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Germania, un miliardo per un fallimento. Bierhoff: "Tecnica e tattica non bastano, ci manca la cattiveria"

Fuori due volte di fila ai gironi, parla il direttore della Nazionale e delle Accademie della Federcalcio tedesca: "Abbiamo dei giocatori buoni, ragazzi ben educati, serve ritrovare l'efficienza che abbiamo avuto in passato"
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AL KHOR - Un miliardo per un fallimento. Anzi, due. Dal 2010 a oggi, la Germania ha investito più di 100 milioni all'anno per coltivare il talento nel calcio. Ha sviluppato programmi di monitoraggio dei giocatori, ha creato protocolli per gli allenamenti tattici e per quelli tecnici. Ma sembra quasi aver perso identità. È quello che pensa Oliver Bierhoff, direttore della Nazionale e delle Accademie della Federcalcio tedesca, il giorno dopo l'uscita ai gironi ai Mondiali: "Abbiamo perso ciò che ci ha distinto per anni". 

Bierhoff, c'è un problema di produzione a livello di giovanili?
"Sì, questo problema lo abbiamo. Soprattutto sotto l'aspetto della mentalità. Abbiamo dei giocatori buoni, tecnicamente parlando. Ragazzi ben educati. Manca però l'efficienza, la cattiveria, che spesso nel calcio tedesco, in passato, abbiamo avuto".


Come si recupera questo gap?
"Bisogna ini…

AL KHOR - Un miliardo per un fallimento. Anzi, due. Dal 2010 a oggi, la Germania ha investito più di 100 milioni all'anno per coltivare il talento nel calcio. Ha sviluppato programmi di monitoraggio dei giocatori, ha creato protocolli per gli allenamenti tattici e per quelli tecnici. Ma sembra quasi aver perso identità. È quello che pensa Oliver Bierhoff, direttore della Nazionale e delle Accademie della Federcalcio tedesca, il giorno dopo l'uscita ai gironi ai Mondiali: "Abbiamo perso ciò che ci ha distinto per anni". 

Bierhoff, c'è un problema di produzione a livello di giovanili?
"Sì, questo problema lo abbiamo. Soprattutto sotto l'aspetto della mentalità. Abbiamo dei giocatori buoni, tecnicamente parlando. Ragazzi ben educati. Manca però l'efficienza, la cattiveria, che spesso nel calcio tedesco, in passato, abbiamo avuto".


Come si recupera questo gap?
"Bisogna iniziare presto, già nei settori giovanili, a coltivarle. Abbiamo puntato forte sulla tecnica individuale, coltivandola. E sulla tattica di squadra. Vogliamo avere più individualismo, ma anche più personalità. E tornare a saper fare le cose semplici che deve fare un attaccante. Ad esempio: fare gol. O quelle di un difensore. L'efficienza tedesca tradizionale".
Potreste aver pagato la riconoscenza verso dei miti come Neuer e Muller, o verso il gruppo Bayern?
"Ci siamo parlati, abbiamo pensato che un blocco Bayern potesse rappresentare una forza, si conoscono bene: hanno avuto molto successo nella loro squadra, giocando insieme. Non penso sia stato un problema, questo".
E invece crede che la protesta della squadra per la fascia arcobaleno possa avere influito?
"Prima dell'inizio del torneo abbiamo avuto una discussione politica, sentendo l'atmosfera della squadra. Ma non penso che la questione abbia influenzato più di tanto il rendimento del gruppo: non è questo il motivo per cui siamo usciti, non possiamo attribuire questa delusione a situazioni che non hanno rilevanza sportiva".


Però è già la seconda eliminazione in 4 anni: ci sono analogie con il 2018?
"No, è differente, l'atmosfera nella squadra è molto buona. Nei primi 70 minuti contro il Giappone abbiamo giocato con sicurezza e avevamo la partita sotto controllo. In parte anche contro la Spagna è stato lo stesso. Abbiamo sbagliato venti minuti della prima partita, abbiamo creato alcune occasioni ma non abbiamo segnato abbastanza".
È Musiala il futuro della Germania?
"Certo. Lui è un calciatore eccellente, un ragazzo molto giovane. In molte situazioni avrebbe potuto risolvere la situazione, ha avuto un ottimo inizio nel Mondiale e certamente sarà il nostro futuro insieme ad altri talenti interessanti come Florian Wirtz, Moukoko, Havertz. Cercheremo di fare meglio sin dal prossimo torneo. Anche se sarà l'Europeo".