Le partite a scopone, i balli nei pub: il "trenino" di Lotito arriva al Senato
di Maurizio Crosetti , di Maurizio Crosetti"Io sono del popolo!" ha ripetuto Claudio Lotito ai suoi potenziali elettori molisani per oltre un mese vissuto in missione in quelle terre, paracadutato lì da Forza Italia, e una parte del popolo deve avergli creduto se adesso il presidente è diventato senatore. "Io il Molise non sapevo neanche dov'era, ma poi l'ho battuto tutto, in lungo e in largo". Una vecchia tattica che premia ancora, un gioco "all'italiana", uno schema che Lotito ha applicato con tenacia per diventare allenatore di sé stesso. Epoca social? Web tiranno e titanico? Mondo digitale? Nulla di tutto questo. Semmai, partite a scopone nei bar e balli più o meno sfrenati nei pub. Il "trenino", volendo, fa capolinea a Palazzo Madama.
Elezioni, la gaffe di Lotito: "Conosco l'Abruzzo perché mio nonno era di Amatrice"
"Lotito pensa solo al Senato"
"Da agosto pensa solo al Senato&q…
"Io sono del popolo!" ha ripetuto Claudio Lotito ai suoi potenziali elettori molisani per oltre un mese vissuto in missione in quelle terre, paracadutato lì da Forza Italia, e una parte del popolo deve avergli creduto se adesso il presidente è diventato senatore. "Io il Molise non sapevo neanche dov'era, ma poi l'ho battuto tutto, in lungo e in largo". Una vecchia tattica che premia ancora, un gioco "all'italiana", uno schema che Lotito ha applicato con tenacia per diventare allenatore di sé stesso. Epoca social? Web tiranno e titanico? Mondo digitale? Nulla di tutto questo. Semmai, partite a scopone nei bar e balli più o meno sfrenati nei pub. Il "trenino", volendo, fa capolinea a Palazzo Madama.
Elezioni, la gaffe di Lotito: "Conosco l'Abruzzo perché mio nonno era di Amatrice"
"Lotito pensa solo al Senato"
"Da agosto pensa solo al Senato" hanno ripetuto i suoi amici calcistici. Persino l'amata Lazio e le disavventure di Ciro Immobile sono passate in secondo piano rispetto al sogno parlamentare: "Sarò il gladiatore di questo popolo dimenticato" è stato il suo secondo slogan. Il primo, stampato sui santini distribuiti porta a porta, era: "Un imprenditore del fare per il Molise". Perché si fa un così largo consumo della retorica della "gggente", ma poi questi politici o aspiranti tali la intravedono solo dietro la telecamera, la immaginano là a casa a scuotere il capo. Claudio Lotito no. Lui ha preso armi e bagagli e ha percorso il territorio senza dimenticarne neppure un fazzoletto, la mattina a Campobasso, il pomeriggio a Isernia, la sera a Venafro. Ha posato per selfie e fotografie, ha firmato più autografi dei suoi giocatori, ha promesso agli ultrà del Campobasso, curva storicamente di sinistra, di aiutarli a risalire la corrente dal sottosuolo dei dilettanti (ora stanno in Eccellenza) fino a gironi più nobili del calcio, rischiando però incidenti diplomatici con altre tifoserie, e alla fine garantendo che lui lavorerà per tutti, senza questioni di campanile, per carità. "Ahò, in Molise mi voteranno pure i romanisti", aveva garantito con il piglio di chi non ha mai dubbi. Infatti.
Lotito al pub alle tre di notte
Un Lotito piacione, molto presente, populista e pronto ad arringare la folla e presentarsi magari al pub "Il Sagittario" di Campobasso alle tre di notte. La gente ha messo su la musica e gli ha chiesto di ballare al ritmo di "Lotito is on fire" e lui ha ballato, ha ascoltato storie personali e questioni generali, ha visto i quattro vescovi molisani garantendo la sua provata fede, e insomma sembrava uno di quei candidati che in passato portavano promesse e regalini. "Devolverò in beneficenza lo stipendio da senatore!", circa 13 mila euro al mese, una specie di paghetta per chi è abituato ai milioni del calcio, anche se gli hanno fatto vendere la Salernitana e tenere soltanto la Lazio. Cioè la squadra, anzi il mondo da cui tutto è cominciato, e con cui Claudio Lotito ha iniziato la sua famosa scalata dal basso per aspirare allo scranno in Senato, cerchio perfetto del suo potere.
Lotito ha fatto centro al secondo tentativo
Lui è quello che nel 2019 promise: "Risano l'Alitalia in sei mesi!" ma poi non riuscì a comprare il 37,50 per cento della compagnia aerea per 375 milioni di euro: pare che le garanzie bancarie non fossero proprio impeccabili. Lotito ha tirato dritto, dopo che già nel 2018 aveva corso per il Senato perdendo al primo giro, facendo ricorso e aspettando un probabile verdetto favorevole, solo che i tempi si sono allungati all'infinito e la legislatura è morta di morte non proprio naturale. Si trattava insomma di riprovarci, visto che nello sport l'asticella che cade al primo tentativo può essere superata al secondo, e comunque c'è sempre il terzo salto, prima di arrendersi. A Lotito sono bastati due salti.
Lotito e la gaffe sul nonno di Amatrice
Munito di naso molto più lungo rispetto a numerosi altri aspiranti politici, Claudio Lotito non ha fatto lo schizzinoso e ha danzato da una balera all'altra al ritmo di "Let's twist again", "That's amore" e i "Watussi". Come un Jep Gambardella qualunque, si è imbucato alle feste ma non per farle fallire, come il protagonista della Grande Bellezza, ma per farle fruttare. E dire che non era partito bene, con quella gaffe sul nonno di Amatrice, insomma un conterraneo dei suoi elettori, secondo lui, peccato che Amatrice sia in Lazio. "Ma fino al 1927 era in Abruzzo!" ha ribattuto Lotito. Abruzzo o Molise, per lui pari sono, purché si vinca.
Lotito e Berlusconi, rivali solo allo stadio
Da una pista da ballo a un tavolo delle carte, Claudio Lotito ha dunque vissuto il suo mese di vertigine, piazzato in Molise (non in Abruzzo, non in Lazio) da Silvio Berlusconi, rivale soltanto allo stadio, Lotito che naviga nelle acque tra Forza Italia e Lega, vicino a Valentina Vezzali e non lontano da tanti altri che negli anni sono andati da lui per un aiuto, un giocatore, un consiglio, un prestito, un'alleanza. Governare gli è sempre piaciuto, anche se non sempre è stato un successo: come quando fu il principale sponsor del presidente Carlo Tavecchio in Figc, quello delle banane e di "Optì Pobà". Meglio dimenticare. Ma chi viene dal popolo, come lui sostiene di sé stesso, non molla mai. Vale anche per il calcio: è il bello della diretta. Nel caso di Claudio Lotito, è stato il ballo della diretta.