Giappone senza paura: "Spirito samurai e coraggio all'italiana per battere la Croazia"
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaDOHA - Dei suoi anni interisti (e di quello a Cesena), Yuto Nagatomo ha conservato un italiano abbastanza fluente e una parola che gli è rimasta in testa: coraggio. L'ha usata esattamente così, nella nostra lingua, per illustrare il piano di battaglia del Giappone.
La lezione di Nagatomo: "Spirito samurai e coraggio all'italiana"
E l'ha usata, dice, anche per spiegare il concetto ai suoi compagni: "Dobbiamo avere lo spirito dei samurai prima della battaglia: significa lavorare duramente per migliorare la propria tecnica. Ma poi per andare sul campo serve il coraggio, perché altrimenti senza il coraggio la tecnica non serve a niente. Siamo una delle squadre più unite del torneo. Noi non dobbiamo avere paura". Qualcuno non sapeva cosa fossero i samurai e ha chiesto spiegazioni a Nagatomo che, un po' imbarazzato, ha risposto: "Ma sono famosi guerrieri...".
Moriyasu: "Abbiamo imparato la lezione del 20…
DOHA - Dei suoi anni interisti (e di quello a Cesena), Yuto Nagatomo ha conservato un italiano abbastanza fluente e una parola che gli è rimasta in testa: coraggio. L'ha usata esattamente così, nella nostra lingua, per illustrare il piano di battaglia del Giappone.
La lezione di Nagatomo: "Spirito samurai e coraggio all'italiana"
E l'ha usata, dice, anche per spiegare il concetto ai suoi compagni: "Dobbiamo avere lo spirito dei samurai prima della battaglia: significa lavorare duramente per migliorare la propria tecnica. Ma poi per andare sul campo serve il coraggio, perché altrimenti senza il coraggio la tecnica non serve a niente. Siamo una delle squadre più unite del torneo. Noi non dobbiamo avere paura". Qualcuno non sapeva cosa fossero i samurai e ha chiesto spiegazioni a Nagatomo che, un po' imbarazzato, ha risposto: "Ma sono famosi guerrieri...".
Moriyasu: "Abbiamo imparato la lezione del 2018"
Contro la Croazia, il Giappone parte da sfavorito. Però era stato così anche contro la Germania e la Spagna e invece i coraggiosi samurai del gol levante hanno sfoderato tecnica e ardore ribaltando la logica delle cose. Quattro anni fa i nipponici arrivarono a un niente dai quarti di finale: dopo un miracolo di Courtois, presero un gol in contropiede dal Belgio all'ultimo secondo. "Abbiamo imparato molto da quella sconfitta", dice il ct Moriyasu: principalmente a non attaccare in maniera scriteriata, a giudicare dal rendimento in questa Coppa. "Da allora c'è stata soprattutto una grande crescita individuale. Il calcio asiatico sta facendo notevoli progressi".
L'orgoglio croato: "Siamo piccoli ma coraggiosi anche noi"
La Croazia è però pur sempre la nazionale vice-campione del mondo e non è molto diversa rispetto a quattro anni fa: è cambiata la difesa (quattro dei difensori, portiere incluso, in Russia o non c'erano o erano diversi) ma soprattutto non ci sono più Rakitic e Mandzukic e specie per quest'ultimo non è stato trovato un sostituto all'altezza. L'innesto del portentoso ventenne Gvardiol in retroguardia è però un miglioramento non da poco. Per il ct Dalic, la sfida è questione di orgoglio ("Siamo il paese più piccolo tra quelli rappresentati agli ottavi: vogliamo rendere felici i 4 milioni di croati") e di coraggio, anche per lui: "Non crediate che ne abbiamo meno del Giappone".