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Si alla terza dose, no all'obbligo: ma il problema restano i giocatori No Vax

Il presidente della Figc Gabriele Gravina (ansa)
Il calcio mette i paletti per i nuovi casi di contagio. Chi ha avuto contatti stretti ma ha già la terza dose o la seconda da meno di 120 giorni, non dovrà andare in bolla. Si prospetta invece l'esclusione per quel 2% di non vaccinati
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ROMA - Un nuovo protocollo per i calciatori positivi. L'ufficialità arriverà soltanto domani, ma i paletti sono stati disposti ieri e oggi riceveranno la benedizione politica. In attesa che la Conferenza Stato-Regioni in programma domani li ratifichi. Ma il ricorso dell'Udinese contro la sconfitta interna con l'Atalanta evidenzia una volta di più la necessità di un testo unico, che metta nero su bianco un indirizzo comune per tutte le Asl d'Italia e che prescriva un comportamento da tenere per le squadre che dovessero avere nuovi casi di contagio.

No all'obbligo, sì alla terza dose

In una riunione tra sport e politica, ieri, sono state gettate le linee guida. Una riunione tecnica, prima di quella odierna che avrà una matrice più diplomatica: la Federcalcio aveva messo in campo Viglione, braccio destro di Gravina, e il segretario generale Brunelli, il Coni il Segretario generale Mornati, la federazione medici i…

ROMA - Un nuovo protocollo per i calciatori positivi. L'ufficialità arriverà soltanto domani, ma i paletti sono stati disposti ieri e oggi riceveranno la benedizione politica. In attesa che la Conferenza Stato-Regioni in programma domani li ratifichi. Ma il ricorso dell'Udinese contro la sconfitta interna con l'Atalanta evidenzia una volta di più la necessità di un testo unico, che metta nero su bianco un indirizzo comune per tutte le Asl d'Italia e che prescriva un comportamento da tenere per le squadre che dovessero avere nuovi casi di contagio.

No all'obbligo, sì alla terza dose

In una riunione tra sport e politica, ieri, sono state gettate le linee guida. Una riunione tecnica, prima di quella odierna che avrà una matrice più diplomatica: la Federcalcio aveva messo in campo Viglione, braccio destro di Gravina, e il segretario generale Brunelli, il Coni il Segretario generale Mornati, la federazione medici il presidente Casasco. La proposta dello di introdurre un obbligo vaccinale per gli atleti professionisti si è scontrata con l'orientamento del governo, veicolato dal ministero della Salute: impossibile senza una legge dello Stato. La Federcalcio ha messo sul piatto l'obbligo della terza dose per chi è già vaccinato, con una spinta a tutte le società a favorirla. Ma il punto su cui alla fine si è giunti a una conclusione è la necessità di applicare un indirizzo unico per tutti in caso di contagi nel gruppo squadra. E la soluzione non può non passare dal combinato disposto di due testi già esistenti: la circolare del governo del 30 dicembre sulle quarantene e il protocollo per la ripresa del campionato del 2020.

Nuovo protocollo per i calciatori in contatto con i positivi

In sostanza, cosa cambierà? Semplice: in caso di contagio di un calciatore professionista, tutti i suoi contatti stretti - quindi compagni o allenatore - si divideranno in due gruppi. Se vaccinati con terza dose, o con due dosi da meno di 120 giorni, non dovranno rispettare alcun isolamento. Idem se sono guariti da meno di 4 mesi. A chi invece non rientra in queste categorie, le Asl imporrano di andare in bolla: come a inizio pandemia. In sostanza, saranno in isolamento dal resto della squadra, ma potranno unirsi ai compagni per allenarsi e giocare: questo permetterà ai club di non essere fermati dalle Asl. E al campionato di proseguire.

Un obbligo vaccinale di fatto?

Il vero problema sono i calciatori No Vax. Si tratta di meno di 25 atleti, come ha tenuto a precisare il presidente dell'Aic Calcagno "il 98% dei calciatori è stato responsabile e si è vaccinato". Il problema, si diceva, è che chi non ha ricevuto il vaccino non può - ad esempio - entrare in un albergo: come si fa in caso di trasferta? E in uno stadio, o sul posto di lavoro? Insomma, per quei 25 nessuno potrà imporre l'obbligo, ma sarà praticamente impossibile schierarli: già ieri, un calciatore è dovuto restar fuori perché senza vaccino. Spetta alle società, per poterli utilizzare, convincerli a cambiare idea.