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Zidane, 50 anni di incantesimi del genio dal sangue bollente

Zinedine Zidane (afp)
Come Platini, forse anche più di lui alla Juventus. E poi nel Real Madrid delle stelle. E la Nazionale francese, trascinata in cima al mondo in maniera decisiva (un po' come Maradona e Pelé ) con classe, ma anche con quel carattere ribelle che, figlio di un pastore berbero algerino, non lo ha mai abbandonato. Nelle fasi finali dei mondiali 6 gialli e 2 rossi: e anche questo è un record
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Il mezzo secolo di uno dei più grandi del secolo, Zinedine Zidane detto Zizou, nomignolo guizzante come il suo calcio sublime, è ancora un incantamento, una fascinazione intensa come il primo giorno, forse di più. Perché ora abbiamo il quadro completo di due carriere, l'inarrivabile campione e il formidabile allenatore, mentre nei suoi primi mesi italiani Zidane sembrava soltanto un impossibile accostamento a Michel Platini, il re, l'unico. Il tempo avrebbe dimostrato che Zizou non è stato meno grande di Michel, e per certi versi (la completezza, il peso mondiale) lo è stato anche di più.

Dopo cinque mesi di Juve, c'era chi pensava di restituirlo al mittente. Bravo, sì, a volte bravissimo ma non troppo incisivo, e poi così taciturno e schivo, così poco leader. "Più divertente che utile" lo bollò un giorno l'avvocato Agnelli, prendendo una delle sue rarissime cantonate calcist…

Il mezzo secolo di uno dei più grandi del secolo, Zinedine Zidane detto Zizou, nomignolo guizzante come il suo calcio sublime, è ancora un incantamento, una fascinazione intensa come il primo giorno, forse di più. Perché ora abbiamo il quadro completo di due carriere, l'inarrivabile campione e il formidabile allenatore, mentre nei suoi primi mesi italiani Zidane sembrava soltanto un impossibile accostamento a Michel Platini, il re, l'unico. Il tempo avrebbe dimostrato che Zizou non è stato meno grande di Michel, e per certi versi (la completezza, il peso mondiale) lo è stato anche di più.

Dopo cinque mesi di Juve, c'era chi pensava di restituirlo al mittente. Bravo, sì, a volte bravissimo ma non troppo incisivo, e poi così taciturno e schivo, così poco leader. "Più divertente che utile" lo bollò un giorno l'avvocato Agnelli, prendendo una delle sue rarissime cantonate calcistiche. Nel mentre, Lippi giurava di non avere mai visto dal vivo uno così forte: "E quello che appare a voi è niente, rispetto a quello che ho sotto gli occhi io tutti i giorni".

Figlio di un pastore berbero algerino (Zidane parla correttamente la lingua dei suoi avi, e come loro segue i precetti della religione musulmana, sebbene senza eccessi), il numero 21 della Juve (e il 10 della Francia, il 5 del Real Madrid) è stato un'incredibile fusione di classe e forza. Un elefante col cervello da ballerina, scrisse Jorge Valdano, ed è immortale la celebre "ruleta" di Zizou, quella danza gitana col pallone fermo come punta di compasso e tutto il resto a vorticare attorno, oppure il suo modo di toccare in punta di scarpino e poi scattare in avanti col busto, come un centometrista sul filo di lana. Platini non seppe trascinare la Francia in cima al mondo, Zidane invece sì, addirittura con una doppietta di testa in finale contro il Brasile nel 1998, nel terribile giorno delle convulsioni di Ronaldo. E poi quel sinistro al volo nella finale di Champions 2002 contro il Bayer Leverkusen a Glasgow: sinistro di Roberto Carlos al volo per il sinistro di Zidane al volo, incrocio dei pali, gesto plastico di bellezza unica. "Sì, il gol più bello della mia vita". Quello che l'Uefa aveva fatto filmare a Zidane, in precedenza, in una simulazione didattica senza avversari. Lui riuscirà a replicarlo pari pari in una finalissima.

Zinedine Zidane è stato luce e ombra, compresa la testata d'addio a Materazzi, ultimo suo gesto, purtroppo, su un campo di calcio. Finale mondiale, ancora, nel 2006. "Non ne sono fiero ma fa parte del viaggio" ha detto pochi giorni fa. Perché lui era così: nessuno ha avuto più cartellini nelle fasi finali dei mondiali, 6 gialli e 2 rossi. Sangue bollente, messo alla prova crescendo alla periferia di Marsiglia, ragazzo di strada come pochi. Era così anche da giovanissimo, a Cannes, quando per colpa di un'espulsione lo mandarono a pulire i gabinetti per una settimana. Proprio in Costa Azzurra conobbe Véronique (non l'unica sua veronica da calciatore), poco prima di segnare il primo gol in Ligue 1. Insieme hanno fatto quattro figli, il primo dei quali si chiama Enzo in onore di Enzo Francescoli, l'uruguaiano per il quale Zinedine stravedeva.

La Juve lo cedette al Real per 150 milioni, un record. "Così potrò evitare di mettermi il pigiama alle sette di sera perché non ho nient'altro da fare": questo il ritratto che Zizou fece della città di Torino, città che stancò anche Véronique perché mancava il mare: infatti i due andarono a Madrid, non proprio celebre nel mondo per le sue coste. Spiaggia o non spiaggia, Zidane nel calcio ha vissuto un'avventura unica non solo per i trionfi, compreso ovviamente il Pallone d'Oro, e neppure soltanto per le tre Champions consecutive alla guida del Real nella sua seconda vita in panchina, ma perché è sempre rimasto unico: anche nelle tre occasioni in cui se ne andò dalla "casa blanca", una da calciatore e due da allenatore, rinunciando a più di 40 milioni di euro in contratti già firmati. Il prossimo non sarà con il Psg, come si ipotizzava. Forse con la nazionale francese dopo i mondiali in Qatar.

"Voglio continuare, la fiamma arde ancora" ha appena promesso. Gli restano molte cose da dire, anche se quelle davvero indimenticabili le mostrò in campo, per esempio durante Bologna-Juventus del 20 maggio 2001, bianconeri sotto di un gol e poi vincitori per 4-1 con il francese semplicemente monumentale: lo stadio lo applaudì più volte a scena aperta, sebbene stesse facendo a pezzi la squadra di casa (un consiglio: cercate le immagini di quel giorno su YouTube). E adesso, brindando ai 50 anni di Zizou, sorge spontanea una domanda. Chi, complessivamente, è stato più grande di lui nel dopoguerra? Non vale solo la classe, conta il peso specifico nel rapporto tra talento e risultati. Per esempio Van Basten, Messi e Cristiano Ronaldo non hanno mai vinto un mondiale in quel modo, non hanno mai trascinato così. Si offende qualcuno, se ci vengono in mente soltanto Pelè e Maradona?