I Mondiali ogni due anni, la Fifa allo scontro con l'Uefa
di Matteo Pinci , di Matteo PinciFIRENZE - Il calcio si prepara a gestire il terzo tentativo di rivoluzione del suo complesso 2021. Nell'anno che ha già respinto lo scisma della Superlega e accolto la controriforma della nuova Champions League griffata Uefa, anche la Fifa ha messo in cantiere novità. Sostanziali, se dovessero andare in porto. E le vorrebbe approvare subito, già a maggio. Se ne parla da tempo, ma ieri Arsène Wenger, ex plenipotenziario dell'Arsenal e oggi responsabile dello sviluppo mondiale del calcio per la Fifa, in un'intervista a L'Équipe ha rilanciato il piano: giocare i Mondiali ogni due anni. E ogni due anni anche gli Europei e gli altri tornei continentali, dalla Coppa d'Africa alla Copa America. Vorrebbe dire avere ogni anno un grandissimo torneo internazionale. Più eventi, più pubblico (nelle intenzioni), sponsor più felici e più soldi per tutti, federazioni e non solo.
FIRENZE - Il calcio si prepara a gestire il terzo tentativo di rivoluzione del suo complesso 2021. Nell'anno che ha già respinto lo scisma della Superlega e accolto la controriforma della nuova Champions League griffata Uefa, anche la Fifa ha messo in cantiere novità. Sostanziali, se dovessero andare in porto. E le vorrebbe approvare subito, già a maggio. Se ne parla da tempo, ma ieri Arsène Wenger, ex plenipotenziario dell'Arsenal e oggi responsabile dello sviluppo mondiale del calcio per la Fifa, in un'intervista a L'Équipe ha rilanciato il piano: giocare i Mondiali ogni due anni. E ogni due anni anche gli Europei e gli altri tornei continentali, dalla Coppa d'Africa alla Copa America. Vorrebbe dire avere ogni anno un grandissimo torneo internazionale. Più eventi, più pubblico (nelle intenzioni), sponsor più felici e più soldi per tutti, federazioni e non solo.
Il sì a maggio?
La questione è tutt'altro che teorica: è partito uno studio di fattibilità ed entro ottobre saranno formate le commissioni di valutazione. Il torneo dovrebbe essere altamente competitivo e durare 5-6 settimane. L'obiettivo è portare la questione in discussione al congresso della Fifa a maggio. E magari in approvazione. Ovviamente, fino al 2026 non cambierà nulla: a Miami si lavora al Mondiale 2026 tra Usa, Canada e Messico. Ma la Fifa è determinata a rivoluzionare l'intero calendario: stagione sportiva su 10 mesi intensissimi, poi uno di vacanze e uno di preparazione. Campionati al via tra agosto e settembre, poi a ottobre (e marzo?) due grandi finestre per le nazionali, a gennaio un Mondiale per club a 24 squadre e in estate Mondiali o Europei. Così, per campionati nazionali e coppe europee resterebbero appena 53 date, 10 in meno rispetto alla stagione attuale.
Lotta per le date con la Uefa
Il senso della riforma è un ritornello già sentito: meno partite come Andorra-San Marino di giovedì scorso e più confronti diretti tra le big, che attirano pubblico e interessi. Ancora meglio se a eliminazione diretta. Il concetto è lo stesso predicato da Andrea Agnelli e Florentino Perez. E, come quello degli scissionisti, anche il disegno Fifa ha un nemico giurato: la Uefa di Aleksander Ceferin. Dietro questi spiriti riformisti, l'idea è la stessa: il tentativo di assicurarsi più date possibili. Perché il calendario, eccessivamente strizzato, va riformato. La Uefa ha lanciato un'Opa sul calendario con la nuova Champions 2024, che prevede più partite e più date. Inevitabile che rifiuti la novità del Mondiale biennale. La linea, condivisa con la maggioranza delle federazioni, è che il Mondiale sia l'evento principe del calcio proprio per la sua cadenza quadriennale. Già tempo fa Boban, oggi ai vertici Uefa, rifiutò di prestare il volto a questa idea.
"No" a campionati più snelli
La rivoluzione Fifa costringerebbe poi l'Uefa a ripensare le soste per le nazionali: la Nations League potrebbe salvarsi sostituendo le qualificazioni. E le 4 finaliste dell'Europeo potrebbero avere accesso diretto al Mondiale successivo. Ma su una cosa Uefa e Fifa sono d'accordo: servono presto campionati nazionali a 18 squadre, e un giorno magari a 10. C'è però l'opposizione rigidissima delle Leghe, per nulla disposte a rinunciare alle 20 squadre, la Premier come la Serie A. "Non sanno più cosa inventarsi", obietta Javier Tebas, n. 1 della Liga. A nessuno invece viene in mente una riforma per riequilibrare i valori e il cosiddetto "competitive balance". Per quella, non ci sono sponsor disposti a pagare.