Giappone-Spagna 2-1: Doan e Tanaka regalano ai nipponici il primo posto nel girone
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròDOHA - Che nel mondo spaccato dalle guerre l’ecumenismo fosse la missione dichiarata del calcio era chiaro dal discorso inaugurale del presidente della Fifa. Adesso l’ambizione di Infantino si è sostanziata in una certezza: la scrematura delle prime 16 squadre del Mondiale si completerà oggi, ma si sa già che vi saranno rappresentati tutti i continenti. Sbranata nei primi 8 minuti del secondo tempo dal Giappone, la Spagna si è infatti qualificata soltanto grazie alla differenza reti, come una squadretta qualunque e non come la Roja mecanica che riteneva di essere diventata. E siccome la Germania è uscita in anticipo per la seconda volta di seguito, è lecito affermare che l’eurocentrismo del pallone si sia spezzato in Asia, nel più vecchio stadio del Qatar: il ristrutturato Al Khalifa, dove negli anni ‘70 i pionieri giocavano la Coppa del Golfo letteralmente in mezzo al deserto, è un monumento postmod…
DOHA - Che nel mondo spaccato dalle guerre l’ecumenismo fosse la missione dichiarata del calcio era chiaro dal discorso inaugurale del presidente della Fifa. Adesso l’ambizione di Infantino si è sostanziata in una certezza: la scrematura delle prime 16 squadre del Mondiale si completerà oggi, ma si sa già che vi saranno rappresentati tutti i continenti. Sbranata nei primi 8 minuti del secondo tempo dal Giappone, la Spagna si è infatti qualificata soltanto grazie alla differenza reti, come una squadretta qualunque e non come la Roja mecanica che riteneva di essere diventata. E siccome la Germania è uscita in anticipo per la seconda volta di seguito, è lecito affermare che l’eurocentrismo del pallone si sia spezzato in Asia, nel più vecchio stadio del Qatar: il ristrutturato Al Khalifa, dove negli anni ‘70 i pionieri giocavano la Coppa del Golfo letteralmente in mezzo al deserto, è un monumento postmoderno come questo risultato tanto avveniristico da sembrare un’architettura impossibile. A proposito, i complottisti hanno trovato materiale per sospettare che questo impronosticabile esito del girone E sia stato appunto architettato a tavolino, attraverso la convalida al Var del 2-1 decisivo di Tanaka, sul cross di Mitoma col pallone prima dato per uscito dal campo e poi invece dentro.
Però gli spagnoli, se non possono sorridere, neppure si disperano. Dopo avere assistito al precoce ritorno a casa dei tedeschi, troveranno subito il Marocco, lasciando ai giapponesi la Croazia e la parte del tabellone dalla quale potrebbe (dovrebbe) arrivare ai quarti di finale il Brasile. Ma in un Mondiale ogni ovvietà è molto meno ovvia del solito. La Spagna aveva giocato meglio di tutti, nelle prime due giornate, e alla terza si è crogiolata nel proprio narcisismo. Il Giappone, che pure nella prima metà di partita le aveva regalato il vantaggio, dimenticandosi in area sul cross di Azpilicueta il solito Morata (terzo gol in tre gare), ha ribaltato nella ripresa la tattica iniziale del ct Tomiyasu, azzeccata sì per il pressing totale, che costringeva all’errore sistematico i palleggiatori di Luis Enrique e il portiere Simon ad avventurosi passaggi, ma tuttavia di scarsa concretezza sotto porta.
Il prudente 5-4-1 si è trasformato dopo l’intervallo in efficacissima catapulta per il contropiede istantaneo, grazie ai riuscitissimi cambi: decisivo l’ingresso di Mitoma, attaccante del Brighton, e soprattutto di Doan, che gioca nel Friburgo e che ignorava di potersi trasformare nel castigatore della Germania. Lo era già stato al debutto, nello scontro diretto coi tedeschi, e qui si è offerto il bis sempre entrando dalla panchina, anche se sul potente tiro del pareggio Simon ha pasticciato assai. Quanto al discusso gol fatale sdoganato dal Var, il dibattito è aperto, ma lo è anche lo scolorirsi della Roja. Che ha solo spaventato un po’ Gonda, mentre Luis Enrique ripristinava via via la formazione privata all’inizio di Jordi Alba e Asensio. Ha dunque vacillato, non solo per colpa dei giovani Balde e Nico Williams (nel finale ha trovato spazio anche Ansu Fati), la tesi dell’intercambiabilità totale degli interpreti. L’ha messa in pratica molto meglio il Giappone. “Non ho parole per quello che abbiamo fatto: non posso lasciare questa Nazionale”: Yoshida ha accantonato così i propositi di ritiro.
Giappone
3’ st Doan, 8’ st Tanaka
Spagna
12’ pt Morata
Giappone (5-4-1): Gonda 6,5 – J.Ito 6,5, Itakura 6,5, Yoshida 7, Taniguchi 6, Nagatomo 6 (1’ st Mitoma 7) – Kubo 6 (1’ st Doan 8), Tanaka 7,5 (42’ st Endo sv), Morita 7, Kamada 6,5 (24’ st Tomiyasu 6) - Maeda 6,5 (15’ st Asano 6,5). Ct. Moriyasu 7,5.
Spagna (4-3-3): Simon 5 – Aziplicueta 6 (1’ st Carvajal 5,5), Rodri 5,5, P. Torres 5, Balde 5 (24’ st Alba 6) – Gavi 5 (24’ st A.Fati 5,5), Busquets 4,5, Pedri 5 – N.Williams 5 (12’ st F.Torres 5,5), Morata 6,5 (12’ st Asensio 5,5), Olmo 5,5. Ct. Luis Enrique 5
Arbitro: Gomes (Usa) 4,5
Note: Ammoniti Taniguchi, Yoshida. Spettatori 44.851