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Rovereto, in panchina c'è l'infermiere che combatte il coronavirus

Un allenamento del Rovereto (Facebook Fc Rovereto) 
La squadra trentina che gioca in Promozione guidata da un operatore in prima linea contro il virus: "Il calcio è l'unico appiglio sociale che mi è rimasto. Che freddo gli allenamenti senza doccia calda in inverno. Ma in ospedale dolore e sofferenza sono ancora più forti di prima"
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Da più di un anno è in trincea come infermiere al Pronto Soccorso dell'ospedale di Rovereto, ma Paolo Eccher, 37 anni, è anche l'allenatore della locale squadra di calcio, maglia bianconera come la Juve, al punto che i suoi giocatori sono soprannominati le zebrette. Il Football Club Rovereto ha un passato glorioso, negli anni 70 faceva la serie C, dopo essere precipitato in Promozione a causa di alcune gestioni non proprio oculate ora sta provando a risalire la corrente. Appunto con Eccher in panchina. "Da calciatore avevo fatto tutta la trafila nel Rovereto, dai giovanissimi sino alla prima squadra in serie D, poi sono passato al Trento. Ho smesso relativamente giovane perché mi hanno assunto in ospedale e con i turni non era più possibile conciliare un'attività calcistica di un certo livello. Quando sei stato il regista della squadra, poi diventa quasi naturale continuare a comandare il gioco trasferendosi in panchina".…

Da più di un anno è in trincea come infermiere al Pronto Soccorso dell'ospedale di Rovereto, ma Paolo Eccher, 37 anni, è anche l'allenatore della locale squadra di calcio, maglia bianconera come la Juve, al punto che i suoi giocatori sono soprannominati le zebrette. Il Football Club Rovereto ha un passato glorioso, negli anni 70 faceva la serie C, dopo essere precipitato in Promozione a causa di alcune gestioni non proprio oculate ora sta provando a risalire la corrente. Appunto con Eccher in panchina. "Da calciatore avevo fatto tutta la trafila nel Rovereto, dai giovanissimi sino alla prima squadra in serie D, poi sono passato al Trento. Ho smesso relativamente giovane perché mi hanno assunto in ospedale e con i turni non era più possibile conciliare un'attività calcistica di un certo livello. Quando sei stato il regista della squadra, poi diventa quasi naturale continuare a comandare il gioco trasferendosi in panchina".

Nelle corsie del Pronto Soccorso è invece un mediano di quantità, alla Oriali come canta Ligabue. "Turni anche di dodici ore e, al di là della fatica, anche tanti momenti di stress emozionale da superare. E' capitato spesso che colleghi scoppiassero in lacrime, ma parlando e sostenendoci tra di noi abbiamo saputo fare squadra. Chi lavora in ambito sanitario sa di dover convivere col dolore e la sofferenza, ma ora è ancora tutto più difficile. Prima il paziente che se ne stava andando aveva sempre un suo caro a tenergli la mano, adesso l'ultimo saluto avviene attraverso una videochiamata su whatsapp con noi infermieri che mettiamo in contatto chi sta per essere intubato con chi è a casa. Durante la prima ondata il nostro ospedale era stato scelto come punto Covid di tutta la regione, ora anche altri ospedale si sono attrezzati in tal senso ma il Pronto Soccorso resta sempre sovraffollato. Nonostante gli sforzi siamo nella stessa situazione di un anno fa, solo i vaccini possono invertire questa tendenza".

E il calcio? "È stato l'unico appiglio sociale che mi è rimasto in questi dodici mesi. Allenamenti a distanza e unicamente di tecnica individuale ovvero controllo e conduzione della palla, stop orientato e altre esercitazioni per migliorare i fondamentali. Il tutto come da protocollo ovvero senza la possibilità di utilizzare gli spogliatoi e dunque di fare una doccia calda a fine seduta. E, credetemi, l'inverno quest'anno a Rovereto è stato particolarmente rigido. Da due settimane, però, il Trentino è diventato zona rossa e dunque anche questo surrogato di calcio è stato vietato. Ora la Federazione ha deciso di far ripartire il solo campionato di Eccellenza, ma in Trentino hanno aderito solo 7 squadre su 18. Sarebbe semplice dire che c'è una discriminazione e che le squadre di Promozione, Prima, Seconda e Terza Categoria sembrano così figlie di un dio minore. In realtà il mio pensiero va ai settori giovanili, il calcio non è solo passione e divertimento ma anche un strumento di aggregazione. Questa socialità che gli è stata portata via nell'ultimo anno chi la renderà ai nostri ragazzi? Il rischio è che possano esserci strascichi a livello psicologico e caratteriale. La linea da seguire avrebbe dovuto essere quella che ha indicato il presidente del Rovereto: 'Quando ripartiremo i primi a farlo dovranno essere i bambini dei campionati Piccoli Amici'".