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Cori razzisti, odio antisemita, insulti: quei violenti sempre al primo posto nella classifica della vergogna

(agf)
Una manciata di turni, dalla serie A alla Lega Pro, e la costante del tifo becero già ci squaderna una serie di episodi da brividi. Gli ultimi a Firenze, Milano e Cesena
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C'è una squadra di deficienti, violenti e razzisti che non abbandona mai il primo posto nella classifica della vergogna. Ancora non sappiamo quasi nulla di un campionato iniziato prima di Ferragosto, non chi lo vincerà, non come si giocherà, non quale impatto avrà l'inedito stop d'inverno, ma una certezza purtroppo esiste: i peggiori, sulle gradinate, non si sono mai mossi, sono sempre titolari.

Una manciata di turni, dalla serie A alla Lega Pro, e la costante del tifo becero (neppure tifo, in realtà, ma autentica devianza psichica, comportamentale e sociale) già ci squaderna una serie di episodi da brividi. "I campioni dell&#…

C'è una squadra di deficienti, violenti e razzisti che non abbandona mai il primo posto nella classifica della vergogna. Ancora non sappiamo quasi nulla di un campionato iniziato prima di Ferragosto, non chi lo vincerà, non come si giocherà, non quale impatto avrà l'inedito stop d'inverno, ma una certezza purtroppo esiste: i peggiori, sulle gradinate, non si sono mai mossi, sono sempre titolari.

Una manciata di turni, dalla serie A alla Lega Pro, e la costante del tifo becero (neppure tifo, in realtà, ma autentica devianza psichica, comportamentale e sociale) già ci squaderna una serie di episodi da brividi. "I campioni dell'Italia sono ebrei" hanno cantato alcuni (non pochi) interisti durante il derby di sabato, e nel corso del riscaldamento delle squadre si sono alzati cori contro il Napoli, che in quella partita tra l'altro non c'entrava niente: "Vesuvio erutta, tutta Napoli distrutta" è soltanto uno dei canti più ricorrenti.

L'odio antisemita, una pulsione che in teoria dovrebbe essere stata sepolta dalla storia svariati decenni fa, continua ad essere una specie di repertorio trasversale e insozza città, tifoserie, categorie sportive e colori diversi. Durante Fiorentina-Juventus, decine di sostenitori bianconeri hanno cantato "i viola non sono italiani, ma sono una massa di ebrei". Sul cemento dello stadio di Rimini, in attesa del Cesena (una sfida di Lega Pro) è apparsa la seguente scritta: "Anna Frank tifa Cesena". Pronta e decisa la presa di posizione del presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli: "Vergognatevi!". Seguiranno, si spera, provvedimenti, come nel caso delle altre tifoserie per le quali valgono pur sempre i filmati e la responsabilità oggettiva.

E che dire dei barbari che hanno insultato Luciano Spalletti durante Fiorentina-Napoli? Alla fine c'è scappato pure uno schiaffetto in faccia all'allenatore, e le due persone identificate sono un allenatore di calcio e un pensionato di 79 anni. Ormai sono saltate quasi tutte le categorie e le barriere: anche il termine "ultrà" sembra riduttivo e inappropriato. I video dei cori famigerati, ripresi tra l'altro dall'interno di quegli stessi settori degli stadi e non da "nemici", come se il momento dell'offesa fosse vanto e orgoglio, mostrano una serie di spaccati umani piuttosto sorprendenti. A fare massa nel peggio del branco sono anche giovani, adulti, uomini e donne, ragazzi e ragazze, talvolta persone anziane.

Dimentichiamo dunque l'iconografia classica del guerriero da curva, tatuato e borchiato, gonfio di birra e seminudo anche in pieno inverno. I filmati, alcuni in onda "a rullo" su Tik Tok e su altri social, non mentono e smontano le spiegazioni troppo comode sui violenti, sì trucidi ma in fondo pochi e comunque non rappresentativi, gente che non sta bene, personaggi ai margini della società. Invece, guardate bene quei filmati: molti dei violenti sembrano proprio persone come tante, perché probabilmente lo sono. Le stesse che incontriamo per strada, sulla metropolitana, al supermercato.

Se due tifosi viola, padre e figlio, aspettano di sfidare la Juventus con addosso la maglia del Liverpool, chiara citazione della tragedia dell'Heysel che costò 39 morti, siamo davvero oltre ogni limite. Se sui social si insolentisce Mihajlovic, e lasciamo stare la sua difficile lotta contro la malattia, qualcuno ha davvero bisogno di un bravo medico e non è Sinisa. Se un tifoso napoletano non è libero di passeggiare con addosso la casacca della squadra del cuore nei pressi dello stadio di Verona, senza essere definito "scimmia" e "terrone" da una sfilza si soggetti che lo incrociano, non vuol dire che quel tifoso era entrato per sbaglio in un covo ultrà, ma che certe derive sono ormai presenti nella società italiana. Questo appare ancora più grave in questo preciso momento storico, a poche settimane dal voto e con il ritorno impunito dei più violenti rigurgiti fascisti, purtroppo non soltanto in Italia. L'ebreo (ma chi? Ma dove?) come diverso, come nemico da abbattere. Il meridionale? Deve bruciare nel fuoco di un vulcano. Per non parlare dei neri, altri bersagli classici dei peggiori da stadio. Almeno smettiamola di pensarli altro da noi.