Giappone-Croazia 2-4: Livakovic ipnotizza i nipponici ai rigori, balcanici ai quarti
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaAL WAKRAH - La Croazia ha un modo suo di fare strada, adesso lo sanno anche i giapponesi che le hanno ronzato attorno per due ore e passa, sospinti (o intontiti?) dallo stesso ipnotico ossessivo coro che i tifosi nipponici non hanno smesso di cantare neanche per un secondo, e poi si sono schiantati sulla solita porta chiusa contro la quale si sono schiantati tutti: come quattro anni fa in Russia, quando arrivarono fino in finale un supplementare dopo l'altro, i croati hanno cominciato il loro cammino trascinando la partita fino all'ultimo momento possibile e poi risolvendola ai calci di rigore, come fanno sempre.
I miracoli di Livakovic, che prende tre rigori su quattro
Evidentemente esiste una freddezza croata, un sangue fretto balcanico: quelli in maglia a scacchi hanno segnato tre rigori su quattro (ha sbagliato Livaja) e il portiere Livakovic ne ha presi tre su quattro ai giapponesi: 4-2, dopo l'1-1 che s'era formato con i …
AL WAKRAH - La Croazia ha un modo suo di fare strada, adesso lo sanno anche i giapponesi che le hanno ronzato attorno per due ore e passa, sospinti (o intontiti?) dallo stesso ipnotico ossessivo coro che i tifosi nipponici non hanno smesso di cantare neanche per un secondo, e poi si sono schiantati sulla solita porta chiusa contro la quale si sono schiantati tutti: come quattro anni fa in Russia, quando arrivarono fino in finale un supplementare dopo l'altro, i croati hanno cominciato il loro cammino trascinando la partita fino all'ultimo momento possibile e poi risolvendola ai calci di rigore, come fanno sempre.
I miracoli di Livakovic, che prende tre rigori su quattro
Evidentemente esiste una freddezza croata, un sangue fretto balcanico: quelli in maglia a scacchi hanno segnato tre rigori su quattro (ha sbagliato Livaja) e il portiere Livakovic ne ha presi tre su quattro ai giapponesi: 4-2, dopo l'1-1 che s'era formato con i gol di Maeda e Perisic e che aveva poi resistito fino all'ultimo. Quattro anni fa la Croazia fece fuori prima la Danimarca e poi la Russia ai rigori (e anche quella volta il portiere, Subasic, ne prese tre), mentre in semifinale l'Inghilterra venne giustiziata da Mandzukic poco prima di arrivare ai tiri del dischetto, ma comunque ai supplementari.
Il talento della Croazia per prolungare le partite
Contro il Giappone, Modric e i suoi nipotini hanno vinto come allora: per sfinimento, per logoramento, per pazienza, per imperturbabilità. Gli asiatici li hanno attaccati con quel loro modo rapido, quasi nervoso e sicuramente fastidioso di scattare in continuazione, soprattutto partendo dagli esterni, però hanno anche imparato a tenere botta pure sul piano fisico, come s'è visto in occasione del gol del vantaggio (44') quando, su azione da corner, Maeda s'è giovato di un contrasto perentoriamente vinto dal difensore Yoshida su Petkovic.
Gvardiol, Modric e Brozovic: la Croazia sono loro
La Croazia è una squadra sorniona. Non potrebbe fare diversamente, perché ha una difesa solida, dove il portentoso Gvardiol fa per due, e il centrocampo che sappiamo: Modric, Brozovic e Kovacic hanno le doti per eludere il pressing di chiunque. Ma che pena in attacco: Dalic ha alternato tutti centravanti che ha (Petkovic, Budimir e Livaja, tutti e tre passati dall'Italia senza aver lasciato ricordi memorabili) senza farne normale, anche se Budimir una parola buona se la sarebbe quasi meritata. Non avendo sfoghi offensivi, perché Kramaric sulla destra sembra a disagio, la Croazia è costretta a suo gioco d'attesa, alle sue pazienti cuciture con cui piano piano imbastisce la partita fino a portarla allo strappo finale dal dischetto.
Attacco inesistente, ci pensa Perisic
Davanti per sua fortuna resiste Perisic: ha avuto due occasioni buone, una l'ha offerta a Petkovic (che ovviamente l'ha sprecata) e il gol l'ha segnato per conto proprio, arrivando di testa su un cross profondo di Lovren in avvio di ripresa. Dopo il pari la partita s'è come rattrappita. Il Giappone, che finora aveva sempre ribaltato i risultati mettendo in campo riserve guizzanti, stavolta è andato al contrario: chi è entrato ha portato quasi solo sonnolenza, o forse è stata una più banalissima paura generale di perdere a rendere il confronto languido, quasi immobile. Ci hanno provato prima Endo e poi Modric da fuori ma i portieri sono stati bravissimi e Livakovic si è preparato all'atto finale sventando una stangata di Mitoma sul finire del primo supplementare, mentre più il tempo passava più in giapponesi si lasciavano rodere dal tarlo dell'insicurezza.
I rigori "italiani" di Vlasic, Brozovic e Pasalic
Quattro anni fa il Giappone perse all'ultimo secondo contro il Belgio, tutti assicuravano di aver imparato molto da quella lezione ma ce n'è sempre una nuova da imparare: ai rigori, quando finalmente in tifosi ossessivi s'era zittiti, si è letto in faccia a chi li stava per tirare chi li avrebbe sbagliati, e venivano quasi tutti dall'est lontano: Minamino, Mitoma e Yoshida. Ha segnato il solo Asano. Il tiro decisivo è stato dell'atalantino Pasalic, ma prima avevano fatto centro anche il granata Vlasic e l'interista Brozovic: è un vago riverbero d'Italia che ci può strappare giusto mezzo sorriso.