Belgio, l'ultimo giro di giostra della generazione dorata: "Per la coppa ci siamo anche noi"
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaDOHA - In Belgio la chiamano da una decina d'anni la Génération dorée e da una decina d'anni aspettano il colpo d'ala decisivo dalla nazionale più forte di sempre, perché chissà quando mai si ritroverà assieme gente come De Bruyne e Lukaku, Courtois e De Bruyne, Hazard e Witsel, Alderweireld e Mertens, Vertonghen e Carrasco. Forse mai più. E forse questi sono gli ultimi colpi: i belgi sembrano quasi rassegnati a chiudere questa parentesi di gloria senza il trionfo che vanno da sempre cercando, loro che hanno una nazionale che non ha mai vinto niente.
Vertonghen: "Nel 2018 eravamo i più forti"
L'occasione l'hanno perduta quattro anni fa in Russia. "Nel 2018 avevamo una squadra fantastica, eravamo tutti al top" dice il difensore Jan Vertonghen, memoria e colonna storica della squadra. Era allora che avrebbero potuto entrare nella leggenda ma, dopo aver eliminato il Brasile nei …
DOHA - In Belgio la chiamano da una decina d'anni la Génération dorée e da una decina d'anni aspettano il colpo d'ala decisivo dalla nazionale più forte di sempre, perché chissà quando mai si ritroverà assieme gente come De Bruyne e Lukaku, Courtois e De Bruyne, Hazard e Witsel, Alderweireld e Mertens, Vertonghen e Carrasco. Forse mai più. E forse questi sono gli ultimi colpi: i belgi sembrano quasi rassegnati a chiudere questa parentesi di gloria senza il trionfo che vanno da sempre cercando, loro che hanno una nazionale che non ha mai vinto niente.
Vertonghen: "Nel 2018 eravamo i più forti"
L'occasione l'hanno perduta quattro anni fa in Russia. "Nel 2018 avevamo una squadra fantastica, eravamo tutti al top" dice il difensore Jan Vertonghen, memoria e colonna storica della squadra. Era allora che avrebbero potuto entrare nella leggenda ma, dopo aver eliminato il Brasile nei quarti, cozzarono sulla Francia in semifinale, condannati da un gol di Umtiti e dalle parate fenomenali di Lloris, portandosi appresso da allora, e trascinandoselo fino a Euro 2020, il sapore amaro dell'occasione perduta. Oggi nessuno include il Belgio tra i favoritissimi.
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Il rimpianto di Hazard: "Non sono più quello di una volta"
Lo si accredita al massimo di un piazzamento tra i primi otto, principalmente perché capitan Hazard non è più da tempo ai livelli del Mondiale ("Devo essere sincero con me stesso, non sono più quel giocatore"), perché la sua avventura al Real è stata ed è ancora fallimentare ("Ho vinto dei titoli ma non li considero miei, il mio contributo e stato nullo"), perché la sua pancetta troppo tonda fa capolino sotto la maglietta e per via di una salute che non è mai più tornata ottimale. Il Belgio non può però rinunciare a lui ("Sarà in campo e sarà il capitano", annuncia il ct Martinez) e lo sfrutterà per quell'oretta di autonomia che attualmente ha.
Lukaku vuole tornare contro il Marocco
Ma tutto il vecchio Belgio è un po' logoro, dai pilastri della difesa all'esterno Meunier, da Mertens che ormai è solo un jolly dalla panchina a Lukaku, il quale salterà l'esordio contro il Canada ma forse anche il successivo match contro il Marocco. "Abbiamo fiducia in Romelu", dice il ct Martinez. "Ha ripreso ad allenarsi, non so se sarà pronto per la seconda o la terza partita. Lui vorrebbe per la seconda".
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C'è una nuova generazione che spinge
Il Belgio, insomma, sta battendo gli ultimi colpi o forse no, forse si sta già proiettando su un altro possibile inizio e qualcuno comincia a pensare che questo non sia l'ultimo giro di giostra per la generazione dorata ma il primo per quella che si sta organizzando per rimpiazzarla. "Comprendo i vostri dubbi", spiega Vertonghen, "perché qualcuno dei vecchi non c'è più e altri non stanno bene. Due anni fa vi avrei detto che sì, forse il nostro ciclo si sarebbe chiuso in Qatar. Ma adesso le cose sono cambiate e i giovani per darci il cambio ci sono: in difesa è arrivato Faes e abbiamo diverse opzioni in attacco. Qualche anno fa avevamo difficoltà a trovare nuovi talenti ma adesso stanno rispuntando".
De Ketelaere, Onana, Faes e Doku i nuovi talenti
Vertonghen ha citato Wout Faes, che si è affermato nel Reims e in estate è passato al Leicester anche se molta serie A di medio livello (Bologna, Torino, Salernitana) gli aveva fatto il filo. In difesa si sta inserendo anche Théate, ex Bologna, che l'ha venduto al Rennes a peso d'oro, ma i gioielli più brillanti stanno tra il centrocampo l'attacco, il 21enne Onana dell'Everton e il ventenne Doku del Rennes (già brillante a Euro 2020): il primo è un elegante tuttocampista di inserimento, il secondo un'ala di dribbling e velocità, anche se ultimamente gli infortuni lo hanno un po' limitato. Ci sono anche il 22enne Openda del Lens, già due gol in appena cinque presenze, e naturalmente il milanista De Ketelaere, che è vero che nei primi tre mesi di serie A è sembrato un pesce fuor d'acqua, ma il cui talento non è discussione. Nella rosa di Martinez c'è un altro giovane attaccante, il 19enne Debast dell'Anderlecht. Insomma, la materia prima non manca a conferma che la Génération Dorée non è spuntata per caso, ma è fiorita grazie a un lavoro federale sui vivai che sta già dando risultati a medio termine. "C'è ancora qualcosa da ritoccare", conclude Vertonghen, "perché in campo dobbiamo imparare a essere più realisti, ma per la Coppa ci siamo e siamo forti come nel 2018".
L'esordio contro il Canada degli ex dilettanti
Il Belgio debutta in serata contro il Canada, la cenerentola della manifestazione assieme al Qatar: i canadesi hanno partecipato a una sola edizione della Coppa del Mondo, nel 1986, ma qui sono arrivati vincendo le qualificazioni centro-nord americane davanti a Usa e Messico, storicamente molto più forti di loro. Il calcio in Canada è, o era, uno sport residuale che fino a poco tempo fa era praticato soltanto a livello dilettantistico ed è molto meno popolare di basket, baseball e soprattutto hockey su ghiaccio e lacrosse.
Davies e David le stelle che fanno sognare
Ma negli ultimi anni le cose stanno cambiando, prima grazie alla tre franchigie canadesi nella Msl (Toronto, Vancouver specialmente Montréal, che ha mandato qui in Qatar sei giocatori) e poi per merito della nascita della prima lega professionistica candese, fondata dal 2019 da sette squadre. Ora sono diventate otto. Il terzino Davies del Bayern, che qui gioca da fantasista, e la punta David del Lille sono le stelle di una squadra che gioca un calcio molto offensivo.
La storia del ct Herdman, che aveva allenato solo donne
Alla guida c'è John Herdman, un inglese che prima di ottenere la panchina del Canada aveva allenato soltanto formazione femminili, in particolare la nazionale della Nuova Zelanda e poi quella del Canada stesso. "Mai avrei immaginato di partecipare a un Mondiale", dice, "ma adesso che siamo qui vogliamo godercela. Dalla finestra della mia camera vedo lo stadio della finale e ogni mattina penso che sarebbe un sogno arrivarci. Per un canadese è incredibile pensare che a casa ci sia gente che riempie i bar e i ristoranti per tifare per noi tutti insieme davanti alla tv". Qualcuno rinuncia persino al lacrosse.