Adani: "Da Twitch a 90° Minuto racconto il calcio per farlo amare"
di Matteo Pinci , di Matteo PinciDaniele Adani, domenica debutterà a 90° minuto. Il direttore di Rai Sport, Auro Bulbarelli, l'ha presentata come si fa con i grandi acquisti nel calciomercato.
"Con me sono stati bravissimi sotto l'aspetto umano. Mentre scendevo i gradini di Wembley, pochi minuti dopo aver annunciato che quella sarebbe stata la mia ultima telecronaca con Sky, ho ricevuto il loro primo messaggio. Sono stati discreti, ci siamo capiti anche umanamente, mi hanno permesso di riflettere, senza mettermi pressioni, infatti comincerò a campionato già partito. Ma tutto questo per me ha un grande valore".
Lei è il simbolo di una ricerca diversa del linguaggio, della narrazione calcistica, anche attraverso nuove piattaforme come la BoboTv con Vieri su Twitch. La Rai rappresenta invece la tradizione classica: come si mescolano questi due mondi?
"Io lo trovo magico. Si uniscono col tempo, ma non sono è solo il linguaggio del calcio, …
Daniele Adani, domenica debutterà a 90° minuto. Il direttore di Rai Sport, Auro Bulbarelli, l'ha presentata come si fa con i grandi acquisti nel calciomercato.
"Con me sono stati bravissimi sotto l'aspetto umano. Mentre scendevo i gradini di Wembley, pochi minuti dopo aver annunciato che quella sarebbe stata la mia ultima telecronaca con Sky, ho ricevuto il loro primo messaggio. Sono stati discreti, ci siamo capiti anche umanamente, mi hanno permesso di riflettere, senza mettermi pressioni, infatti comincerò a campionato già partito. Ma tutto questo per me ha un grande valore".
Lei è il simbolo di una ricerca diversa del linguaggio, della narrazione calcistica, anche attraverso nuove piattaforme come la BoboTv con Vieri su Twitch. La Rai rappresenta invece la tradizione classica: come si mescolano questi due mondi?
"Io lo trovo magico. Si uniscono col tempo, ma non sono è solo il linguaggio del calcio, è la vita che è cambiata. Per meritarti di connettere la gente col mondo del calcio, devi evolverti: io non ho mai cercato consensi, ho sempre cercato di essere interessante e credibile. E la Rai va esattamente in questa direzione, con un grande rispetto per l'opinione libera".
È triste doverlo specificare, quel libera accanto alla parola opinione.
"È vero, ma è così: se sei libero la gente lo capisce e si fa guidare nel ragionamento. Se parli per avere consensi la gente lo capisce e ti abbandona. La Rai ha un valore incredibile: perché è di tutti e parli a tutti".
A distanza di due mesi ha capito perché è finita con Sky?
"Non dovete chiederlo a me. Ma non è un problema, mi hanno scritto in tantissimi, ho tanti amici dentro Sky, non li nomino per non mettere nessuno in difficoltà, ma sono tecnici, persone in redazione, ragazzi che incroci nei corridoi. Sky mi ha permesso per anni di raccontare il calcio, ora è tempo di farlo in Rai".
In passato ha anche rifiutato di lavorare con Roberto Mancini all'Inter.
"Ho rinunciato a lavorare con Mancini nel 2014, per la parola data all'emittente. E ora siamo ancora più amici col Mancio. Anche all'Europeo l'ho sentito tre o quattro volte al giorno, anche durante il torneo".
Oggi per lei commentare il calcio è molto più di un lavoro, o sbaglio?
"Non lo faccio perché devo, vivo del racconto, dell'approfondimento, lo vivo 24 ore al giorno: il calcio è un altro sangue, oltre quello organico".
È davvero cambiato il modo di parlare di sport?
"Io penso che l'attenzione dobbiamo meritarcela. Usciamo dagli uffici, giriamo per strada: chi merita conquista l'attenzione e va premiato. Questa estate su 10 persone che mi fermavano, 6 mi chiedevano della Bobo tv dicendomi: "lì parlate liberamente, ci fate vivere le situazioni dall'interno". Tre persone mi fermavano per Fifa, il videogioco. E una per chiedermi perché fossi andato via da Sky".
Ecco, la BoboTv: sarà quello il futuro?
"Il programma va su Twitch: io l'ho conosciuta con Bobo, prima era una cosa per comunicare tra quelli che giocavano a Fifa. Ma ha potenzialità incredibili. Chiediamoci perché i ragazzi si rifugino su queste piattaforme: dobbiamo saper parlare sia ai sessantenni che ai ventenni. La gente, tutta, non aspetta altro che innamorarsi del calcio".
Non è vero quindi che i giovani guardano solo gli highlights?
"Giocando tanto l'attesa non è più frenetica, l'evento è meno sacrale. Ma la Nazionale in estate ha dimostrato che la passione l'abbiamo ancora dentro. C'è stato un risveglio emozionale, e non solo perché abbiamo vinto l'Europeo: anche non fossero arrivati in fondo, sarebbero rimaste quelle tre partite giocate a Roma e l passione della gente all'Olimpico".
Intanto vedere le partite è sempre più difficile. Chi guida il calcio italiano dovrebbe farsi qualche domanda?
"Il calcio nasce tra la gente, deve essere accessibile a tutti: una famiglia, per un abbonamento al calcio in tv, deve rinunciare a due cene fuori ogni mese. Con rispetto va restituito il valore di quei sacrifici: abbiamo visto durante la pandemia cosa voglia dire vivere il calcio senza pubblico. Il silenzio durante la partita ti allontana, ti addormenta. Prendete il gol di El Shaarawy al Sassuolo: sarebbe stato lo stesso, senza tifosi?".
Inevitabile chiederlo: ha più parlato con Allegri dopo la discussione in diretta tv?
"Non ci ho più parlato. Io mi auguro che si adegui al tempo: già quello che cercava lui tre anni fa era da cambiare, il calcio era già quello di Tuchel, di Klopp, ma anche di De Zerbi, Gasperini, Italiano. Guardate il calcio di oggi di Pioli. A me va bene se dici che per te il calcio è qualcosa di diverso da quello che dico io, ma devi argomentarmelo, non toglierti il microfono, perché così togli il confronto agli spettatori. Adesso è troppo facile attaccare Allegri, ora va sostenuto. Già tre anni fa era chiaro che il calcio andava in una certa direzione, solo che mancava e manca il coraggio e spesso la competenza di ammettere cose che erano e sono lì davanti agli occhi di tutti. È molto più facile criticare superficialmente, perché l'opinione forte e libera spesso dà fastidio".