Le foto del giovane Julian diventato Alvarez il castigatore
di Paolo Condò , di Paolo CondòLesto e sfuggente come una gazza ladra, Julian Alvarez ha dato esemplare dimostrazione di una delle frasi fatte - ma vere - più citate del calcio, ovvero che a certi livelli vieni punito al primo errore. È una scuola di vita. Non c'è bonus, non c'è pazienza, non c'è pietà. Il portiere australiano Ryan ha sbagliato il controllo, l'astuto De Paul l'ha sbilanciato senza commettere fallo e Alvarez ha eseguito la sentenza mettendo la palla in porta un attimo prima che il difensore intervenisse e un centimetro al di qua del palo. Un lavoro di fino che ha permesso alla stanca Argentina di ieri di filarsela sul 2-0, distanza necessaria per poi sopravvivere, sia pure dimezzata, al ritorno di fiamma degli australiani. Julian, detto il ragno (El Araña) per la capacità di pungere, all'ora di quel convulso finale era già in panchina, e chissà cosa ha pensato nel vedere i compagni alle corde, e Lautaro spr…
Lesto e sfuggente come una gazza ladra, Julian Alvarez ha dato esemplare dimostrazione di una delle frasi fatte - ma vere - più citate del calcio, ovvero che a certi livelli vieni punito al primo errore. È una scuola di vita. Non c'è bonus, non c'è pazienza, non c'è pietà. Il portiere australiano Ryan ha sbagliato il controllo, l'astuto De Paul l'ha sbilanciato senza commettere fallo e Alvarez ha eseguito la sentenza mettendo la palla in porta un attimo prima che il difensore intervenisse e un centimetro al di qua del palo. Un lavoro di fino che ha permesso alla stanca Argentina di ieri di filarsela sul 2-0, distanza necessaria per poi sopravvivere, sia pure dimezzata, al ritorno di fiamma degli australiani. Julian, detto il ragno (El Araña) per la capacità di pungere, all'ora di quel convulso finale era già in panchina, e chissà cosa ha pensato nel vedere i compagni alle corde, e Lautaro sprecare malamente la palla della sicurezza. Di certo sarà ancora titolare contro l'Olanda, nel quarto di finale di venerdì sera: in un Mondiale così equilibrato, un castigatore serve come il pane.
La rete conserva e tramanda molte fotografie bellissime del giovane Julian, che oggi ha 22 anni ma nella regione di Cordoba ricordano da quando ne aveva 11 per un lungo provino al Real Madrid (esiste l'istantanea di un Clasico tra ragazzini contro il Barcellona). Oppure la foto ricordo accanto a Leo Messi nel maggio del 2018 al centro federale di Ezeiza, quando Julian giocava nella squadra che faceva da sparring partner alla Seleccion in preparazione al Mondiale di Russia. Un'altra foto storica è quella scattata - sempre a Madrid - il 9 dicembre 2018, nella finale di ritorno della coppa Libertadores tra River e Boca che la Conmebol fu costretta a spostare in Spagna dopo che le violenze fra i tifosi avevano devastato mezza Buenos Aires. Nell'immagine si vede il colombiano Quintero prendere il volo tutto serio dopo che il suo gran tiro da fuori area ha portato il River sul 2-1 al minuto 109. Dietro di lui, sorridente invece come un bambino, Julian Alvarez allarga le braccia per inseguirlo e abbracciarlo. È entrato in campo da una decina di minuti, è il suo debutto in Libertadores da 18enne, e sta per vincerla.
Rafael e Agustin, i fratelli calciatori nell'Abbey Hey
Ora sono gli altri a sognare una foto con lui, e se volete provarci con buone possibilità di successo vi diamo una dritta: approdato al Manchester City lo scorso luglio, da bravo argentino Julian si è portato dietro tutta la famiglia, compresi i fratelli maggiori Rafael e Agustin. I due sono decisamente più scarsi, ma non digiuni di football (nessun argentino lo è). Così hanno trovato un ingaggio nell'Abbey Hey, squadra iscritta alla Northwest Counties League First Division South, il decimo livello della piramide del calcio inglese: nessuno stipendio ma premi per i punti conquistati, dieci sterline ciascuno, quando si vince piovono in tasca 30 pound. Rafael e Agustin non si perdono una gara del City, dove Alvarez gioca sempre più spesso (6 gol da agosto a oggi), e questo è normale. Meno normale che Julian non si perda una gara dell'Abbey Hey, che piova a dirotto o ci sia il sole.
Guardiola se lo gode
Guardiola è pazzo di lui nel modo in cui si sta scaldando anche Messi, che ha capito di averne bisogno per la capacità a 360 gradi di tirare o sfornare assist: se ne sta godendo Haaland nel City, perché con lui dovrebbe funzionare diversamente? Julian Alvarez è arrivato a Manchester perché raccomandato da uno dei "segreti" meglio custoditi di Pep: Joan Patsy, un ex-giornalista di TV3 che trent'anni fa mollò la professione per diventare il "poliziotto buono" al fianco di Johan Cruijff nel periodo in cui allenava il Barcellona o, per dirla con Guardiola, "dipingeva la Cappella Sistina del calcio". Il "poliziotto cattivo" era Jaime Roures, che oggi conosciamo come socio fondatore di MediaPro, colosso spagnolo nella produzione di contenuti e all'epoca cerbero dello staff.
Guardiola era giocatore, e con Patsy il rapporto dura da allora: un legame alla base dell'incarico di direttore football di tutti i dieci club del City Group, che l'ha portato a stabilirsi a Buenos Aires. Un girotondo culminato all'inizio di questo 2022, quando Patsy ha chiamato Guardiola proponendogli caldamente il centravanti del River. E senza lasciarsi smontare dalla risposta che era in arrivo un certo Haaland, Joan ha insistito sicuro di sé: "Va bene Pep, ma prendi anche Alvarez". Pensa se fra due settimane Guardiola potrà contare sul centravanti campione del mondo, e poi su Haaland.