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Una recensione per il romanzo del campionato

(agf)

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La rubrica "È sempre domenica"
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Come se fosse Robinson. Proviamo a recensire il romanzo del campionato a cinque capitoli e mezzo dalla fine e a dargli il voto che già si merita. È sempre un giallo, qualcuno prima o poi lo ammazza. Scrivemmo prima che cominciasse che questo era del genere "alla Colombo": si sa subito chi è stato, il bello è vedere come viene a galla. Tutti infatti pensavano che l'assassino fosse la Juventus. Benché avvertimmo che prima dei 100 metri olimpici nessuno si aspettasse Jacobs, non si poteva non avere lo stesso sospetto. Non era chiara la slealtà dell'autore.

Nel primo capitolo ha tolto Cristiano Ronaldo. E Vlahovic è arrivato a metà della storia. Se questo non è barare con il lettore. Senza offesa per la categoria: ogni giallista lo fa. Sa già dove vuole arrivare, ma porta in giro per le varie piste. E così a un certo punto tutti convinti dell'Inter, poi no guarda non ce la fa più; il…

Come se fosse Robinson. Proviamo a recensire il romanzo del campionato a cinque capitoli e mezzo dalla fine e a dargli il voto che già si merita. È sempre un giallo, qualcuno prima o poi lo ammazza. Scrivemmo prima che cominciasse che questo era del genere "alla Colombo": si sa subito chi è stato, il bello è vedere come viene a galla. Tutti infatti pensavano che l'assassino fosse la Juventus. Benché avvertimmo che prima dei 100 metri olimpici nessuno si aspettasse Jacobs, non si poteva non avere lo stesso sospetto. Non era chiara la slealtà dell'autore.

Nel primo capitolo ha tolto Cristiano Ronaldo. E Vlahovic è arrivato a metà della storia. Se questo non è barare con il lettore. Senza offesa per la categoria: ogni giallista lo fa. Sa già dove vuole arrivare, ma porta in giro per le varie piste. E così a un certo punto tutti convinti dell'Inter, poi no guarda non ce la fa più; il Milan, allora, ma non ha l'istinto del killer; sta a vedere che è il Napoli, un dubbio da tre paragrafi appena. E risiamo all'Inter, o comunque il colpevole si nasconde a Milano. Forse. L'artifizio supremo è stata l'interruzione del racconto a un certo punto, eravamo a Bologna d'inverno, e quel che accadde lo si saprà in un flash-back a fine aprile. Ma si può? 

L'altra trovata, ormai scolastica, è la mancata simultaneità dei piani narrativi. Le cose accadono un sabato all'Inter, la domenica al Milan. È illogico, ma nessuno protesta se non a libro finito e solo se non gli è piaciuto il finale, letto in albergo.

Tutto risponde a una logica commerciale. La suspense è forzata. Si fonda sugli sbagli dei protagonisti, non sui loro colpi di genio. Quale scena resterà memorabile? L'errore di un arbitro al Meazza? Quali personaggi? Un allenatore? Allegri e Mourinho sono una copia copiata; Italiano e Dionisi cresceranno, ma se avranno un seguito. Un giocatore? Il capocannoniere è sempre Immobile. La parte di Zaniolo è stata sprecata. A un certo punto, forse per effetto comico, si è affacciata la domanda sul futuro di Ibra (metapersonaggio: nel libro ha scritto un libro). Le pagine più interessanti sono state digressioni periferiche, a Firenze e soprattutto a Sassuolo, realtà che verrà smantellata presto. Il romanzo non attira gli stranieri, alle fiere estere non hanno chiesto i diritti di traduzione, preferendo qualche sorprendente autore spagnolo o emergente tedesco. Così va il mondo, e questa nostra letteratura mondiale non è da tempo. È la più magra consolazione di ogni vita avere come pregio che non si sappia come andrà a finire.
Voto: **