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Nicolato è pronto: in azzurro serve il ct d’altri tempi

Paolo Nicolato, ct dell'Under 21 (ansa)
Se Mancini non dovesse ritrovare la carica è bello pensare a un uomo che sistema. Come Bearzot quarant'anni fa
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Nostalgia del federale. Ma forse tornerà, magari si sta già preparando. Facendo gli scongiuri, non è un’osservazione che riguardi la politica, ma il calcio. Nel quarantesimo anniversario del Mundial si celebra Enzo Bearzot, la sua capacità di creare un gruppo e assumerne la paternità. La sua fede nell’uomo, capace di resuscitare il giocatore (Paolo Rossi). E il lato opposto, la sua durezza nell’escludere chi non rispettava le regole (toh, Roberto Mancini). Bearzot era un commissario tecnico federale, senza un passato identificabile con un grande club, super partes. Il blocco juventino? L’avrebbe fatto giocare perfino Gian Paolo Ormezzano (forse). La storia della Nazionale invoca un alieno per i momenti di rottura (Fulvio Bernardini e toh, Roberto Mancini), un indigeno per la costruzione di un castello.

Nostalgia del federale. Ma forse tornerà, magari si sta già preparando. Facendo gli scongiuri, non è un’osservazione che riguardi la politica, ma il calcio. Nel quarantesimo anniversario del Mundial si celebra Enzo Bearzot, la sua capacità di creare un gruppo e assumerne la paternità. La sua fede nell’uomo, capace di resuscitare il giocatore (Paolo Rossi). E il lato opposto, la sua durezza nell’escludere chi non rispettava le regole (toh, Roberto Mancini). Bearzot era un commissario tecnico federale, senza un passato identificabile con un grande club, super partes. Il blocco juventino? L’avrebbe fatto giocare perfino Gian Paolo Ormezzano (forse). La storia della Nazionale invoca un alieno per i momenti di rottura (Fulvio Bernardini e toh, Roberto Mancini), un indigeno per la costruzione di un castello.

A occhio in questo momento c’è un uomo con queste caratteristiche. Si chiama Paolo Nicolato e allena l’Under 21 che si è appena qualificata per la fase finale degli Europei. Dopo 15 anni passati a contribuire all’eresia del Chievo e un intermezzo al Lumezzane, Nicolato ha salito i pioli anagrafici: Under 18, 19, 20 e 21. Sempre con ottimi risultati. Poiché più del curriculum per esteso contano gli highlight, di lui si ricorda che dopo le vittorie dell’Under 20 radunava i giocatori in cerchio e, come ai 300 di Leonida chiedeva: «Qual è il vostro mestiere?». Guerresca risposta: «Ahu, ahu, ahu!». E che quando perse in semifinale per un gol annullato all’ultimo minuto dichiarò: «Non è un’ingiustizia, al massimo è un errore, forse neanche quello». Ecco, Nicolato comunica un’idea di ct spartana. Vedendolo in panchina si ha la sensazione di vivere un altro tempo, che non è il passato, ma il futuro che ci resta: la possibilità di lavorare sui ragazzi fino a farli diventare uomini, di credere in loro con un progetto non estemporaneo, modificando se necessario la struttura e le norme, perché possano uscire non da un cilindro, ma da una porta dietro la quale il loro talento è stato coltivato.


Il lavoro di Mancini è stato straordinario in ogni possibile senso. È perfino un peccato che abbia vinto gli Europei, perché quella è un’anomalia possibile. È toccata infatti anche a Grecia, Danimarca e Portogallo, mentre i Mondiali richiedono che l’eccezione si faccia generazione (e non sempre basta, vedi Olanda). Quel successo ha staccato la corrente al flusso che aveva portato la squadra a sedersi stabilmente oltre il proprio limite. Se non dovesse ritrovare la carica è bello pensare che esista una soluzione di sistema, un uomo che sistema.