Anche il Brasile può perdere, ma è pronto a ritrovare Neymar
di Emanuela Audisio , di Emanuela AudisioLUSAIL- È il leone africano Aboubakar a ruggire, un centravanti di trent’anni, possente e senza orecchini, per la prima volta titolare in questo Mondiale, che smette di far suonare il Brasile. Si toglie la maglia, prende il secondo cartellino giallo e esce a torso nudo (prima di lui solo Zidane aveva abbinato gol e rosso). Ma vuoi mettere dare una bella zuccata al Brasile, con Ederson che segue impietrito con gli occhi il pallone, senza poterci fare niente? Stavolta tocca al Brasile cadere, il Camerun lo spegne con un gol orgoglioso al secondo minuto di recupero. Tanto che Eto’o, presidente della federazione, in tribuna si attacca al cellulare e non la smette più.
È il Brasile delle riserve, e dei giovani del futuro (11 nuovi giocatori rispetto alla prima partita), ma a parte la buona prova di Martinelli, gli altri non pervenuti (in più Telles si è fatto male). E il terzo turno si rivela ancora una roulette russa per chi lo prende …
LUSAIL- È il leone africano Aboubakar a ruggire, un centravanti di trent’anni, possente e senza orecchini, per la prima volta titolare in questo Mondiale, che smette di far suonare il Brasile. Si toglie la maglia, prende il secondo cartellino giallo e esce a torso nudo (prima di lui solo Zidane aveva abbinato gol e rosso). Ma vuoi mettere dare una bella zuccata al Brasile, con Ederson che segue impietrito con gli occhi il pallone, senza poterci fare niente? Stavolta tocca al Brasile cadere, il Camerun lo spegne con un gol orgoglioso al secondo minuto di recupero. Tanto che Eto’o, presidente della federazione, in tribuna si attacca al cellulare e non la smette più.
È il Brasile delle riserve, e dei giovani del futuro (11 nuovi giocatori rispetto alla prima partita), ma a parte la buona prova di Martinelli, gli altri non pervenuti (in più Telles si è fatto male). E il terzo turno si rivela ancora una roulette russa per chi lo prende sottobraccio convinto di poterlo addomesticare. Il lato B del Brasile non fa male, fa solo un po’ le fusa, ma non graffia. E non ha la cattiveria di chi ti vuole saltare addosso. Alla prima squadra è stato concesso il lusso di riposare, con l’idea che qualcuno che sa trattare bene a bola in quel Paese si trova sempre. Neymar stavolta è allo stadio, con cuffiette, soliti orecchini e diamantino, canto l’inno dalla panchina, molto convinto. Sta continuando a curarsi con crioterapia e piscina, ci sono buone speranze di vederlo negli ottavi contro la Corea del Sud. E da quanto si concede ai fotografi si capisce che la forma è recuperata, la caviglia sta meglio, e che lui vuole tornate sul trono, anche perché di pirati in grado di usurparlo non se ne vedono. E il Brasile senza di lui lo è molto meno.
Il ct Tite decide per una gara di controllo, da squadra europea. E per una formazione di young boys che insieme non fanno un secolo: Rodrygo, 22 anni, Martinelli, 21, Antony, 22, che viene dalla favela di Inferninho di San Paolo e il centravanti Gabriel Jesus, 25 (molto invisibile). Però il capitano è Dani Alves, 39 anni, il più vecchio brasiliano mai sceso in campo in una fase finale, presenza abbastanza criticata in Brasile, ma lui ha tagliato corto: «Voglio essere d’aiuto in campo, non fuori». E infatti batte le punizioni. Fare l’intrattenitore in albergo (è bravo a suonare) non gli interessa. Alves resterà sempre indimenticabile: è quello che nel 2014 al Madrigal durante Villarreal-Barcellona, mentre stava tirando un corner, si mise a sbucciare e a mangiare la banana che gli avevano tirato per offenderlo.
Anche il Camerun in porta schiera la riserva: c’è Epassy, 29 anni, visto che Onana è stato cacciato per indisciplina, sembra che a Yaoundé e a Douala non l’abbiamo presa bene e che per le strade non si parli d’altro. Figurarsi quando Epassy pasticcia al 57’ sul tiro di Militao e ferma in due tempi il pallone che sta rotolando dentro. La squadra africana deve vincere per avere una possibilità di passare, ma non crea grandi pericoli, se non sul finire del primo tempo con un colpo di testa di Mbeumo, su cui Ederson fa il miracolo. Al 78’ Ederson ha ancora lavoro su un tiro da fuori di Ntcham, poi ad avere una buona occasione è Bruno Guimaraes, servito da Raphinha. Il gol di Aboubakar in pieno recupero permette al Camerun di prendersi un successo storico con il Brasile che finora contro le squadre africane aveva una buona tradizione (7 successi, 20 gol, 2 subiti). E dà ragione al cappello che porta il ct Song su cui c’è scritto la theorie du danger, la teoria del pericolo. Viene da una sua frase: «Quando sai di essere in pericolo non lo sei veramente, ma è quando non lo sai che arrivano i problemi». Il Camerun lo sapeva, ma forse oggi comincia a saperlo anche il Brasile.