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Brasile-Svizzera 1-0: Casemiro abbatte il muro elvetico, Seleçao agli ottavi

Gara tatticamente non facile per i sudamericani. Il Var toglie un gol a Vinicius (fuorigioco), quindi ci pensa il centrocampista del Manchester United con uno splendido colpo di esterno
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DOHA - Stavolta la Seleçao senza Neymar è rimasta per quasi tutto il tempo imprigionata nella propria camiseta, la maglia verdeoro che impone a chi la indossa di stupire il mondo con giocate favolose, ma le favole mica possono riuscire sempre e infatti la Svizzera del tifoso del Brasile Yakin le stava impedendo, chiudendosi con più ordine e raziocinio della Serbia.  Poi, con l’ingresso del giovane Rodrygo e col gol di Casemiro (gli eroi brasiliani sono tutti giovani e belli anche quando hanno 30 anni), i giocolieri di Tite si sono liberati di questa prigionia calcistica e la camiseta è tornata leggera sulle loro spalle. Però della maglietta verdeamarelo oggi ci si può sentire prigionieri per un’altra ragione: quella politica, ben più difficile da scrollarsi di dosso. È il frutto bacato dei 4 anni in cui il presidente uscente Bolsonaro ne ha fatto il simbolo dell’estrema destra, indossandola in pubblico, tra…

DOHA - Stavolta la Seleçao senza Neymar è rimasta per quasi tutto il tempo imprigionata nella propria camiseta, la maglia verdeoro che impone a chi la indossa di stupire il mondo con giocate favolose, ma le favole mica possono riuscire sempre e infatti la Svizzera del tifoso del Brasile Yakin le stava impedendo, chiudendosi con più ordine e raziocinio della Serbia.  Poi, con l’ingresso del giovane Rodrygo e col gol di Casemiro (gli eroi brasiliani sono tutti giovani e belli anche quando hanno 30 anni), i giocolieri di Tite si sono liberati di questa prigionia calcistica e la camiseta è tornata leggera sulle loro spalle. Però della maglietta verdeamarelo oggi ci si può sentire prigionieri per un’altra ragione: quella politica, ben più difficile da scrollarsi di dosso. È il frutto bacato dei 4 anni in cui il presidente uscente Bolsonaro ne ha fatto il simbolo dell’estrema destra, indossandola in pubblico, trasformandola nell’emblema dei suoi seguaci ed espropriando di fatto dei propri colori il popolo intero.

<<La cronaca della gara>>

Ha via via cooptato alcuni calciatori – Neymar stesso, il capitano Thiago Silva, il veterano Dani Alves – spingendoli all’endorsement. E ha finito col trasferire anche qui in Qatar il clima di odio e reciproca diffidenza tra i bolsonaristi e i sostenitori del progressista Lula, che ha vinto le elezioni. Il Paese è diviso in due, tra l’estrema destra di Bolsonaro, che contesta il risultato e non vuole sloggiare dal Planalto, e la sinistra del vincitore Lula, che eredita una situazione pesante e un intreccio di rancori in apparenza insanabili. Lo ha tristemente confermato, proprio a Doha, la scena della violenta aggressione verbale a uno tra gli artisti più famosi della storia del Brasile: il musicista Gilberto Gil, 80 anni, già oppositore della dittatura militare e ministro del primo governo Lula, è stato avvicinato e insultato da un gruppo di bolsonaristi, mentre a Doha stava andando a vedere la partita Brasile-Serbia con la moglie Flor. Spaventato ma lucido, il pacifista Gil ha evitato di alimentare l’odio: non ha denunciato gli autori dell’aggressione, che secondo il codice penale qatarino potrebbero rischiare fino a un anno di carcere.

Però l’odio resta e lo si percepisce anche in questo torneo mai così politico, dove può capitare di incrociare un gruppo di tifosi in lunghissima trasferta, e ovviamente in camiseta, che inneggiano a Bolsonaro al suq Waqif o alla Corniche o alla West Bay o a Lusail City, ai confini del deserto. Solo che il Mondiale può fare il miracolo e forse lo sta già facendo. Il calcio è trasversale e la Torcida è unita dalle vittorie sul campo: la maglietta la stanno indossando tutti come prima, bolsonaristi e lulisti. Dopo i due gol alla Serbia la squadra ha abbracciato Richarlison, che da ex povero aiuta i poveri e non ha mai nascosto il disprezzo per l’estrema destra. Tite, che a suo tempo si schierò con Lula, dice che la camiseta è di tutti e spiega di sentirsi umanista, non comunista, comunque non andrebbe con l’eventuale coppa del mondo a Brasilia, dove peraltro fino al 31 dicembre c’è Bolsonaro.

In attesa della riappropriazione del simbolo verdeoro da parte dell’intera Torcida, si è consumata un’anomalia, che il presidente della Fifa, l’italo-svizzero Infantino, aveva anticipato nel suo discorso inaugurale, raccontando la sua esperienza di bambino figlio di immigrati, bullizzato in una Svizzera ancora lontana dall’integrazione di oggi. Della quale è in effetti espressione la variegata Nati di Yacin, il ct di origine turca. Invece la Seleçao, per definizione la squadra più antirazzista del mondo, deve di colpo ricucire se stessa e il Paese che rappresenta.

Brasile
38’ st Casemiro

Svizzera
Brasile (4-2-3-1): Alisson 6 – Militao 6, Thiago Silva 6,5, Marquinhos 6,5, Alex Sandro 6 (40’st Telles sv) – Fred 5,5 (40’ st Bruno Guimaraes sv), Casemiro 7 – Raphinha 5,5 (28’ st Antony 6), Paquetà 5,5 (1’ st Rodrygo 7), Vinicius 6,5 -Richarlison 5,5 (28’ st Gabriel Jesus 6). Ct. Tite 6
Svizzera (4-2-3-1): Sommer 6 – Widmer 5 (41’ st Frei sv), Akanji 5, Elvedi 5, Rodriguez 6 – Freuler 6, Xhaka 6 - Rieder 5,  Sow 5,5 (30’ st Aebischer 5,5), Vargas 6 - Embolo 6 (30’ st Seferovic sv). Ct. Yakin 5,5.
Arbitro: Cisneros (El Salvador) 6.
Note: Ammoniti Rieder, Fred.. Spettatori 43.649