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Haaland, il Giovane Favoloso resta senza Mondiale

Erling Haaland 
Il bomber della Norvegia - che ha mancato il pass per il Qatar - è tra i big che salteranno la rassegna iridata
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Il Giovane Favoloso ha avuto in dote dal destino molti doni ma non quello di crescere nel posto giusto, poiché alla Norvegia concediamo il privilegio dell'altissima qualità della vita e al contempo della mediocre qualità della sua Nazionale di calcio. E no, Erling Haaland non giocherà il Mondiale. Niente Qatar 2022, la Norvegia non ce l'ha fatta. E' finita terza nel suo girone, dopo Olanda - che ha staccato il pass - e Turchia - che si giocherà tutto ai play-off. Il centravanti bionico affetto da disturbo ossessivo compulsivo quando si tratta di fare gol - 9 in 6 partite quest'anno in Bundesliga prima dell'infortunio, più in generale viaggia alla spaventosa media di quasi un gol a gara - ha saltato la sfida decisiva - persa 2-0 contro l'Olanda - perché infortunato e ora non gli resta che riflettere sulla stella cometa che il 21 luglio del 2000 l'ha fatto nascere a Leeds - suo padre Alf-Inge in quel periodo gi…

Il Giovane Favoloso ha avuto in dote dal destino molti doni ma non quello di crescere nel posto giusto, poiché alla Norvegia concediamo il privilegio dell'altissima qualità della vita e al contempo della mediocre qualità della sua Nazionale di calcio. E no, Erling Haaland non giocherà il Mondiale. Niente Qatar 2022, la Norvegia non ce l'ha fatta. E' finita terza nel suo girone, dopo Olanda - che ha staccato il pass - e Turchia - che si giocherà tutto ai play-off. Il centravanti bionico affetto da disturbo ossessivo compulsivo quando si tratta di fare gol - 9 in 6 partite quest'anno in Bundesliga prima dell'infortunio, più in generale viaggia alla spaventosa media di quasi un gol a gara - ha saltato la sfida decisiva - persa 2-0 contro l'Olanda - perché infortunato e ora non gli resta che riflettere sulla stella cometa che il 21 luglio del 2000 l'ha fatto nascere a Leeds - suo padre Alf-Inge in quel periodo giocava lì - ma che l'ha quasi subito dirottato verso casa, a Bryne, nel Sud della Norvegia, dove c'è un intreccio virtuoso tra benessere e crescita economica e si possono ammirare tramonti così belli e dolorosi da spingere al singulto, ingozzandosi di Waffel con confettura di fragole.

Però poi ci si ritrova a ventuno anni fuori dalla porta del Mondiale, in una sala d'attesa che può anche diventare definitiva. Avesse preso la cittadinanza inglese, saremmo qui a raccontare tutta un'altra storia. E poco consola sapere che Haaland - che già ha saltato in estate Euro 2020 - va a irrobustire l'incazzata compagnia delle stelle che il Mondiale non l'hanno mai giocato: l'argentino giramondo Alfredo Di Stefano che negli anni 50 cambiò passaporto e nazionale (Argentina e Spagna) ma sbagliò ogni volta il giro di giostra giusto, il nordirlandese George Best che avrebbe potuto nascere solo a Belfast, il liberiano George Weah che giocò in una Nazionale improbabile e il gallese Ryan Giggs, che scelse il calcio in un paese dove la religione era il rugby.

Haaland dovrà così continuare a giocare nella sua stanza, come un bambinone che se ne sta lontano dagli altri e - mentre quelli si divertono in giardino - costruisce una Torre Eiffel con gli stuzzicadenti, o rifà esattamente la "Notte stellata" di Van Gogh, disegnando con il pennarello infilato nelle dita dei piedi. Cose così. Da predestinato, da crack, da fenomeno qual è. Il presente dice: Borussia Dortmund, Bundesliga, Germania. Per ora. Domani chissà. "Si scatena l'asta per Haaland" è un copia/incolla che se ne sta da almeno un paio d'anni dentro un file, nel computer di ogni buon giornalista sportivo, pronto all'evenienza e ad ogni sussulto di mercato. Tra piste che si raffreddano - il Real Madrid pare abbia frenato - e altre che si scaldano - City e United si daranno battaglia per portarlo a Manchester - la quotazione del suo cartellino oscilla attorno ai 180 milioni di euro ma fino al 2022 è ostaggio di una clausola rescissoria di 75 milioni. Al Borussia dicono che Haaland fa parte dei piani del club, staremo a vedere se i suoi - di piani - coincidono con quelli di chi lo vuole trattenere.

Con le grandi competizioni - Mondiale e Europeo - che gli sono negate, al ragazzo resta la Champions - non è poco - e un campionato - la Premier sarebbe il top - per aumentare la propria statura professionale, passando all'HD e riempiendo finalmente di sé la scena. Perché oggi Erling è condannato ai margini, relegato nei ritagli d'Europa, confinato in un esilio non voluto. E' una stella che brilla in un cielo di riserva, un campione che ha tutto per conquistare il mondo, tranne il mondo a portata di mano. Alfredo James Pacino detto Al per dieci anni - dai venti ai trenta - recitò nei teatri off di Broadway, ricevendo plausi e gratificazioni; ma divenne Al Pacino - l'immenso Al Pacino - solo quando fece "Il Padrino" in un film epocale, attorniato da un cast stellare. Il Mondiale/Hollywood, per Erling Haaland, rimane - e chissà per quanto rimarrà - una scritta luminosa da ammirare da lontano, coltivando un rimpianto che in fondo finirebbe per penalizzarlo, anche se i Waffel alla fragola restano favolosi e certi tramonti, come in Norvegia da nessuna altra parte.