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L'Udinese è la sorpresa, ma è una favola che piace a pochi

(agf)
E' sempre domenica: la rubrica di Gabriele Romagnoli
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Questo articolo è  stato scritto prima della vittoria dell'Udinese con l'Inter

Quali squadre hanno fin qui mostrato il gioco migliore? Facile: Napoli, Milan, Udinese. E adesso, scova l’intruso. Indizio: indossa il bianconero “sbagliato”, inatteso. L’Udinese vince da 4 partite e oggi contro l’Inter si presenta all’esame per “nuova Atalanta” o “impossibile Leicester”. Quanto ci piacerebbe una favola italiana che manca dai tempi di Vialli e Mancini. E quanto non la vorremmo, in realtà.

L’Udinese avrebbe tutti i requisiti. È una società sana; si è clonata, ma all’estero evitando i pasticci creati da altre. Non ingaggia allenatori magici. Ha allevato un vice (Gotti) fino a farne un titolare. Via lui, un altro vice (Cioffi). Via lui, ha preso dalla B uno (Sottil) che ha vinto soltanto in serie minori (a Siracusa e Livorno). Ha fatto plusvalenze con De Paul e Udogie (rima…

Questo articolo è  stato scritto prima della vittoria dell'Udinese con l'Inter

Quali squadre hanno fin qui mostrato il gioco migliore? Facile: Napoli, Milan, Udinese. E adesso, scova l’intruso. Indizio: indossa il bianconero “sbagliato”, inatteso. L’Udinese vince da 4 partite e oggi contro l’Inter si presenta all’esame per “nuova Atalanta” o “impossibile Leicester”. Quanto ci piacerebbe una favola italiana che manca dai tempi di Vialli e Mancini. E quanto non la vorremmo, in realtà.

L’Udinese avrebbe tutti i requisiti. È una società sana; si è clonata, ma all’estero evitando i pasticci creati da altre. Non ingaggia allenatori magici. Ha allevato un vice (Gotti) fino a farne un titolare. Via lui, un altro vice (Cioffi). Via lui, ha preso dalla B uno (Sottil) che ha vinto soltanto in serie minori (a Siracusa e Livorno). Ha fatto plusvalenze con De Paul e Udogie (rimasto in parcheggio). Non ha cambiato schema, ma modo di applicarlo. Ci sono piccole invenzioni. La più riuscita è il Tucu Pereyra a tutto campo: ara la fascia destra e si accentra per l’ultimo passaggio, avendo la classe per farlo. Una specie di Cancelo. L’altra sono i due “jack-in-the-box”, giocatori a sorpresa caricati a molla in panchina, che appaiono e lasciano l’avversario di stucco: Beto e Samardzic. Per ogni ora passata in campo uno dei due segna.

Manca qualcosa? Il portiere Silvestri con le treccine è maturato. Becao è un difensore che poteva servire ai rivali di oggi. Deulofeu ha rifiutato Napoli per avere le sue zolle di campo riservate e questo l’ha reso meno egoista. L’extra? Basta essere stati al pub dove davano Udinese-Roma 4 a 0 per aver visto uomini piangere e donne sorridere osservando i bianconeri. Poi se il cronista dice: “Destiny… Success”, è finita. Eppure. Tranne i suoi tifosi nessuno vuole veramente che una squadra di seconda fascia faccia il gran salto.

Se oggi l’Udinese vincesse, i titoli non sarebbero per il suo “pokerissimo” ma per la “crisi” dell’Inter. La bella favola deve avere un limite, abitare in pagine interne o negli ultimi highlight: non vende. Ma c’è di più: nessun altro nella stessa condizione spera veramente nell’outsider, perché è la dimostrazione del suo fallimento. Date le stesse condizioni di partenza, se raggiunge risultati molto diversi proclama che un’altra classifica era possibile. L’ascensore sociale non compensa la lotta di classe, non la placa. Lo fa, molto di più, il cinismo dei finali: Juventus, Inter, Milan, ogni morte di papa una romana, chiuso. Meglio condividere tutti la zona grigia che catapultarne uno in Champions. Poi, magari, è Destiny (ma al Tottenham).