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Gian Piero Ventrone, il marine che sapeva conquistare tutti con la fatica

Ventrone con Son (foto twitter tottenham) 
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Quando Gian Piero Ventrone, morto improvvisamente a 62 anni per una leucemia acuta che aveva scoperto di avere da pochi giorni, arrivò alla Juventus portato da Lippi, molti celebrati campioni si domandarono se quel preparatore atletico non fosse un po' matto. Mai nella vita avevano lavorato tanto senza pallone, mai avevano sputato sangue e vomitato, letteralmente, per la fatica. Mai si erano preparati a ritmo di musica rock. Mai avevano avuto l'impressione di essere dentro Full Metal Jacket e non su un campo di calcio.

Ventrone il "marine"

Lo chiamavano "il marine" perché era stato nel Battaglione San Marco e davvero aveva seguito corsi speciali in America, nel leggendario corpo militare. Napoletano glaciale, severissimo, aveva conquistato quei campioni…

Quando Gian Piero Ventrone, morto improvvisamente a 62 anni per una leucemia acuta che aveva scoperto di avere da pochi giorni, arrivò alla Juventus portato da Lippi, molti celebrati campioni si domandarono se quel preparatore atletico non fosse un po' matto. Mai nella vita avevano lavorato tanto senza pallone, mai avevano sputato sangue e vomitato, letteralmente, per la fatica. Mai si erano preparati a ritmo di musica rock. Mai avevano avuto l'impressione di essere dentro Full Metal Jacket e non su un campo di calcio.

Ventrone il "marine"

Lo chiamavano "il marine" perché era stato nel Battaglione San Marco e davvero aveva seguito corsi speciali in America, nel leggendario corpo militare. Napoletano glaciale, severissimo, aveva conquistato quei campioni dopo qualche settimana. In particolare Antonio Conte, che grazie a Ventrone sosteneva di sentirsi dieci anni in meno e che lo volle poi quasi sempre con sé, quando diventò allenatore.

La scossa fisica alla Juve

L'epopea di Ventrone ricalca quella della prima Juve di Marcello Lippi e della discussa Triade al comando del club dal 1994. Con Giraudo e Moggi, e con tutto lo staff tecnico, l'intesa del "marine" era perfetta perché quella Juventus non riusciva più a vincere, veniva da lunghi anni di mollezza agonistica e aveva bisogno di una fortissima scossa fisica ed emotiva. "La classe non basta, io alleno cervelli" ripeteva l'allenatore con ben rari sorrisi, quasi un sosia di Paul Newman. Ai muscoli pensava Ventrone, imponendo al gruppo sedute atletiche in campo e in palestra ai limiti dell'umana sopportazione. I risultati non mancarono: nessuno correva quando la Juve, nessuno possedeva quel furore agonistico e quell'inesausta resistenza. A nessuno accadde di gonfiare di più i muscoli, e questo attirò molti sospetti e le famose accuse di Zeman, che invitò a guardare il collo di alcuni atleti prima e dopo la cura. Com'è noto, quei sospetti portarono a un processo per doping farmacologico le cui ombre non si sono dissolte neppure dopo l'ultima sentenza.

Ventrone preparò l'Italia mondiale del 2006

Molto amato dagli allenatori e stimatissimo dai giocatori, Gian Piero Ventrone aveva non poche perle nelle sua collana, la più brillante delle quali la preparazione atletica dell'Italia campione del mondo 2006 con il sodale Lippi, che in seguito lo avrebbe portato con sé anche in Cina. Ma è stato Conte, a livello di club e partendo dal Siena, a dare altre possibilità al "marine" fidandosi, in pratica, quasi soltanto di lui. Al punto di chiamarlo anche al Tottenham, dove Ventrone era il preparatore atletico fino a poche ore fa e dove il suo impatto, tanto per cambiare, è stato devastante: ha fatto scalpore il "vomito da fatica", in campo, di Harry Kane, qualche settimana fa davanti a spettatori sbigottiti (si trattava di uno dei rari allenamenti a porte aperte degli Spurs).

"Chi sopravvive con lui ha qualcosa di speciale", dicevano i bianconeri che correvano e si sfinivano seguendo i battiti della sua famigerata campana a bordo campo, saltando tronchi come soldati prima di una battaglia. Fino alla fine, in questo caso davvero, purtroppo.