Portogallo-Uruguay 2-0: più Bruno Fernandes che Ronaldo, lusitani agli ottavi
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaLUSAIL - L’Argentina non può fare a meno di Messi come la Francia di Mbappé, invece il Portogallo s’è irrobustito, e ha irrobustito le sue ambizioni, nel momento in cui ha capito di poter fare a meno di Ronaldo, anche se è sempre meglio avercelo che no: il salto di qualità lo sta facendo adesso che lo status di Cristiano si è modificato da indispensabile a utile e il centro vitale della squadra si è spostato da lui, e dalle sue smanie, per distribuirsi in maniera uniforme tra gli altri, come accade quando una squadra si va formando. Nessuno oserà mai ammetterlo, anche perché non c’è nessuna velleità iconoclasta in giro, ma qualunque portoghese in questo momento ammetterebbe che l’essenziale si chiama Bruno Fernandes, due assist (geniali) contro il Ghana e due gol all’Uruguay, quelli che hanno spedito il Portogallo agli ottavi di finale con un turno d’anticipo come sta accad…
LUSAIL - L’Argentina non può fare a meno di Messi come la Francia di Mbappé, invece il Portogallo s’è irrobustito, e ha irrobustito le sue ambizioni, nel momento in cui ha capito di poter fare a meno di Ronaldo, anche se è sempre meglio avercelo che no: il salto di qualità lo sta facendo adesso che lo status di Cristiano si è modificato da indispensabile a utile e il centro vitale della squadra si è spostato da lui, e dalle sue smanie, per distribuirsi in maniera uniforme tra gli altri, come accade quando una squadra si va formando. Nessuno oserà mai ammetterlo, anche perché non c’è nessuna velleità iconoclasta in giro, ma qualunque portoghese in questo momento ammetterebbe che l’essenziale si chiama Bruno Fernandes, due assist (geniali) contro il Ghana e due gol all’Uruguay, quelli che hanno spedito il Portogallo agli ottavi di finale con un turno d’anticipo come sta accadendo solo alle squadre forti, quelle che hanno in testa un cammino scritto. Il Portogallo è una di quelle.
Il gol dell’1-0, quello che in definitiva ha condannato l’Uruguay, racconta bene di come si sia spostato l’asse di questo pianeta che si chiama Seleçao: Bruno Fernandes ha arrotato un cross da sinistra sul quale Ronaldo, saltando, non è riuscito a toccare la palla di testa ma ha almeno complicato la visuale del portiere Rochet. Ha esultato sguaiatamente come se il gol fosse stato suo, o per convincere il mondo di questo, ma nemmeno la Fifa s’è intenerita e ha attribuito il gol all’ex sampdoriano. Cristiano ha alzato gli occhi al tabellone che gli dava torto e ha amaramente riso, come fa lui quando è convinto di essere perseguitato da ogni genere di ingiustizia, ma gli altri non ci hanno fatto caso più di tanto, lasciandogli sbollire la vanità insoddisfatta e aspettando che si rimettesse a correre per la squadra, come ha puntigliosamente fatto fin quando ne ha avuto le forze: in nazionale ha atteggiamenti diversi, persino dei cenni di umiltà e un cuore da spendere. E quando fa così, la squadra se lo gode. Ci sono invece rimasti male gli 88 mila del Lusail, in buona parte lì per lui perché in queste terre c’è un culto quasi mistico per CR7, molto più che per Messi, e ogni cosa che fa, fosse anche un tiro nel riscaldamento, viene accompagnata da un boato: la gente s’è dunque rammaricata per non aver potuto assistere all’evento miliare di un gol di Ronaldo, così come è arrivato qualche fischio (per il ct, ovviamente) al momento della sostituzione con Ramos, la seconda consecutiva: anche questo è un piccolo segno delle cose che cambiano (il cambio, non i fischi).
Il “Portogallo+Ronaldo” è una squadra bella e che funziona. Ha vinto una partita difficile e dura, che l’Uruguay ha giocato con fierezza e tutta la qualità che ha potuto metterci anche se non è stata assistita dagli attaccanti, dei quali ha funzionato il solo Gomez, che a un quarto d’ora dalla fine s’è visto respingere dal palo il possibile 1-1. Di occasioni ce ne sono state poche (splendida quella che Bentancur s’è costruito da solo dribblando da metà campo fino all’area di rigore) perché nell’equilibrio estremo, e nell’alto livello dei confronti sia diretti sia collettivi, non ci sono stati spifferi, spiragli, piccole aperture dentro le quali infilarsi, anche se il Portogallo ha questo gioco avvolgente e preciso che coinvolge la tecnica di tutti. Cristiano sta là davanti, qualcosa gli arriva sempre. Fernandes ha raddoppiato nel recupero su un rigore ingiusto, perché il fallo di mano Gimenez, che ha toccato la palla cadendo a terra, non sembrava punibile: il talento che la provincia italiana non ha capito ha fatto un saltino, spiazzato il portiere e mandato a dire a Messi e Mbappé che anche loro hanno uno molto bravo, ma ne hanno anche altri dieci.
©RIPRODUZIONE RISERVATA