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Mondiali Qatar 2022, gerarchie indecifrabili ma il Brasile è favorito

Il punto al termine del primo turno di partite degli otto gironi
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Lo spettacolare ingresso in scena, da ultimo come le vere star, conferma il Brasile nel ruolo di favorito del Mondiale. La Serbia, avversaria tostissima, non intendeva piegarsi ed è stata quindi spezzata: il torneo è appena iniziato, e in caso di finale il fatto di giocare per ultimo lo costringerà a un tour de force di 7 partite in 25 giorni. Ma i brasiliani non sono soltanto forti. Sono tanti, e le palle-gol costruite negli ultimi 20 minuti dalla seconda unità - quella priva di Neymar, Vinicius e del goleador di serata Richarlison - la dicono lunga sul materiale a disposizione di Tite. Prima della favorita si era esibito il Portogallo, che avrebbe forze non distanti anche a livello di alternative (Leao in gol tre minuti dopo l'entrata in campo), ma deve appena ricreare attorno a Ronaldo l'antica armonia di squadra. Non è impossibile, ma non c'è molto tempo. 

Le gare di ieri hanno riacceso un pensiero che certi risulta…

Lo spettacolare ingresso in scena, da ultimo come le vere star, conferma il Brasile nel ruolo di favorito del Mondiale. La Serbia, avversaria tostissima, non intendeva piegarsi ed è stata quindi spezzata: il torneo è appena iniziato, e in caso di finale il fatto di giocare per ultimo lo costringerà a un tour de force di 7 partite in 25 giorni. Ma i brasiliani non sono soltanto forti. Sono tanti, e le palle-gol costruite negli ultimi 20 minuti dalla seconda unità - quella priva di Neymar, Vinicius e del goleador di serata Richarlison - la dicono lunga sul materiale a disposizione di Tite. Prima della favorita si era esibito il Portogallo, che avrebbe forze non distanti anche a livello di alternative (Leao in gol tre minuti dopo l'entrata in campo), ma deve appena ricreare attorno a Ronaldo l'antica armonia di squadra. Non è impossibile, ma non c'è molto tempo. 

Le gare di ieri hanno riacceso un pensiero che certi risultati avevano oscurato: il Mondiale autunnale, potendo contare su giocatori più freschi rispetto alla collocazione estiva, dovrebbe replicare le gerarchie tradizionali con maggiore regolarità. Beh, non stava andando così. La caduta dell'Argentina con l'Arabia Saudita e la sconfitta della Germania col Giappone non sono eventi inediti, il fattore sorpresa c'è sempre stato ai Mondiali - specie alla prima partita - e dunque è giusto aspettare conferme. Però alcuni punti vanno fissati. Per esempio che il Canada ha fatto di tutto per essere il terzo flash - e l'avrebbe meritato - dilatando così la quantità di risultati contro pronostico. Oppure che il calcio africano ha colmato il gap di gioco con la borghesia europea: Marocco e Tunisia hanno fatto match pari con Croazia e Danimarca, mentre Camerun e Senegal hanno sì ceduto a Svizzera e Olanda, ma dopo aver mancato le loro occasioni. Ed è proprio questo il punto: per vedere gol africani è stato necessario attendere il Ghana, due volte a segno nella gara gestita malissimo (la sostituzione di Kudus grida vendetta) col Portogallo. Le altre quattro non hanno segnato un gol, contrappasso forte per un continente che aveva i Weah, gli Eto'o e i Drogba dentro a nazionali meno complete delle attuali mentre oggi, per motivi diversi, ha lasciato a casa Mané, Salah e Osimhen.

Delle 32 squadre che abbiamo visto, soltanto tre hanno faticato a competere: la Costarica distrutta dalla Spagna, il Qatar che aspettava il debutto da 12 anni e verosimilmente ha pagato l'enorme pressione, e l'Iran cui Queiroz ha rilasciato il freno a mano quando l'Inghilterra era ormai fuori portata. Togliendo dal discorso il Brasile, le differenze tra avversarie rendono complicata una prima gerarchia: in un torneo dove si segna poco la Spagna e l'Inghilterra hanno centrato 13 bersagli in due. Con i quattro della Francia, che ha reagito al vantaggio dell'Australia, siamo a quota 17, vicini alla metà dell'intero fatturato. Argentina e Germania hanno perso in modo parallelo: sono passate avanti su rigore, hanno sperperato una seria quantità di palle-gol per mettere la gara in sicurezza, e alla fine l'hanno pagata. Alcune considerazioni: chi non riesce ad allontanarsi nel punteggio, al Mondiale rischia tantissimo perché per le rivali, specie le meno nobili, non è mai finita finché non è finita. Non fanno calcoli, lottano, e la stessa forza che spinge Sonego a battere Tiafoe in coppa Davis mette le ali al Giappone contro la Germania: paragone scelto perché in entrambi i casi i risultati sono inattesi, ma non lunari. Più rivoluzionaria la vittoria dell'Arabia Saudita, se non fosse che Renard ha approfittato di una situazione scomparsa nel grande calcio: la trasposizione in nazionale di una squadra di club. Nell'undici di partenza dell'Arabia Saudita c'erano nove uomini dell'Al-Hilal, vincitore di due delle ultime tre edizioni della Champions asiatica. Nel calcio di una volta era frequente: la magnifica Italia del '78 partiva con 9 juventini più Antognoni e Bellugi. L'apertura delle frontiere ha reso impossibile questo cambio di maglia alle grandi nazionali, i sauditi hanno dimostrato che ci sarebbe ancora spazio, e soprattutto convenienza. 

Dopo il primo turno è il caso di stilare un bilancio (non definitivo) sui maxi-recuperi. Ci sembrano la logica conseguenza di un cambiamento avviato con le cinque sostituzioni: se giochi in 16 anziché in 14, puoi e forse devi permetterti un numero maggiore di minuti. Però il recupero dev'essere certo, non discrezionale o, peggio, gommoso: dal 90' in poi occorre che il tempo sia effettivo.