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Un Brasile svizzero ha già nostalgia del mago Neymar

Il gol di Casemiro e una difesa di ferro bastano per la seconda vittoria ma senza lampi
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Pochi lampi, nessun temporale. Nessun ritmo da far girare la testa, molta sobrietà (purtroppo). E una certezza: il Brasile non ha altri Neymar, e i sosia non convincono. Scordatevi tutto quello che avete letto su questa nazionale capace di vincere cinque titoli: magie, eccezionalità, vertigini. Un colpo di sedere dello svizzero Akanji, devia e sporca il tiro di Casemiro (all’83’). Così diventa eroe uno che non è un attaccante. E il Brasile è agli ottavi, missione compiuta. 

Il Brasile, da O Rei a O Ney: guida in un minuto alla Seleçao che vuole il sesto mondiale

Ma è la seconda volta nella sua storia che segna così tardivamente, la fatica a realizzare è evidente. Per carità non prende freddo, ma non riscalda nemmeno gli animi (lasciamo stare la fantasia). La squadra senza Neymar è un’orfana che cerca casa e si accontenta del primo riparo. Certo…

Pochi lampi, nessun temporale. Nessun ritmo da far girare la testa, molta sobrietà (purtroppo). E una certezza: il Brasile non ha altri Neymar, e i sosia non convincono. Scordatevi tutto quello che avete letto su questa nazionale capace di vincere cinque titoli: magie, eccezionalità, vertigini. Un colpo di sedere dello svizzero Akanji, devia e sporca il tiro di Casemiro (all’83’). Così diventa eroe uno che non è un attaccante. E il Brasile è agli ottavi, missione compiuta. 

Il Brasile, da O Rei a O Ney: guida in un minuto alla Seleçao che vuole il sesto mondiale

Ma è la seconda volta nella sua storia che segna così tardivamente, la fatica a realizzare è evidente. Per carità non prende freddo, ma non riscalda nemmeno gli animi (lasciamo stare la fantasia). La squadra senza Neymar è un’orfana che cerca casa e si accontenta del primo riparo. Certo, si vince e si sopravvive a una vita senza O Ney, ma con la marcia bassa non c’è né bellezza, né luce, tanto che simbolicamente è andata via anche nello stadio. Si vede che al dio brasiliano del pallone lo spettacolo non piaceva. Segna Casemiro, trent’anni, il meno brasiliano, il meno personaggio, ora al Manchester United dopo otto stagioni al Real (e lì se sei un asino ti scaricano prima). Neymar non è allo stadio, è rimasto a curarsi (non bastasse la caviglia gonfia, ha anche la febbre), in tribuna ci sono Ronaldo, Cafù, Roberto Carlos, Kaká e il tenero Ronaldo, molto scultura di Botero. Che ci tiene a far sapere la sua su O Ney: «Per il successo che hai avuto, sei stato colpito dall’invidia e dalla malvagità al punto che qualcuno celebra l’infortunio di una stella come te».

Però sul viso dei tifosi brasiliani appariva una certa inquietudine: come mai non riusciamo a battere l’ordinata Svizzera che ha vinto solo una volta su otto negli incontri contro squadre sudamericane? Richarlison, molto atteso dopo i due gol alla Serbia, non si è fatto re, anzi è tornato alla normalità ed è stato sostituito da Jesus. Fred inesistente, è stato anche lui rimpiazzato da Guimarães. Vinicius jr (Vini sulla maglia) è stato il più brasiliano dei suoi e ha festeggiato un gol (annullato) alla Neymar: mani sulle orecchie, lingua di fuori. Ma di simile c’è solo l’esultanza. Un prestigiatore questo Brasile non ce l’ha, con Neymar azzoppato, manca uno che accenda il gioco, uno a cui dire: fa qualcosa, pensaci tu. Così a liberare le ansie è arrivato il razionale Carlos Henrique José Francisco Venâncio Casimiro noto come «Casemiro», al suo primo gol mondiale, ma trentuno ne ha segnati con il Real, molti dei quali importanti (spesso di testa). Uno che ha già vinto cinque Champions League, tre Supercoppe e tre Coppe del mondo per club a Madrid, che potrebbe riscrivere Una vita da mediano, e per cui Ancelotti al Real già anticipa un futuro da allenatore, per come sa vedere il gioco e per come guida la squadra.

 

Non solo, ma quando il ct serbo Stojkovic aveva irriso il Brasile: «Giocano con quattro attaccanti? Hanno dei difensori?», Thiago Silva se l’era molto presa rispondendo che era una mancanza di rispetto. «Marquinhos, Alisson, Danilo, Alex Sandro, Casemiro, abbiamo una storia». Casemiro, appunto, uno solido, uno indispensabile, molto sincero, tanto che la parola che ripete di più è noia. «La Serbia era una squadra noiosa da affrontare, ma anche contro la Svizzera sapevamo che sarebbe stata ancora più dura. Siamo stati pazienti, è stata una partita noiosa e grazie a Dio, abbiamo trovato il gol che ci dà la qualificazione che è la cosa più importante». Anche perché Alisson in porta resta disoccupato, sono 180 minuti che si annoia pure lui. Si è giocato nello stadio 974, quello smontabile, costruito con dei containers navali riciclati. Ecco se il Brasile non ricicla Neymar, l’impressione è che verrà smontato pure lui.