L'Argentina sulle spalle di Messi: "Dopo la morte di Maradona Dio ha fatto di Leo un leader"
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròDOHA - "Può essere che Dio abbia deciso di fare diventare Messi leader quando è morto Diego?". Leo ha fatto come faceva Maradona: si è issato sulle spalle non più gracili l'Argentina, che dopo la sconfitta con l'Arabia Saudita pareva irretita anche dal Messico. Così la domanda conseguente l'ha buttata giù dalla terrazza di un grattacielo di West Bay, con vista sulle luci notturne di Doha e col calco autentico in bronzo del piede sinistro del Pibe de oro appoggiato sul tavolo dello studio di Telesur, Victor Hugo Morales, il biografo autorizzato del fuoriclasse che se n'è andato due anni fa, il 25 novembre 2020. La domanda è atterrata subito nella stanza B-201 della foresteria della Qatar University, il ritiro della squadra di Scaloni, che deve ancora qualificarsi per gli ottavi di finale e deve farlo battendo la Polonia di Lewandowski, per essere la prima del girone C ed evitare il duello con la Francia d…
DOHA - "Può essere che Dio abbia deciso di fare diventare Messi leader quando è morto Diego?". Leo ha fatto come faceva Maradona: si è issato sulle spalle non più gracili l'Argentina, che dopo la sconfitta con l'Arabia Saudita pareva irretita anche dal Messico. Così la domanda conseguente l'ha buttata giù dalla terrazza di un grattacielo di West Bay, con vista sulle luci notturne di Doha e col calco autentico in bronzo del piede sinistro del Pibe de oro appoggiato sul tavolo dello studio di Telesur, Victor Hugo Morales, il biografo autorizzato del fuoriclasse che se n'è andato due anni fa, il 25 novembre 2020. La domanda è atterrata subito nella stanza B-201 della foresteria della Qatar University, il ritiro della squadra di Scaloni, che deve ancora qualificarsi per gli ottavi di finale e deve farlo battendo la Polonia di Lewandowski, per essere la prima del girone C ed evitare il duello con la Francia di Mbappé.
Un vero capitano
Per riuscirci, ha bisogno innanzitutto della guida ferma del suo capitano. Ha davvero centrato il punto Morales, il giornalista uruguaiano diventato leggenda per la famosa telecronaca in cui, descrivendo in trance agonistica il celebre slalom all'Inghilterra nel Mondiale 1986, coniò la fortunata espressione "barrilete cosmico, da quale pianeta sei venuto?". Maradona era un barrilete, un aquilone inafferabile: cambiava direzione all'improvviso, anche nella vita. Messi, nella sua versione attuale, è certamente più statico: caracolla in attesa di scovare il pertugio, che gli altri non vedono, in cui fare passare il pallone: questo è stato il gol al Messico. Nella vita è un tranquillo padre di famiglia, senza gli eccessi del predecessore, però agli argentini poco importa: l'importante è che sia un capo, lui che ha sempre avuto un po' l'anima del capitano controvoglia, mentre il Diez, il numero 10, deve comandare. Fino a ieri pensavano che fosse più leader di Messi pure Mario Kempes, il Diez capostipite della fortunata genia dell'Albiceleste al Mondiale 1978 dove il capitano era il libero, Daniel Passarella. Adesso sorridono soddisfatti, guardando le immagini della festa dei giocatori sotto la curva dello stadio Lusail, con Leo in prima fila a dirigere il coro.
L'omaggio di Infantino
La questione non è oziosa e non è un caso che sia stata introdotta dalla trasmissione televisiva di cui Maradona era sempre l'ospite più atteso. Si chiamava "De Zurda", traduzione libera "col piede mancino". Ora che lui non c'è più, e che per la prima volta si gioca un Mondiale senza le sue imprevedibili esternazioni (nel 2010 in Sudafrica le garantiva da ct, con Messi in campo), il programma si chiama "Zurda infinita". "Perché non è vero che la nostra infanzia è finita con la morte di Diego, lui è infinito", dice l'altro conduttore, l'ex nazionale Pablo Sorin, mentre fissa le due statue in bronzo sul tavolo (l'altra è il calco della "mano de dios", il primo gol all'Inghilterra). Le ha realizzate il manager di Maradona, l'italiano Stefano Ceci, appunto sul calco che Diego stesso aveva voluto, perché progettava il marchio. A Dubai, che sta a 6 ore di auto da qui, non aveva mai reciso il legame con la venezuelana Telesur, che ha come sponsor i governi di Venezuela, Bolivia, Nicaragua e Cuba: una precisa dichiarazione politica, da amico di Fidel Castro e Chavez. Negli anni Maradona aveva contestato la tratta dei calciatori africani e, per il Mondiale in Qatar, la Fifa stessa. Ma venerdì scorso a Msheireb, nel secondo anniversario della morte, il presidente Infantino ha omaggiato l'artista del pallone, ricordandone il potere unificante. Alla commemorazione nel museo (dove tra i cimeli ci sono due statue a grandezza naturale di Maradona e Pelé) allestito dalla Conmebol, la confederazione sudamericana, erano presenti tanti ex compagni di Diego: Fillol, Tarantini, Villa, Bertoni, Larrosa, Kempes, Pumpido, Ruggeri, Burruchaga, Borghi, Giusti, Batista e Valdano.
La maglietta del Newell's
È come se ci fosse anche Messi, hanno spiegato i più ecumenici. L'ultimo incontro tra i due grandi Diez risale all'ottobre 2017 a Londra per il premio The Best della Fifa. Fu Diego ad avvicinare Leo, per chiarire una frase che gli era sfuggita in un fuori onda: "Messi è molto bravo, ma ha poca personalità". Cioè non è un leader. "Non ascoltare chi travisa le parole, io ti voglio bene", disse paterno il Pibe de oro alla Pulce, che lo rassicurò: "Lo so, Diego, tranquillo". Il 25 novembre 2020 Messi era in casa con la moglie Antonella, quando gli arrivò la notizia che nessun argentino avrebbe mai voluto ascoltare. Gli venne in mente di frugare nel suo museo personale e trovò la maglia numero 10 del Newell's Old Boys, la squadra di Rosario per cui tifava da bambino e in cui Maradona giocò 5 partite prima del Mondiale 1994: "Mio padre mi portò a vederne una, avevo 6 anni". Il 29 novembre Messi indossò quella maglia sotto la casacca del Barcellona e la mostrò a tutti, dopo il gol all'Osasuna. Forse era l'inizio della vera trasposizione tra i due grandi Diez: gli argentini sperano che si sia compiuta contro il Messico, il 26 novembre 2022 a Lusail City, Qatar.