✕

La rabbia di Spalletti, la corsa di Mazzone, il kung fu di Cantona, Panatta pugile: se il tifoso fa saltare i nervi

La storia del calcio, ma non solo, è ricca di protagonisti che non hanno mantenuto la calma quando dagli spalti sono arrivati insulti ripetuti
3 minuti di lettura

Se Spalletti fosse stato Cosmi al tifoso della Fiorentina che insultava pesantemente sua madre avrebbe urlato “Forza Empoli”, con le mani a conca sulla bocca e tutto il fiato avvelenato che aveva in gola. Ricordate, no? Lazio-Perugia, Cosmi espulso, sta per infilare il sottopassaggio, i tifosi della Lazio gli urlano qualcosa e lui si vendica, con la più ferale delle repliche. Se Spalletti fosse stato Mazzone sarebbe scattato come un centometrista tarantolato che viene punto da un’ape, inveendo e puntando il dito verso la tribuna, mentre i suoi collaboratori gli sarebbero saltati addosso nel tentativo di fermarlo, inutilmente - sia chiaro - perché quella volta - era un Brescia-Atalanta - c’erano sempre i genitori di mezzo e allora, no, tutto ma non sfiorate mia madre.

Se Spalletti fosse stato Cosmi al tifoso della Fiorentina che insultava pesantemente sua madre avrebbe urlato “Forza Empoli”, con le mani a conca sulla bocca e tutto il fiato avvelenato che aveva in gola. Ricordate, no? Lazio-Perugia, Cosmi espulso, sta per infilare il sottopassaggio, i tifosi della Lazio gli urlano qualcosa e lui si vendica, con la più ferale delle repliche. Se Spalletti fosse stato Mazzone sarebbe scattato come un centometrista tarantolato che viene punto da un’ape, inveendo e puntando il dito verso la tribuna, mentre i suoi collaboratori gli sarebbero saltati addosso nel tentativo di fermarlo, inutilmente - sia chiaro - perché quella volta - era un Brescia-Atalanta - c’erano sempre i genitori di mezzo e allora, no, tutto ma non sfiorate mia madre.

 

Il gesto del tagliagole di Ventura

Se Spalletti fosse stato Fascetti - eccone un altro che si accendeva come una miccia - si sarebbe avvicinato al tifoso con passo lento e indicandolo gli avrebbe consigliato una dieta vegana: “Devi mangiare ancora tanta mer** prima di parlare con me”. Sorvolò sul contorno, nel menù non era previsto. Capitò ai tempi della Lucchese e l’inventore del “Casino organizzato” voleva mettere ordine tra i contestatori. Se Spalletti fosse stato Ventura avrebbe tirato fuori dal suo repertorio lo “sguardo assassino”, si sarebbe voltato verso il tifoso e portando il pollice al collo avrebbe fatto il gesto del tagliagole, roba che a “Peaky Blinders” l’avrebbero preso subito nel cast dei protagonisti. E andò proprio così: era un derby di Torino, il tifoso era granata e Ventura da venti minuti era diventato il bersaglio delle sue contumelie. Poi l’allenatore del Toro si scusò, con faccia contrita si presentò davanti alle telecamere, capì che aveva esagerato, si disse pentito, spiegò che erano stati “cinque secondi di rabbia” e insomma, la questione finì là.

Le offese alla signora Ilva

Però, che fatica fare l’orsetto del tiro a segno. E povero Spalletti - che per tutta la durata di Fiorentina-Napoli - si è sentito puntellare la schiena dalle desolanti offese di quel signore che - non pago - stava pure per rifilargli uno sganassone. Spalletti ha parlato di maleducazione e ha ragione, perché i tifosi o presunti tali si sentono autorizzati a tutto, forti della premessa: pago, quindi posso fare ciò che mi pare. No, non funziona così. Ma vaglielo a spiegare a certa gente: se sei Spalletti e vivi da quelle parti - alla “Rimessa” di Montaione - tirano le pietre a tua madre, la signora Ilva, “che c’ha novant’anni” ha detto l’allenatore in conferenza, come a dire “eddai”, ed è davvero una donna impastata di cuore e fil di ferro, originaria di Colle Val d’Elsa, a Siena, sposata a Montespertoli con il babbo di Luciano, il guardiacaccia Carlo, per una vita sarta alle confezioni dai Corsi, sì, la famiglia del presidente dell’Empoli.

Il colpo di kung fu di Cantona

Quindi saltano i nervi e il confine di gioco - il campo - diventa una trincea. Eric Cantona e il suo colpo di kung fu al tifoso (ehm ehm) del Crystal Palace che gli costò 8 mesi di squalifica resta l’immagine da copertina del grande romanzo di liti, tafferugli, confronti accesi e spinti, ma a leggerlo con calma - questo romanzo criminale - vi si ritrovano storie incredibili. Quella di Romeo Benetti, per esempio. 1976, Trofeo del Bicentenario, l’Italia gioca a Washington, New York e New Haven. A migliaia i “paisà” che accorrono, spinti dalla nostalgia. Forse uno di loro esagera, perché ad un certo punto - a fine partita - si butta tra le braccia di Benetti, ma questi, assai infastidito lo stende con uno dei suoi micidiali tackle. E’ il presidente della più importante associazione di italo-americani. Diventa un caso diplomatico, gestito tra l’imbarazzo della comitiva azzurra.

Il pugno tirato a caso da Adriano Panatta

Patrice Evra, ai tempi del Marsiglia, si lasciò prendere dall’entusiasmo. Un tifoso lo stava sbeffeggiando, beninteso: un tifoso del Marsiglia. Evra gli si avvicinò minaccioso, ma quello mica smise. Così il francese gli rifilò un calcio nel sedere. Alè. Avanti il prossimo. Di recente il centrocampista ex Tottenham Eric Dier - alla fine di una sfida di FA Cup - si accorse che in tribuna un tale si stava accapigliando con suo fratello. Come Pippi Calzelunghe, ma con più furore, salì i gradoni a tre a tre e stese con un pugno il malcapitato. Come da spot vintage: chi ama il calcio odia la violenza, ma anche chi ama il tennis la detesta. Eppure, sentire Adriano Panatta raccontare di quella volta a Barcellona, fa sempre ridere. Dunque: 1977, Coppa Davis, quando la Coppa Davis era davvero la Champions. Italia-Spagna 3-1, azzurri già qualificati, ultimo inutile incontro, Panatta vs Soler. Panatta di voglia non ce n’ha, gioca maluccio, viene preso di mira dal pubblico spagnolo. Insulti, sputi, si becca persino una cucinata. Così sale in tribuna, si butta nella mischia e tira un cazzotto. A caso. Infatti becca un tifoso italiano. L’unico che voleva difenderlo. La difesa di Panatta: "Mica potevo chiedergli il passaporto". Gioco, partita, incontro.