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Raiola, la prima missione impossibile: Nedved dalla Lazio alla Juventus e quella commissione da sei miliardi di lire

Nel 2001 il futuro Pallone d'Oro passò in bianconero per 75 miliardi grazie a una mossa segreta di Moggi e al grande lavoro del re dei procuratori. Che in quell'occasione piazzò il primo grande colpo della sua prestigiosa carriera
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ROMA — La grande dote di Mino Raiola era l'empatia che riusciva a creare con i suoi assistiti, la sua capacità di convincerli della scelta migliore per la propria carriera. Loro si fidavano ciecamente di lui. Un esempio, uno dei più eclatanti, risale all'estate di ventuno anni fa e riguarda uno dei giocatori cui era più legato, Pavel Nedved. Alla fine della stagione 2000-2001, il fuoriclasse ceco era stato ceduto da Cragnotti alla Juventus per 75 miliardi di lire, ma la furia dei tifosi laziali - Nedved era stato uno dei protagonisti dello scudetto, l'anno prima, ed era uno degli idoli dei sostenitori biancocelesti - e la volontà di Pavel, che era legatissimo alla Lazio e voleva restare a Roma, fecero in un primo momento saltare l'operazione. Non solo, Nedved a quel punto firmò il rinnovo con la società biancoceleste, con tanto di foto di rito e penna della firma regalata al dg Massimo Cragnotti.

La mossa segreta di Mogg…

ROMA — La grande dote di Mino Raiola era l'empatia che riusciva a creare con i suoi assistiti, la sua capacità di convincerli della scelta migliore per la propria carriera. Loro si fidavano ciecamente di lui. Un esempio, uno dei più eclatanti, risale all'estate di ventuno anni fa e riguarda uno dei giocatori cui era più legato, Pavel Nedved. Alla fine della stagione 2000-2001, il fuoriclasse ceco era stato ceduto da Cragnotti alla Juventus per 75 miliardi di lire, ma la furia dei tifosi laziali - Nedved era stato uno dei protagonisti dello scudetto, l'anno prima, ed era uno degli idoli dei sostenitori biancocelesti - e la volontà di Pavel, che era legatissimo alla Lazio e voleva restare a Roma, fecero in un primo momento saltare l'operazione. Non solo, Nedved a quel punto firmò il rinnovo con la società biancoceleste, con tanto di foto di rito e penna della firma regalata al dg Massimo Cragnotti.

La mossa segreta di Moggi

Subito dopo, il presidente Cragnotti chiamò Luciano Moggi, dg di quella Juve, chiedendogli di strappare il modulo federale che sanciva il trasferimento di Nedved dalla Lazio alla Juve perché ormai il campione ceco aveva rinnovato il contratto con la Lazio. Moggi disse di sì, ma in realtà non lo fece e al contrario iniziò in gran segreto un pressing micidiale - con garanzia di lauta commissione per la missione (im)possibile da compiere - su Raiola. A sua volta, Mino avviò un'opera di convincimento senza sosta nei confronti di Nedved, facendogli capire che con la Juve avrebbe potuto vincere tutto e arrivare al Pallone d'Oro, una profezia - quest'ultima - che puntualmente negli anni successivi si concretizzò.

Il sì a sorpresa di Nedved

Dopo giorni tormentati, con Raiola sempre in pressing, alla fine l'agente strappò il sì di Nedved. Impossibile contraddire il suo procuratore scatenato. Però sembrava tutto inutile, visto che ormai Cragnotti - forte del rinnovo - si era deciso a trattenere il giocatore e non voleva dare più l'assenso all'operazione, anche per una questione ambientale. Ma ecco il colpo di scena: Moggi tirò fuori dal cassetto della sua scrivania il famoso modulo federale del trasferimento dalla Lazio alla Juve, mai strappato, con la firma di Cragnotti. Bastava aggiungere quella di Nedved, che poi avrebbe scatenato l'ira dei laziali, e il gioco era fatto: così fu.

Una commissione da record

Subito dopo, la Juve andò a prelevare il ceco in elicottero a Praga per portarlo a Torino e completare l'iter di uno dei trasferimenti più sorprendenti della storia del calciomercato. All'epoca si sussurrava che il premio - chiamarlo gettone è decisamente riduttivo - promesso dal club bianconero a Raiola fosse addirittura di 6 miliardi di lire da versare in un'unica soluzione, cifra mai confermata né smentita dai protagonisti di questa storia. Di sicuro, al di là della maxi-commissione e dell'aspetto economico, solo uno con il carisma e l'abilità di Raiola poteva convincere Nedved a quel clamoroso dietrofront a distanza di pochi giorni dal rinnovo con la "sua" Lazio.