Juve, quanto è lontano l'egoista Ronaldo con le sue doppiette
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiEssere juventini, adesso. Guardare Cristiano Ronaldo che debutta a Manchester con due gol e Kean che entra per vincerla e la fa perdere. Non facile. Il confronto è impietoso, forse ingeneroso, ma evidente come uno schiaffo in faccia. Incroci del destino, coincidenze. Anche il calendario di Juve e United è stato crudele. Forse Ronaldo non era il padre di tutti i mali.
Accostare CR7 al ragazzo è come paragonare il padreterno a un chierichetto che serva messa per la prima volta, però il vuoto nella classifica bianconera e sul campo è una voragine, uno smarrimento e non solo una perdita, quella del più forte attaccante al mondo. Ora sembra persino incredibile che fino a q…
Essere juventini, adesso. Guardare Cristiano Ronaldo che debutta a Manchester con due gol e Kean che entra per vincerla e la fa perdere. Non facile. Il confronto è impietoso, forse ingeneroso, ma evidente come uno schiaffo in faccia. Incroci del destino, coincidenze. Anche il calendario di Juve e United è stato crudele. Forse Ronaldo non era il padre di tutti i mali.
Accostare CR7 al ragazzo è come paragonare il padreterno a un chierichetto che serva messa per la prima volta, però il vuoto nella classifica bianconera e sul campo è una voragine, uno smarrimento e non solo una perdita, quella del più forte attaccante al mondo. Ora sembra persino incredibile che fino a qualche giorno fa, Ronaldo abitasse lo stesso spogliatoio di questi pischelli. Due gol (e record mondiale) nel Portogallo, due gol e larga vittoria contro il Newcastle (maglia bianconera, tra l’altro): è il bilancio di Cristiano da quando non è più juventino. Papera di Szczesny (non è la prima, Houston abbiamo un problema), follia di Kean: questo, invece, è il bilancio della Juve da quando eccetera.
Il giovane Kean si è alzato dalla panchina nel momento topico: gli è stata chiesta un’impresa e si è avuto in cambio un pasticcio. In Nazionale non aveva fatto male, ma lì non c’è da cancellare l’ombra rossa di un memorabile fantasma.
Un punto in tre partite: non finisce il mondo, ma qualcosa fatica a cominciare. E se quel 7 con la maglia scarlatta è ancora un ragazzino elettrico, con l’eternità di un egoismo al servizio dell’universo, al contrario la fatica lancinante della Juventus, l’incapacità di trattenere il vantaggio, l’autodistruzione con sbagli assurdi sono parsi una specie di nemesi, la spietata risposta della realtà al dopo-Ronaldo: semplicemene, quel dopo ancora non esiste e non se ne vedono la forma, l’ipotesi, l’orizzonte.