Il duello nascente tra Spalletti e Pioli, la condivisione del primato è meritata
di Paolo Condò , di Paolo CondòAnche se ha interrotto la sua striscia di vittorie, lasciandosi affiancare dal Milan in testa, il Napoli esce dalla battaglia dell'Olimpico con nuove sicurezze sulla solidità delle sue ambizioni. Spalletti avrebbe potuto vincere anche questo match, in fondo Osimhen ha timbrato un palo ed è rimasto costantemente pericoloso, svelando di passaggio al Mancini ct che il Mancini difensore della Roma - grande prova la sua - merita il ripescaggio in Nazionale. L'avrebbe potuta vincere, ma Mourinho gli aveva preparato la trappola più classica del suo repertorio, quella ammirata più volte al Real, quando la superiore qualità del Barcellona veniva assecondata per lunghi tratti di gara con un blocco difensivo molto basso, salvo attaccarla con decisione ai primi segnali di stanchezza.
Anche se ha interrotto la sua striscia di vittorie, lasciandosi affiancare dal Milan in testa, il Napoli esce dalla battaglia dell'Olimpico con nuove sicurezze sulla solidità delle sue ambizioni. Spalletti avrebbe potuto vincere anche questo match, in fondo Osimhen ha timbrato un palo ed è rimasto costantemente pericoloso, svelando di passaggio al Mancini ct che il Mancini difensore della Roma - grande prova la sua - merita il ripescaggio in Nazionale. L'avrebbe potuta vincere, ma Mourinho gli aveva preparato la trappola più classica del suo repertorio, quella ammirata più volte al Real, quando la superiore qualità del Barcellona veniva assecondata per lunghi tratti di gara con un blocco difensivo molto basso, salvo attaccarla con decisione ai primi segnali di stanchezza.
Dopo un avvio equilibrato, ieri Mou ha schierato la Roma a ridosso dell'area consegnandosi al palleggio del Napoli, e c'era la sensazione che fosse soltanto questione di tempo prima che Insigne o Fabian o Politano trovassero il corridoio perfetto per innescare il nigeriano. Ma era un trabocchetto, estremo come è stata estrema l'intera settimana del portoghese, che partendo da una formazione di coppa sbagliata - tutte riserve non si può, il messaggio sul valore nullo del match è automatico - ha costruito un formidabile (e sensato) compendio degli ultimi dieci anni di storia giallorossa. Ebbene, Mourinho ha scelto l'ultimo quarto d'ora per provare a vincere: verificato che il Napoli aveva allentato la compattezza con la quale attacca e si difende, la Roma si è presentata in forze più volte nell'area rivale, e se ha mancato il colpo è perché Koulibaly ha confermato la sua condizione over the top. I numeri interessanti nascosti nel primato del Napoli sono parecchi, il più notevole è quel 3 alla voce gol subiti: pochissimi, nettamente di meno rispetto alle formazioni che negli ultimi anni hanno vinto lo scudetto. Il che significa che le bollicine agitate davanti da Osimhen e compagnia cantante hanno rubato l'occhio, ma senza che la cosa costasse in termini di blindatura difensiva.
C'è un aspetto umano forte nel duello nascente fra Spalletti e Pioli, due allenatori che in Italia non sono ancora riusciti a vincere uno scudetto (il primo in Russia ce l'ha fatta). Spalletti fin qui tra Roma e Inter ha fatto senz'altro di più, arrivando quattro volte secondo, Pioli è alla prima vera chance della sua carriera, dopo la distanziata medaglia d'argento del torneo scorso. Il modo in cui ha comunque migliorato quel Milan è notevole, perché il lavoro su talenti come Leao e Tonali contiene evidenti implicazioni psicologiche, oltre che tecniche. È arrivato in testa nell'occasione meno gloriosa, perché a Bologna ha fatto davvero troppa fatica considerata la doppia superiorità numerica: ma la condivisione del primato è meritata, ancorché a forte rischio per l'asimmetrico percorso da qui alla prossima pausa. Il Napoli ha Bologna e Verona in casa e Salernitana fuori, il Milan giocherà a San Siro col Torino più il derby, mentre in mezzo renderà visita alla Roma. Dopo la sosta sarà il Napoli a entrare in un ciclo terribile, ma intanto ora è il Milan a dover restare appeso alla locomotiva.
C'è vita nelle orbite inferiori alle due grandi stelle? La partita di San Siro era uno spareggio, che l'Inter aveva quasi vinto con una lotta di trincea nella quale Brozovic, Barella e Dzeko avevano fatto valere la loro centralità. È difficile dire quanto il rigore - episodio rivelato dal Var, fuori contesto nella partita - abbia salvato la Juve, rianimata da Dybala ma che rimane una tela di Penelope con quelle formazioni sempre cucite sull'avversaria anziché fiduciosa nelle proprie forze. Di certo ha impiombato le ali al rilancio dei campioni d'Italia, che restano a sette punti dalla testa. In un'ottica da posti Champions, colpisce il disfacimento della difesa laziale, una pietra al collo che impedisce a Sarri qualsiasi sviluppo di gioco esponendolo alle mille intemperie delle rivoluzioni a giorni alterni. È rientrata nel gruppo "europeo" la Fiorentina, che se resistesse all'insana abitudine di farsi male da sola sarebbe la più accreditata a spezzare il monopolio delle sette cugine. Sorelle no, non è più il caso.