Portieri e papere, Strakosha non è solo: da Buffon ad Arconada, fino al 'dannato' Barbosa
di Furio Zara , di Furio ZaraQuesto è il tempo del portiere-Charlie Brown, che manca la pallina, se la fa sfuggire dalle mani e torna a casa a testa bassa perché la sua sua squadra ha perso ancora. Per colpa sua. Cosa aveva in mente Strakosha nella notte di Istanbul? Perché ha saltato in quel modo - rivolto verso la porta, sbilenco rispetto all'ordine delle cose e al buon senso - spingendo suo malgrado il pallone in rete? Papere, di questo parliamo. Strakosha si iscrive al registro laziale dei poteri che l'hanno combinata grossa, prima di lui - nella storia biancoceleste - "Saponetta" Fiori (anni 80) e "Paperella" Garella (anni 70), marchiati fin dal soprannome; ma anche lo stesso Muslera - che l'altra sera difendeva la porta del Galatasary e a fine partita consolava così il collega: "Ci siamo passati tutti" - ha un repertorio notevole.
Anche Buffon ci è 'cascato'
Nel vedere l'errore di Strakosha, ai romanisti sarà b…
Questo è il tempo del portiere-Charlie Brown, che manca la pallina, se la fa sfuggire dalle mani e torna a casa a testa bassa perché la sua sua squadra ha perso ancora. Per colpa sua. Cosa aveva in mente Strakosha nella notte di Istanbul? Perché ha saltato in quel modo - rivolto verso la porta, sbilenco rispetto all'ordine delle cose e al buon senso - spingendo suo malgrado il pallone in rete? Papere, di questo parliamo. Strakosha si iscrive al registro laziale dei poteri che l'hanno combinata grossa, prima di lui - nella storia biancoceleste - "Saponetta" Fiori (anni 80) e "Paperella" Garella (anni 70), marchiati fin dal soprannome; ma anche lo stesso Muslera - che l'altra sera difendeva la porta del Galatasary e a fine partita consolava così il collega: "Ci siamo passati tutti" - ha un repertorio notevole.
Anche Buffon ci è 'cascato'
Nel vedere l'errore di Strakosha, ai romanisti sarà balenato nella memoria un deja vu. Nel 2013 in un Roma-Cagliari 2-4 l'uruguaiano Mauro Goicoechea fece lo stesso incredibile autogol, solo che il cross proveniva da sinistra. Fu la partita che costò la panchina a Zeman. Papere: una dietro l'altra in questo inizio di Serie A. Szczesny capofila, Handanovic a ruota. Nelle due trasferte di Udine e Napoli, Szczesny ha dato il peggio di sé, facendo dubitare qualcuno sul fatto che sia lui il portiere giusto nella Juve sbagliata. In ritardo nelle scelte, goffo nelle modalità di intervento, da qualche tempo il polacco è scivolato in una buca di equivoci. Tranquilli, è in buona compagnia. Il problema è che ai portieri oggi viene chiesto (anche) di parare. Ma non solo. La costruzione dal basso implica il contributo dell'uomo con i guantoni, cui è richiesta precisione nel passaggio al compagno meglio smarcato. Altrimenti si finisce per regalare il pallone all'avversario: vedi Handanovic alla 2ª giornata al Bentegodi contro il Verona, Ilic ringrazia e deposita in rete. Colpa di tutti, colpa di uno. Anzi: colpa del numero 1. La papera è una macchia di sugo sulla camicia bianca. La papera è anche democratica. Nei secoli dei secoli hanno sbagliato tutti, campioni e manovali, da Arconada (pallone sotto la pancia, Euro 1984, Spagna sconfitta dalla Francia) a Dida (notte di Glasgow in Champions nel 2007, prima delle celebre sceneggiata). "Stavolta l'asino sono io", disse il giovanissimo Gigi Buffon una vita fa - era il 1997 - quando con la maglia dell'Under 21 la combinò grossa: mancò la presa alta sul più facile dei palloni, se lo fece sfuggire, cadde come un sacco e per rimediare all'errore lo spinse verso la propria porta, dove il paziente inglese - nel senso che ebbe molta pazienza ad aspettare - segnò a porta vuota. In venti e passa anni di carriera qualche papera l'ha commessa, Buffon. Ma si è sempre rialzato, scrollandosi di dosso critiche e paranoie.
Karius non si è più ripreso, Barbosa condannato per l'eternità
E' questo che distingue i grandi dai mediocri. Perché il portiere è un uomo solo, per informazioni chiedere a Loris Karius, il tedesco che ha sulla coscienza la Champions (persa) del Liverpool nell'edizione del 2018. Scoprimmo poi che aveva l'alibi: un trauma cranico che gli provocava una disfunzione spazio-visiva. Però da allora è finito in un tritacarne che neanche Barabba, tra Besiktas e Union Berlino ha infilato altre papere, è finito nel dimenticatoio: oggi si allena col Liverpool, fuori rosa, non lo vuole più nessuno. L'archetipo del Papero-Portiere è stato il brasiliano Moacir Barbosa, nella finale del 1950 contro l'Uruguay si fece passare il pallone sotto la pancia spingendo l'intero Brasile sull'orlo della disperazione. Non si liberò mai più di quell'incubo. Esiliato, rifiutato, condannato. Disse: "Ho ricevuto la condanna a vita nei miei primi trent'anni, ma la prigione l'ho scontata nei successivi cinquanta". Morì in povertà, dimenticato da tutti. A nulla gli era servito l'aver provato ad espiare la sua colpa, bruciando il palo che aveva assistito da vicino al tiro di Ghiggia che quel giorno al Maracanà l'aveva inchiodato per sempre al suo destino sbagliato e alla maledizione che ne seguì. Succedeva durante una grigliata tra parenti nel 1963 - un anno dopo aver chiuso la carriera - nella sua casa in rua João Romariz, al numero 56, a Ramos, Leopoldina, zona nord di Rio de Janeiro, mentre al cielo salivano le fiamme di una condanna eterna.