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Razzismo: Ibra, Koulibaly e Vlahovic, la giustizia funziona a metà

La Roma sanzionata con la chiusura della curva ma con pena sospesa. L'indagine ancora aperta sui buu a Koulibaly. Il precedente ignorato con Vlahovic
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La Federcalcio ha un problema. Un problema che non solo non sta riuscendo ad arginare – un compito non soltanto suo – ma nemmeno a gestire. È il razzismo da stadio. Sono passati 4 mesi da quando la Nazionale che avrebbe vinto gli Europei si guardava incerta su cosa fare mentre il Galles s'inginocchiava compatto contro i razzisti. Mesi persi, perché anziché interrogarsi sulle misure da prendere, sui messaggi da mandare, su iniziative utili a sensibilizzare il proprio mondo, il calcio italiano – tutto, indistintamente – resta ancora a guardare incerto i razzisti di casa propria.

I cori razzisti a Ibrahimovic

L'ultimo episodio, il coro "sei uno zingaro" urlato da tutta la curva sud romanista a Zlatan Ibrahimovic addirittura in due momenti diversi di Roma-Milan (insieme a qualche "buu" a Kessié poi coperto dai fischi) è stato sanzionato con la chiusura di un turno. Una sanzione che la curva della Roma…

La Federcalcio ha un problema. Un problema che non solo non sta riuscendo ad arginare – un compito non soltanto suo – ma nemmeno a gestire. È il razzismo da stadio. Sono passati 4 mesi da quando la Nazionale che avrebbe vinto gli Europei si guardava incerta su cosa fare mentre il Galles s'inginocchiava compatto contro i razzisti. Mesi persi, perché anziché interrogarsi sulle misure da prendere, sui messaggi da mandare, su iniziative utili a sensibilizzare il proprio mondo, il calcio italiano – tutto, indistintamente – resta ancora a guardare incerto i razzisti di casa propria.

I cori razzisti a Ibrahimovic

L'ultimo episodio, il coro "sei uno zingaro" urlato da tutta la curva sud romanista a Zlatan Ibrahimovic addirittura in due momenti diversi di Roma-Milan (insieme a qualche "buu" a Kessié poi coperto dai fischi) è stato sanzionato con la chiusura di un turno. Una sanzione che la curva della Roma però non sconterà, visto che la pena è stata "sospesa". Lo prevede il Codice della Giustizia sportiva, ma non è automatico: "Gli organi di giustizia sportiva possono sospendere l'esecuzione delle sanzioni disciplinari". Possono, non devono. Ma hanno scelto la mano leggera: la pena è sospesa per un anno, durante il quale in caso di recidiva la sospensione salta e la sanzione raddoppia. Il paradosso è che la Roma è già sotto indagine per altri cori razzisti, quelli di una settimana prima contro Osimhen. Le offese a Ibra quindi sarebbero già recidive. Con una premessa del genere, che senso ha applicare la sospensiva? Un pasticcio figlio dell'incapacità di prendere immediatamente una posizione netta.

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I casi Koulibaly e Vlahovic

Era già successo. È passato un mese da quando Koulibaly denunciò i vergognosi ululati razzisti ricevuti (e non solo lui) a Firenze. Intervennero i delegati della Procura federale attirati dalle lamentele del difensore senegalese, fu ascoltato lui e anche il bordocampista di Dazn che aveva raccolto il suo sfogo. Indagine aperta e mai conclusa: quanto ci vuole per formulare un'accusa, se non proprio una sanzione, con almeno due voci a testimoniare i fatti? E certo non può diventare capro espiatorio quell'unico tifoso viola identificato e daspato dalla Digos: i cori infami provenivano da almeno due settori, compresa la tribuna coperta.

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Quando invece – era settembre – lo stesso coro riservato a Ibra all'Olimpico fu destinato a Vlahovic della Fiorentina dai tifosi dell'Atalanta, il Giudice sportivo e la Procura Figc nemmeno si degnarono di prenderne atto. Dopo 11 giornate, anche i delegati federali hanno iniziato a sentire qualcosa. Troppo poco, dopo mesi passati a girarsi dall'altra parte.