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Più di Holly e Benji. Il Giappone vola con i gioielli allevati dalla scuola tedesca

La clamorosa sconfitta della Germania firmata da Doan e Asano: giocano nel Friburgo e nel Bochum
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DOHA - Anche stavolta, dopo il fischio finale, il pubblico giapponese ha pazientemente ripulito le tribune dello stadio. C’erano da raccogliere i cocci della Germania, mandata in frantumi dai ragazzi venuti dal Giappone e che ha allevato in casa propria. Occhi rigati dalle lacrime in tribuna stampa, feste per le strade di Tokyo come per uno scudetto. Germania-Giappone 1-2, un risultato da cartone animato. Anzi, nemmeno la fantasia dei creatori di Holly e Benji, capace di ovalizzare i palloni e sfondare le reti, aveva previsto tanto: in quelle animazioni feticcio per i ragazzi degli Anni Ottanta, il Giappone contro i maestri tedeschi pareggia soltanto. 

Cresciuti in Germania, poi l'hanno colpita al cuore

Chissà se sono cresciuti guardando quegli eroi di carta anche Ritsu Doan e Takuma Asano. Certo i due killer della Mannschaft, il nome di battaglia della squadra tedesca, il calcio vero lo hanno s…

DOHA - Anche stavolta, dopo il fischio finale, il pubblico giapponese ha pazientemente ripulito le tribune dello stadio. C’erano da raccogliere i cocci della Germania, mandata in frantumi dai ragazzi venuti dal Giappone e che ha allevato in casa propria. Occhi rigati dalle lacrime in tribuna stampa, feste per le strade di Tokyo come per uno scudetto. Germania-Giappone 1-2, un risultato da cartone animato. Anzi, nemmeno la fantasia dei creatori di Holly e Benji, capace di ovalizzare i palloni e sfondare le reti, aveva previsto tanto: in quelle animazioni feticcio per i ragazzi degli Anni Ottanta, il Giappone contro i maestri tedeschi pareggia soltanto. 

Cresciuti in Germania, poi l'hanno colpita al cuore

Chissà se sono cresciuti guardando quegli eroi di carta anche Ritsu Doan e Takuma Asano. Certo i due killer della Mannschaft, il nome di battaglia della squadra tedesca, il calcio vero lo hanno scoperto, assaporato ed evidentemente assorbito in Germania. Tutti e due partendo dalla panchina, come in un piano perfetto per fare a brandelli una squadra arrogante e sprecona. Ma non sono gli unici falsi amici che Neuer e soci si sono trovati davanti. In Bundesliga giocano anche Kamada, Ito, Endo, Itakura, Yoshida: sette dei 16 giapponesi scesi in campo, che diventano otto con Tanaka, del Fortuna Düsseldorf, nella Zwei Bundes, la serie B tedesca. 

 

Antica Alleanza

Carichi il fucile di chi ti spara, cantava Celentano: ma la sinergia che lega Tokyo a Berlino, senza scomodare paralleli bellici, è consolidata da anni. E aperta nel 1977 da un viaggio della squadra dilettantistica del Fukurawa Electric in Germania. Hennes Weissweller, allenatore del Colonia, notò un ragazzo promettente e lo prese con sé. Si chiamava Yasuhiko Okudera e lì è rimasto per nove anni giocando anche con Hertha Berlino e Werder Brema. Il primo calciatore giapponese in Europa. Dopo quell’esperienza, lo scouting dei club tedeschi, costretti dalle risorse economiche e dal controllo sull’equilibrio dei conti a non fare follie per i talenti sudamericani, ha iniziato a rivolgersi a Oriente. Oggi, tra prima e seconda divisione, giocano in Germania 15 giapponesi: una colonia, senza uguali nel resto d’Europa, cresciuta accanto ai Kimmich, ai Müller, affrontandoli ogni domenica e quindi del tutto a proprio agio nel trovarseli di fronte in un Mondiale. Mentre Doan è compagno nel Friburgo di Günter e Ginter, ieri in panchina.

Emergenza

Il primo Mondiale mediorientale sembra volersi impegnare ad allargare le frontiere del pallone proprio come il Paese che lo ospita restringe quelle culturali. Se qualcuno avesse sorriso della figuraccia dell’Argentina, nel ritiro di Zulal, il centro benessere a 111 chilometri dallo stadio Khalifa che la Germania ha sequestrato per prepararsi in un isolamento infrangibile, se ne sarà pentito. La caduta teutonica fa altrettanto rumore, oltre a essere simile — vantaggio, raddoppio cancellato dal Var e rimonta — nella dinamica. Nessuno è al sicuro. Soprattutto chi negli ultimi tre mesi ha infilato tre partite a settimana. Solo per dirne una: Musiala e Gnabry hanno segnato i primi gol della loro stagione lo scorso 30 luglio: quattro mesi dopo hanno già nelle gambe 29 partite a testa, Gündogan solo un paio di meno: come se fossimo a gennaio inoltrato, e manca ancora tutto un Mondiale con impegni ogni quattro giorni. Il problema, per la Germania, è che il tempo per capire cosa diavolo sia successo in quegli 8 minuti tra il pareggio di Doan e lo scatto con cui Asano ha folgorato Neuer non c’è. Domenica arriva la Spagna: se perdesse, la Germania sarebbe quasi certamente condannata ai saluti, mai tanto precoci nella storia dei Mondiali. Cancellando l’idea che far peggio di quattro anni fa fosse impossibile.