✕

Separati in Qatar: Neymar insegue Kylian e Leo nel Mondiale del Psg

Il Brasile contro la Corea del Sud: il fuoriclasse è guarito a sufficienza per provare a mettere un’impronta sulla Coppa del mondo come i suoi compagni di Parigi, stipendiati da Doha e in qualche modo padroni di casa
2 minuti di lettura

DOHA - Neymar oggi forse gioca, in ogni caso è guarito a sufficienza e in tempo per provare a mettere un’impronta sulla Coppa del mondo come i suoi compagni del Psg, stipendiati dal Qatar e di conseguenza in qualche modo padroni di casa: se gli emiri sapevano di non poter diventare campioni con la loro nazionale, oltretutto paralizzata da attese ed emozioni, hanno sempre immaginato di poterlo fare con le stelle che solo loro possono permettersi il lusso di allineare nella medesima costellazione e con la precisa intenzione di esibirle qui, nel deserto di casa, agli occhi del mondo.


Finora è la Coppa di Messi e Mbappé, Neymar ha sempre la sfortuna degli …

DOHA - Neymar oggi forse gioca, in ogni caso è guarito a sufficienza e in tempo per provare a mettere un’impronta sulla Coppa del mondo come i suoi compagni del Psg, stipendiati dal Qatar e di conseguenza in qualche modo padroni di casa: se gli emiri sapevano di non poter diventare campioni con la loro nazionale, oltretutto paralizzata da attese ed emozioni, hanno sempre immaginato di poterlo fare con le stelle che solo loro possono permettersi il lusso di allineare nella medesima costellazione e con la precisa intenzione di esibirle qui, nel deserto di casa, agli occhi del mondo.


Finora è la Coppa di Messi e Mbappé, Neymar ha sempre la sfortuna degli infortuni ma arriverà anche lui che è una sorta di anello di congiunzione tecnico e generazionale di quegli altri due. A vederli giocare separati, meraviglia come insieme invece non riescano a moltiplicare ma in tanti casi nemmeno addizionare i loro talenti, però forse è proprio quella la ragione della loro riuscita qui: la separazione. Messi senza Parigi, ma con l’Argentina attorno, mette l’anima al servizio della magia del suo piede sinistro. Tatticamente cambia poco, il modo di giocare è molto simile perché lui ondeggia sulla trequarti, cerca sponde o spiragli, aspetta che gli si apra un pertugio e ha due punte larghe a spalleggiarlo (Alvarez e Di Maria come Neymar e Mbappé), ma nel Psg Leo è un’aggiunta mentre nell’Argentina l’aggiunta sono gli altri, il cui compito è sostanzialmente quello di assecondarlo, di lasciarsi trascinare. Con Neymar ha un buon feeling, anche perché il brasiliano ha uno spirito gregario più sviluppato di quello dei due compagni, ma la mescolanza tecnica non è così immediata, dal momento che Neymar preferirebbe occupare le stesse zone riservate a Messi come del resto fa, più o meno, nella Seleção.

Mondiali, i giocatori australiani fanno la fila per una foto con Messi che li ha appena eliminati


Ma è Mbappé che più di tutti stona nel tridente parigino: il suo habitat naturale è la Francia, o per meglio dire l’habitat che Deschamps gli aveva creato attorno già quattro anni fa, quando aveva intuito per tempo che quel 19enne favoloso avrebbe potuto fargli vincere il Mondiale (e l’ha fatto). Per Mbappé è perfetto Giroud per due ragioni: presidia il centro dell’area, dove il levriero di Bondy non ama troppo stare (vecchia polemica, quella con Galtier che nel Psg è costretto a fargli fare un ruolo simile a quello del centravanti), e si sbatte in copertura anche per lui, perché Deschamps giustamente vuole che Mbappé le energie le preservi per gli scatti in avanti, non per quelli all’indietro. La struttura della Francia è essenziale: sei giocatori molto bloccati, tre attaccanti che si dividono il fronte e Griezmann che fa muovere il tutto. Affastellando stelle, a Parigi non è stato possibile modellare la squadra su uno o sull’altro, anche se, rinnovandogli il contratto, a Mbappé avevano assicurato che l’avrebbero plasmata su di lui e invece no, l’aggiunta ha continuato a essere una sottrazione. Ma che spettacolo la separazione moltiplicatrice che c’è qui.