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La Juventus non può vivere solo di andrenalina. Fra Milan e Napoli il peso delle assenze di Leao e Osimhen

Il punto sulla sesta giornata di campionato
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Alla fine la tassa europea intera scatta per la sola Fiorentina, perché la Juve rimedia nel recupero almeno parte dei danni procurati dagli orrori difensivi del primo tempo. Aveva pure vinto, in stile Manchester United-Bayern del 1999, e diciamo subito che punire il fuorigioco di Bonucci che ha portato all'annullamento del 3-2 di Milik ci pare un errore. Era stata, quella della Juve, una reazione finale di impeto più che di testa, un recupero dopo il lungo passaggio a vuoto innescato dagli errori di Cuadrado e Paredes, e questo malgrado un promettente quarto d'ora iniziale. La Juve paga il primo sbaglio come una provinciale, lasciandosi strangolare dall'ansia: e per quanto la Salernitana sia un'altra squadra rispetto all'anno scorso, e il suo contropiede veloce e affilato, non è possibile che la Juve balbetti calcio così a lungo, facendosi lanciare dalla sola adrenalina. Mercoledì arriva il Benfica, la prima svolta stagionale: la …

Alla fine la tassa europea intera scatta per la sola Fiorentina, perché la Juve rimedia nel recupero almeno parte dei danni procurati dagli orrori difensivi del primo tempo. Aveva pure vinto, in stile Manchester United-Bayern del 1999, e diciamo subito che punire il fuorigioco di Bonucci che ha portato all'annullamento del 3-2 di Milik ci pare un errore. Era stata, quella della Juve, una reazione finale di impeto più che di testa, un recupero dopo il lungo passaggio a vuoto innescato dagli errori di Cuadrado e Paredes, e questo malgrado un promettente quarto d'ora iniziale. La Juve paga il primo sbaglio come una provinciale, lasciandosi strangolare dall'ansia: e per quanto la Salernitana sia un'altra squadra rispetto all'anno scorso, e il suo contropiede veloce e affilato, non è possibile che la Juve balbetti calcio così a lungo, facendosi lanciare dalla sola adrenalina. Mercoledì arriva il Benfica, la prima svolta stagionale: la speranza è che qualcosa (Di Maria?) sia stato lasciato di conserva, perché all'organico completo del 2023 che viene spesso invocato ci si deve arrivare con la Juve di oggi. E non è corretto considerarla scarsa, anche così dovrebbe fare molto di più.

Milan e Napoli hanno raggiunto la vetta e domenica si affrontano in un big match che per differenti motivi non verrà giocata da Leao e Osimhen. Uno dei "classici" del discorso calcistico riguarda la dipendenza di una squadra dal suo giocatore migliore, che in genere gli allenatori negano. Quel che fa la differenza è la capacità di una squadra di fare a meno della sua star. Pioli ha detto che il Milan verrà messo in maggiore difficoltà perché gli mancherà anche Rebic, il rimpiazzo naturale di Leao, il che potrebbe consigliare un modulo diverso: bella prova ulteriore per un tecnico che negli ultimi due anni ne ha superate parecchie.

Ma sarà vero che il Milan patirà di più? Il dubbio esiste perché l'anno scorso il dicembre orribile del Napoli - tre sconfitte in casa con Atalanta, Empoli e Spezia - coincise con la perdita di Osimhen. La prima partita senza il nigeriano, guarda caso ancora con lo Spezia al "Maradona", è stata una sofferenza interrotta appena in tempo da una giocata di Raspadori, che l'anno scorso non c'era come Simeone, che in Champions ha rilevato Osimhen centrando la porta nel giro di tre minuti. Quando si dice che il mercato ha migliorato una squadra. Nel contesto di una gara complessa, un'altra delle reduci europee è venuta a capo della rivale dopo molte fatiche: come l'Inter, il Milan e il Napoli, anche la Lazio ha fatto bingo nell'ultimo quarto di gara. L'ha risolta una diagonale ormai proverbiale nella storia del club, quella da Milinkovic a Immobile, al terzo gol che cambia il risultato della stagione: la notazione non è pleonastica, segnare l'1-0 è un lavoro molto più difficile del terzo e del quarto gol, e a una settimana dal ritorno della Nazionale - che fra tre mesi avrà finito la sua penitenza e potrà pensare al futuro - sarebbe scorretto negare che Ciro resti il miglior attaccante italiano.

Detto che l'Atalanta ha frenato la sua scalata per una clamorosa gaffe del suo portiere, chiudiamo con un'altra storia d'alta classifica che sorprende. È impossibile trovare in A un cambio più codificato di quello che riguarda i centravanti dell'Udinese. Nelle sei partite giocate fin qui Beto è partito titolare due volte e Success quattro, e i due si sono sempre scambiati le consegne in un segmento di gara che va dal 18' al 24' del secondo tempo. Success non ha ancora segnato un gol mentre Beto, con la doppietta di ieri, è salito a quota 4, e ovviamente la minore titolarità del più prolifico desterebbe qualche perplessità se non fosse che le scelte di Sottil funzionano alla grande. L'Udinese ha vinto quattro partite di fila e ieri ha superato il test di maturità che le provinciali in genere falliscono: dopo la grande impresa con una big metropolitana - il 4-0 alla Roma - ha vinto la partita "facile" seguente, contro il Sassuolo in dieci. Beto è un gran bel centravanti, ha 24 anni e un mix tra presenza fisica e qualità tecnica che potrebbe portarlo lontano: nel frattempo fa viaggiare l'Udinese in prima classe con un gol ogni 67 minuti. La frequenza di Mbappé, per intenderci, è 65.