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Gattuso già condannato dai social. Ma Rino non è questo

Rino Gattuso (agf)
La vicenda che di fatto è costata il posto al tecnico italiano al Tottenham è emblematica: l'ex allenatore del Napoli non ha profili pubblici, non fa selfie. E spesso ha la colpa di dire la verità
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Quattro mesi fa al Napoli era totalmente incapace, roba da stracciargli il patentino da allenatore. Ieri alla Fiorentina è diventato un marchettaro e un violento, uno che fa affari col suo procuratore a spese del club e per di più insulta il presidente. Adesso a Londra è sessista e omofobo, immeritevole della panchina del Tottenham. La vicenda di Rino Gattuso è l'esempio perfetto del calcio al tempo dei social, il terreno ideale per l'odio a prescindere, per la condanna basata sul sentito dire, in nome del quale si emettono sentenze irrevocabili: la gogna londinese sul web gli è forse costata il posto che non aveva ancora preso, perché i tifosi in Inghilterra contano, in fondo sono stati loro a fermare la Superlega.

Fumo di Londra

Conviene partire da qui. A Londra si è appena sparsa la voce che Gattuso potrebbe allenare il Tottenham, del quale è da poco direttore sportivo l'ex dirigente juventino Fabio Paratici, e g…

Quattro mesi fa al Napoli era totalmente incapace, roba da stracciargli il patentino da allenatore. Ieri alla Fiorentina è diventato un marchettaro e un violento, uno che fa affari col suo procuratore a spese del club e per di più insulta il presidente. Adesso a Londra è sessista e omofobo, immeritevole della panchina del Tottenham. La vicenda di Rino Gattuso è l'esempio perfetto del calcio al tempo dei social, il terreno ideale per l'odio a prescindere, per la condanna basata sul sentito dire, in nome del quale si emettono sentenze irrevocabili: la gogna londinese sul web gli è forse costata il posto che non aveva ancora preso, perché i tifosi in Inghilterra contano, in fondo sono stati loro a fermare la Superlega.

Fumo di Londra

Conviene partire da qui. A Londra si è appena sparsa la voce che Gattuso potrebbe allenare il Tottenham, del quale è da poco direttore sportivo l'ex dirigente juventino Fabio Paratici, e già sulla rete fioccano gli attacchi all'italian, mentre l'hashtag #NoToGattuso in pochi minuti si issa tra i quattro più di tendenza su Twitter nel Regno Unito. I tifosi degli Spurs esprimono indignazione per la trattativa con chi in passato "si è reso protagonista di commenti sessisti, omofobici e razzisti" e nella partita di Champions League del febbraio 2011 a San Siro, con la maglia del Milan, ha aggredito Joe Jordan, all'epoca viceallenatore del Tottenham. "Sarà interessante verificare come il presidente Levy reagirà a queste pressioni", commentano i giornalisti inglesi. Non bisogna aspettare troppo: la trattativa tramonta subito e con questa le illazioni sul cartello tra Jorge Mendes e Paratici, gli artefici dell'operazione Cristiano Ronaldo-Juventus, per obbligare Levy a ingaggiare Gattuso.

Le accuse fasulle

Peccato che i social abbiano filtrato le dichiarazioni e le notizie d'archivio come volevano, trasformandole in verità assolute. Gattuso ha aggredito Jordan durante quella partita? Sì, lo ha preso per il collo, le foto lo documentano. Peccato che pochi minuti dopo si sia presentato alla stampa e abbia, molto semplicemente e molto chiaramente, chiesto scusa: "Jordan mi ha provocato per tutto il secondo tempo, ma questo non giustifica la mia reazione. Ho fatto cose che non dovevo fare e me ne assumo la responsabilità. Se arriverà la squalifica, sarà giusta". La squalifica arriva: 5 giornate, fine della carriera di Rino in Champions. Ma lui non batte ciglio, sa che è giusto così. Gattuso ha fatto commenti omofobi? No. Nel 2008 disse queste parole: "Il matrimonio in chiesa dovrebbe essere tra uomo e donna, quello tra persone dello stesso sesso è strano. Ma siamo nel 2008 e tutti possono fare come vogliono". Gattuso ha fatto commenti sessisti? No: nel 2013, richiesto di una valutazione sull'ingresso di Barbara Berlusconi nel Milan, rispose che lui le donne nel calcio sinceramente non le vedeva, ma nel 2019 la sua prospettiva era certamente cambiata. Parlando di Carolina Morace, che allenava il Milan femminile mentre lui era sulla panchina dei maschi, disse: "Tre volte alla settimana parlo con lei, è molto preparata. Nel mondo del calcio ci sono tantissime donne che capiscono di calcio e quando parlo con Carolina è sempre un confronto aperto e interessante". Gattuso è razzista? Questa insinuazione, per uno abituato da una vita a sentirsi dare del terrone e che nelle sue squadre ha costruito alcuni dei rapporti più stretti con calciatori di ogni parte del mondo, è più che un'eresia.

Un caso di mercato

Il web e i social, però, sono da tempo il terreno perfetto per inquinare la realtà, senza verificare. Piccolo passo indietro, qualche ora prima. Gattuso e la Fiorentina si accordano consensualmente per divorziare senza essersi mai sposati. Troppi malintesi, conviene a tutte e due le parti: il tecnico può provare a cercare un'altra panchina prima che inizi la stagione, il club lo può sostituire in tempo. Accade due settimane dopo la visita a Firenze del futuro allenatore, che era stato fotografato con lo staff dirigenziale, col quale stava preparando stagione e mercato. Appunto, il mercato, il casus belli: l'allenatore non è soddisfatto, il patto non scritto prevedeva un rafforzamento della squadra, che lui non vede. I toni delle conversazioni si fanno vivaci. La vulgata, circolata subito sui social senza alcuna smentita e precisazione da parte della società, parla di accordo saltato perché il potente procuratore Jorge Mendes, rappresentante di Cristiano Ronaldo e anche di Rino, avrebbe chiesto alla Fiorentina commissioni altissime, rifiutate dal club, per portare calciatori suoi assistiti. Traduzione nient'affatto implicita: Gattuso faceva affari con Mendes e il presidente viola Commisso, indignato anche per una lite in cui l'allenatore avrebbe alzato troppo i toni, ha fatto saltare il banco. Peccato che la storia personale di Gattuso allenatore dica il contrario: mai un calciatore di Mendes fatto acquistare dai suoi presidenti, André Silva che di fatto lascia il Milan quando in panchina arriva lui, che le società ha sempre cercato di farle risparmiare: al Milan se n'è andato rinunciando allo stipendio residuo, al Pisa e all'Ofi Creta ha lavorato a lungo gratis, al Napoli non ha accettato il rinnovo del contratto perché le condizioni poste da De Laurentiis non lo convincevano.

Il lusso impossibile della sincerità

Ecco, il Napoli. Altro passo indietro. Insultato per mesi sui social come se fosse stato un dilettante, ha nuotato controcorrente fino a perdere la qualificazione Champions per un solo punto. De Laurentiis gli ha imposto il silenzio stampa, che ancora prosegue fino al 30 giugno, quando scadrà il contratto. Sorge a questo punto un dubbio, nel riguardare alcune tra le conferenze stampa e le interviste più recenti del dopo partita, quando ancora Rino non aveva il bavaglio. Diceva cose sensate, appropriate, autocritiche, a volte spiritose e a volte serie, ma soprattutto sincere: non nascondeva niente, a costo di pagarne le conseguenze. Era una ventata nuova, nel linguaggio paludato e spesso fasullo del calcio, e molti glielo riconoscevano. Poi la finestra è stata chiusa e hanno potuto parlare solo gli altri: quelli che aggiustano la realtà sulle loro convinzioni o sulle loro convenienze, magari attraverso i mille filtri dei social, che dovrebbero rappresentare la famosa disintermediazione - il contatto diretto tra i tifosi e gli attori del calcio - e invece sono mediati, eccome, perché fabbricano una realtà parallela. Gattuso non ha un profilo social, non si mette in posa mentre mangia la pastasciutta, non twitta complimenti più o meno artefatti, non mette like e faccine. Non è un santo e nemmeno un dannato. Fa l'allenatore, se più o meno bene lascia che lo dicano gli altri. Però meriterebbe almeno la vera rappresentazione dei fatti: un lusso evidentemente impossibile, nel calcio al tempo dei social.