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La favola Sinisa rovinata dal sequel

Sinisa Mihajlovic (agf)
La rubrica "È sempre domenica". Tra il Bologna e il tecnico il rapporto si è logorato da tempo: forse era meglio interromperlo prima
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Non bisognerebbe mai rovinare una bella storia con la sua continuazione. Se un romanzo puoi smettere di leggerlo, la realtà è implacabile: avanza. Macchia il mantello degli eroi o, più banalmente, decreta la fine di un amore: tra Sinisa Mihajlovic e (il) Bologna, per esempio. È stata una della favole più belle, perché reali: una doppia salvezza, per giunta reciproca. L'allenatore evita la retrocessione con le sue scelte e la sua strategia, la città lo cura dalla malattia con le sue strutture sanitarie e la sua solidarietà. Per questo i film finiscono sul picco: nessuno vuol sapere come andrà il matrimonio tra la "pretty woman" e Richard Gere. Invece, tra Sinisa e Bologna succede che alcuni dei tifosi andati in pellegrinaggio a San Luca espongano striscioni ostili, che la società che l'ha aspettato dia segni di impazienza (e si senta al telefono con altri), che i giocatori andati a festeggiare sotto…

Non bisognerebbe mai rovinare una bella storia con la sua continuazione. Se un romanzo puoi smettere di leggerlo, la realtà è implacabile: avanza. Macchia il mantello degli eroi o, più banalmente, decreta la fine di un amore: tra Sinisa Mihajlovic e (il) Bologna, per esempio. È stata una della favole più belle, perché reali: una doppia salvezza, per giunta reciproca. L'allenatore evita la retrocessione con le sue scelte e la sua strategia, la città lo cura dalla malattia con le sue strutture sanitarie e la sua solidarietà. Per questo i film finiscono sul picco: nessuno vuol sapere come andrà il matrimonio tra la "pretty woman" e Richard Gere. Invece, tra Sinisa e Bologna succede che alcuni dei tifosi andati in pellegrinaggio a San Luca espongano striscioni ostili, che la società che l'ha aspettato dia segni di impazienza (e si senta al telefono con altri), che i giocatori andati a festeggiare sotto la sua finestra al ritorno da una vittoria mutino l'empatia con l'incomprensione. 

Succede. Il primo a immaginarlo era proprio lui. Per questo, non per ingratitudine, per due estati ha aspettato un'altra chiamata (dal nord, dal centro, dall'estero, purché non urbana). Era evidente il suo fastidio per essere trattato diversamente, perché voleva essere l'allenatore e non l'allenatore malato. Ma i libri, i festival, le ospitate, erano legati a quello. Togli l'aggettivo e quel che resta è la classifica. Quella dice che il suo Bologna, mai più splendente come quando lo prese con un piede in B, è la peggiore squadra nel girone di ritorno e sta divorando il vantaggio sulla terzultima. Aleggia in città lo spettro di un altro allenatore prima felice poi dolentissimo: Carletto Mazzone, che si piantò alla stessa maniera e retrocesse con 42 punti. Nessuno osò sostituirlo perché aveva troppa storia e carattere, due elementi che tendono a reincarnarsi.

Se l'aspetto umano non prevalesse su quello tecnico bisognerebbe notare che Mihajlovic sta per varare l'ennesimo cambio di modulo; che in tre anni non ha trovato un decente assetto difensivo; che ha sfiancato i giovani a forza di sferzarli; che recita da aziendalista, ma sta giocando a dimostrare che, avendo chiesto a gennaio tre esperti e ricevuto due imberbi, se va male aveva ragione lui. È il suo carattere, la sua sfida, è quello che l'ha aiutato nel male, ma non altrettanto nel bene. Se la gioca domani sera con lo Spezia. La sua prima volta a Bologna per uscirne dovettero sostituirlo con Papadopulo, ma non c'era stata in mezzo tutta quella trama che tiene in piedi una storia già finita.