapevole che arriva un giorno in cui la fatica e le tensioni accumulate fanno sentire tutto il loro peso. Marco Giampaolo qualche anno fa - allenava la Cremonese - sparì per qualche giorno. Quando tornò disse che aveva bisogno di ritrovare se stesso. Se n'era andato a Giulianova, casa sua e fu facile immaginarlo lì, se non sereno almeno sollevato, lontano da tutto e da tutti, vicino a se stesso. Un uomo all'apparenza glaciale come Marco Van Basten, ai tempi in cui allenava l'Az Alkmaar, scoprì che i problemi cardiaci che insorgevano dopo ogni partita erano dettati dal troppo stress e si impose lo stop. Va così. Non è un caso che la biografia del Cigno di Utrecht abbia per titolo "Fragile".

La scelta di fare un passo di lato e svicolare la quotidianità del pallone talvolta è dettata dal dolore. Luis Enrique si congedò per un anno da ct della Spagna per stare vicino alla figlia malata. Tempo prima - dopo la stagione sulla panchina giallorossa - si era fermato. "Mi sto facendo divorare dalla pressione, ho bisogno di prendere del tempo per me", aveva spiegato. Lo stesso Prandelli - era l'agosto del 2004 e all'epoca allenava la Roma - si dimise da un giorno all'altro. Voleva assistere nella malattia sua moglie Manuela. E' la vita bastarda che fa sembrare piccolo e insignificante tutto il resto.

I commenti dei lettori