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Superlega, Zibì Boniek: "Vanno in guerra spinti dai debiti, non funzionerà"

Zbigniew Boniek, 65 anni 
L'ex campione polacco, ora presidente della Federcalcio di Varsavia: "È la guerra mondiale del calcio. Non so come finirà e se il progetto riuscirà. Io penso di no. Chi vuol giocare il nuovo torneo non potrà giocare le competizioni nazionali"
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"Che succede? Succede che dodici club tra i più famosi al mondo sono disperati e hanno ricevuto la promessa di un mare di soldi. Sempre che non glieli abbiano già dati". Zibi Boniek non è solo un ex fuoriclasse della Juventus e della Roma. È anche presidente della Federcalcio polacca e, dettaglio non marginale, un membro dell'Esecutivo Uefa che ieri si è riunito per approvare la nuova Champions, poche ore dopo aver incassato lo "strappo" delle grandi per la Superlega. 

Boniek, che idea ha di quel progetto?
"È la guerra mondiale del calcio. Non so come finirà e se il progetto riuscirà. Io penso di no. Chi vuol giocare la Superlega non potrà giocare le competizioni nazionali. C'è…

"Che succede? Succede che dodici club tra i più famosi al mondo sono disperati e hanno ricevuto la promessa di un mare di soldi. Sempre che non glieli abbiano già dati". Zibi Boniek non è solo un ex fuoriclasse della Juventus e della Roma. È anche presidente della Federcalcio polacca e, dettaglio non marginale, un membro dell'Esecutivo Uefa che ieri si è riunito per approvare la nuova Champions, poche ore dopo aver incassato lo "strappo" delle grandi per la Superlega. 

Boniek, che idea ha di quel progetto?
"È la guerra mondiale del calcio. Non so come finirà e se il progetto riuscirà. Io penso di no. Chi vuol giocare la Superlega non potrà giocare le competizioni nazionali. C'è un sistema di licenze: per partecipare al campionato nazionale di una federazione devi rispettare le regole Uefa e giocare solo competizioni organizzate dalla Uefa". 

Quindi crede che ci saranno delle sanzioni?
"Vediamo. Bisogna vedere anche cosa permette il diritto europeo. Il calcio è bello perché da opportunità a tutti, ma questi club vogliono giocare da soli: alzare un muro, mettersi dentro al loro giardino e far giocare solo chi pare a loro. E questo diventa un problema per tutte le federazioni". 

Ma la formula le piace?
"Io mi chiedo quanto si divertirà la gente a vedere Real-Liverpool quattro volte all'anno". 

Però Jp Morgan è disposta a finanziare il progetto, segno che l'idea attira gli investitori. Ma è anche vero che il piano coinvolge 11 delle 14 società più indebitate del calcio mondiale.
"Qui ci sono una serie di squadre molto blasonate come brand che però sono strozzate dai debiti. E hanno fatto un salto, forti di qualche fondo che ha dato loro soldi importanti. Non ti butti da quindicimila metri senza un paracadute. E dopo mesi a parlare di una riforma delle coppe".

A proposito: lei ha parlato spesso con Agnelli della riforma della Champions: che idea si è fatto della sua retromarcia?
"Non riesco a capire il suo comportamento. Abbiamo fatto almeno 20 riunioni, la riforma con la Champions a 36 squadre era frutto di uno schema proposto anche da Andrea Agnelli. Per un anno intero l'ho sentito parlare di questo. Io credo ne esca devastata la sua immagine. Venerdì l'Eca era unanime sul progetto della nuova Champions e lui ne era a capo. Due giorni dopo, è stato tutto rinnegato o comunque superato dal lavoro su un progetto opposto. Dopo aver lavorato lui stesso al piano della Uefa". 

Le sembra un modello applicabile quello che hanno scelto?
"È un principio molto americano. Ma negli Stati Uniti è tutto diverso: sapete come funziona la Major League Soccer di calcio? Una squadra ha il proprio budget, lo versa alla federazione che poi gestisce e paga i giocatori. Non puoi sforare. Mai. Qui le squadre non sono abituate a quel sistema. Qui se hai 300 milioni di incassi ne spendi 400". 

Avevate avuto segnali nei giorni scorsi di quello che sarebbe successo domenica?
"Io sinceramente no. Venerdì avevo parlato col presidente di un'importante società polacca ed era tutto contento di come fosse andata la riunione dell'Eca. Il giorno dopo non credeva a quello che stava succedendo. È una cosa pesantissima. Le competizioni europee sono un premio, non credo che l'Europa sia pronta per un passo simile".