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Mondiali di calcio, fra gli arbitri non c'è campo per le donne

Dovevano fischiare anche loro, Collina aveva dichiarato "non guardiamo al genere", eppure nelle prime 32 partite in Qatar le tre arbitre e le tre guardalinee presenti hanno fatto solo il quarto ufficiale
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DOHA — Ah le donne. Molto fuori campo. Esibite dall'Occidente, oscurate nel Medio Oriente. Dovevano fischiare anche loro, le arbitre. Per la prima volta. Perché in quota rosa? No, no, aveva dichiarato Pierluigi Collina, presidente della commissione arbitri Fifa: "Non guardiamo al genere, ma alle qualità". In effetti se sai valutare e applicare le regole, se sei atleticamente e calcisticamente preparata, il genere non conta. In Qatar doveva esserci la svolta: a dirigere tra i 36 arbitri anche Stéphanie Frappart (già a Euro 2020), 39 anni da compiere a dicembre, francese, Yoshimi Yamashita, giapponese, 36 anni, ex giocatrice nella Tokyo Gakugei University, Salima Mukansanga, 34 anni, ruandese, laureata in infermieristica. E in più tre guardalinee tra i 69 assistenti: la brasiliana Neuza Back, la messicana Karen Díaz Medina e l'americana Kathryn Nesbitt. Non per gentile concessione. Ancora Collina: "Mi auguro che…

DOHA — Ah le donne. Molto fuori campo. Esibite dall'Occidente, oscurate nel Medio Oriente. Dovevano fischiare anche loro, le arbitre. Per la prima volta. Perché in quota rosa? No, no, aveva dichiarato Pierluigi Collina, presidente della commissione arbitri Fifa: "Non guardiamo al genere, ma alle qualità". In effetti se sai valutare e applicare le regole, se sei atleticamente e calcisticamente preparata, il genere non conta. In Qatar doveva esserci la svolta: a dirigere tra i 36 arbitri anche Stéphanie Frappart (già a Euro 2020), 39 anni da compiere a dicembre, francese, Yoshimi Yamashita, giapponese, 36 anni, ex giocatrice nella Tokyo Gakugei University, Salima Mukansanga, 34 anni, ruandese, laureata in infermieristica. E in più tre guardalinee tra i 69 assistenti: la brasiliana Neuza Back, la messicana Karen Díaz Medina e l'americana Kathryn Nesbitt. Non per gentile concessione. Ancora Collina: "Mi auguro che in futuro la selezione di ufficiali di gara femminili per importanti competizioni maschili sia ritenuta un fatto normale e non clamoroso". 

Normale certo: ma allora dove sono le arbitre? Hanno forse inghiottito il fischietto? Su 32 partite, comprese quelle che si giocheranno oggi, dunque a metà esatta del Mondiale, le arbitre donne hanno fatto per sei volte il quarto ufficiale. Ancelle a bordo campo. Forse per farle esordire si aspetta qualche partita che non conti nulla, ma ancora difficile da trovare. Oppure significa che la Fifa le esibisce per modernità, ma in realtà non si fida di loro. Che facciano esperienza, che invecchino, aspettando il loro turno. Quando? Magari al prossimo Mondiale 2026 quando Frappart avrà 42 anni. E poi diranno che ha l'età giusta per andare in pensione. Eppure lei non è un fischietto allo sbaraglio: nel 2019 è stata la prima donna ad arbitrare un match di Ligue 1 in Francia, prima di dirigere in quello stesso anno la finale del Mondiale donne e la Supercoppa Uefa maschile Liverpool-Chelsea, per poi diventare nel 2020 la prima ad arbitrare una partita di Champions League, Juventus-Dinamo Kiev, e poi fischiare nei match di qualificazione mondiali, Olanda-Lettonia e Lituania-Irlanda del Nord. Quando le toccò la Supercoppa, Frappart corse 11,9 km nei tempi regolamentari e furono 16,1 in tutto, alla fine dei supplementari. Il dato più alto mai registrato nelle precedenti 400 partite di Champions. Ottenuto grazie ad una eccellente tenuta fisica.

Anche Jurgen Klopp, allenatore del Liverpool, le fece i complimenti: "Ho detto ai miei che se avessimo giocato come la terna arbitrale ha gestito il match, avremmo vinto 6-0". In Qatar le donne hanno poca visibilità: l'unico riguardo nel metrò, per i posti a sedere c'è l'immagine del vecchio in stampella e con il bastone, come donne c'è solo una figura incinta e con un bimbo in braccio. 

Però negli stadi si iniziano a vedere sempre più gruppi di ragazze che guardano le partite. Con il velo, ma allegre e attente. Una tifosa iraniana ha fatto il gesto più forte finora: prima di Galles-Iran ha esposto una maglietta per Mahsa Amini con il numero 22, la sua età, per ricordare la ragazza uccisa dalle percosse della polizia per aver indossato in modo errato l'hijab. Un'altra donna, la ministra tedesca Faeser, ha indossato la fascia arcobaleno negata a Neuer. La Fifa, a nome di un mondo che include, porta le donne arbitre al Mondiale. Per esserci, non per contare.