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Il calcio sbiadito va avanti a zig zag

(agf)
La nuova collezione di maglie delle squadre di A è la rappresentazione di un calcio a pezzi, ma caparbio nel creare l'inutile
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La grafica demenzial-tessile è ormai oltre il bello/brutto, schema superato come il gioco a uomo, e si spinge assai più in là dell'estetica, sfiorando semmai l'etica che è rispetto di storia, tradizioni, appartenenza e colori. Le belle bandiere le hanno sporcate tutte. Abbiamo maglie sbiadite, a zig zag, mimetiche, alla griglia, a rombi, tatuate, zigrinate, ondulate, con le righe ma senza le righe, chiazzate, pre-sudate, quadrettate (Mondrian?), labirintiche. Pura arte concettuale, che ora vede il Milan proporsi a capo di una corrente: il "non maglismo". Perché la casacca non finita è un'allegoria dell'esistenza, è come l'urlo di Munch. Eppure c'è gente pagata per sperimentare e proporre queste schifezze che i tifosi/clienti prima detestano e poi comprano per non sentirsi fuori moda. Se almeno lasciassero in pace la "prima maglia". 

La grafica demenzial-tessile è ormai oltre il bello/brutto, schema superato come il gioco a uomo, e si spinge assai più in là dell'estetica, sfiorando semmai l'etica che è rispetto di storia, tradizioni, appartenenza e colori. Le belle bandiere le hanno sporcate tutte. Abbiamo maglie sbiadite, a zig zag, mimetiche, alla griglia, a rombi, tatuate, zigrinate, ondulate, con le righe ma senza le righe, chiazzate, pre-sudate, quadrettate (Mondrian?), labirintiche. Pura arte concettuale, che ora vede il Milan proporsi a capo di una corrente: il "non maglismo". Perché la casacca non finita è un'allegoria dell'esistenza, è come l'urlo di Munch. Eppure c'è gente pagata per sperimentare e proporre queste schifezze che i tifosi/clienti prima detestano e poi comprano per non sentirsi fuori moda. Se almeno lasciassero in pace la "prima maglia". 

La collezione primavera/estate di un calcio a pezzi, pieno di debiti, sconfitto ovunque ma caparbio nel creare l'inutile avendo perso di vista l'essenziale, ci ricorda però che lo sport non può astrarsi dal mondo nemmeno quando di astratto si veste: è il controcanto di un universo liquido dove niente dura, niente resiste, un telefonino, un amore, una maglia. Ma l'appassionato non può accettarlo: per lui, la casacca è un vessillo che sventola dentro uno stadio pieno di ricordi, è l'insegna della contrada, il colore dei fratelli di fede sportiva, un segno per conoscersi e riconoscersi. Tutto il resto è vil denaro, è marketing anzi "marketting" perché in tanti ci guadagnano e non pochi abboccano. Altrove, per esempio in Inghilterra, sarebbe impensabile. Noi italiani, al contrario, abbiamo pure tinto di verde la Nazionale. E se fosse coerenza? Se questi segni dipinti nelle caverne non fossero che il simbolo perfetto di un calcio a sua volta sbadito, stinto, a zig zag?