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Caso D'Onofrio: l'Aia di Cinisello sapeva della condanna del procuratore arbitrale

(ansa)
Il presidente Esposito era stato informato ma non aveva comunicato nulla al presidente nazionale, Trentalange. Ora la sezione è stata commissariata
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ROMA - L’Associazione italiana arbitri sapeva. Sapeva che Rosario D’Onofrio, che per l’Aia svolgeva il ruolo di procuratore capo, una sorta di pm, aveva una condanna per traffico di droga ed era ai domiciliari. L’informazione non era in possesso del presidente nazionale, Alfredo Trentalange. Ma era stata comunicata da un tesserato al presidente della sezione Aia di Cinisello Balsamo (dove era tesserato D'Onofrio), Giuseppe Esposito. Che l’ha taciuta, per lunghissimi mesi, ai suoi superiori.

D'Onofrio, l'Aia di Cinisello sapeva

Una macchia gravissima per l’Associazione arbitri, che rischia di minarne la credibilità: non so…

ROMA - L’Associazione italiana arbitri sapeva. Sapeva che Rosario D’Onofrio, che per l’Aia svolgeva il ruolo di procuratore capo, una sorta di pm, aveva una condanna per traffico di droga ed era ai domiciliari. L’informazione non era in possesso del presidente nazionale, Alfredo Trentalange. Ma era stata comunicata da un tesserato al presidente della sezione Aia di Cinisello Balsamo (dove era tesserato D'Onofrio), Giuseppe Esposito. Che l’ha taciuta, per lunghissimi mesi, ai suoi superiori.

D'Onofrio, l'Aia di Cinisello sapeva

Una macchia gravissima per l’Associazione arbitri, che rischia di minarne la credibilità: non soltanto un suo associato, ma addirittura il suo procuratore capo era costretto ai domiciliari e un dirigente della Associazione ha ritenuto di poter omettere questa informazione. Con la doppia conseguenza di rendere ricattabile D’Onofrio e di impedire ai vertici dell’Associazione di defenestrare un soggetto che aveva mentito – omettendo di comunicare le proprie pendenze giudiziarie – sul proprio curriculum. Non solo: Esposito, il presidente commissariato della sezione di Cinisello, era anche responsabile etico della sua sezione: un dettaglio che amplifica la responsabilità del suo silenzio sulle restrizioni della libertà personale a cui era sottoposto D’Onofrio.

Commissariata la sezione di Cinisello

In giornata, quando l’informazione è arrivata al presidente Trentalange, ha immediatamente provveduto a commissariare la sezione di Cinisello. Ma diventa sempre più difficile difendere la struttura: possibile che nessun altro sapesse? Possibile che chi ha informato Esposito non avesse comunicato nulla anche ai piani superiori, ossia ai dirigenti nazionali? Possibile che il muro di omertà che ha nascosto i “segreti” di D’Onofrio abbia resistito tanto a lungo, senza che diventasse pubblico nelle decine di chat whatsapp in cui arbitri, guardalinee e in generale tesserati dell’Associazione arbitri si scambiano informazioni, commenti, valutazioni, ma in cui viaggiano anche i gossip, inevitabili in ogni gruppo così ristretto di persone? La prima crepa nel muro si è aperta. Chissà se resterà l’unica.