Spagna, Luis Enrique all'attacco: "La mia ossessione è il gioco, il risultato mi preoccupa zero"
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròDOHA - Un Luis Enrique all'attacco, in tutti i sensi e in particolare contro le critiche della stampa spagnola dopo la sconfitta col Giappone, ha monopolizzato la scena prima del duello col Marocco per entrare tra le prime otto squadre del Mondiale. La sua arringa è diventata il manifesto del suo gioco, un'appassionata difesa del tikitaka 3.0, riveduto e corretto ma mai rinnegato, perché la sua Spagna, assicura, non torna indietro, anche a costo di rischiare la sconfitta: "Mi chiedete con quale risultato di questo Mondiale tornerei a casa soddisfatto? Ecco il primo topicazo, il luogo comune. Mi preoccupa zero il risultato. Il calcio non è uno sport giusto, ma normalmente se giochi meglio vinci. Il calcio è uno sport supercomplesso in cui è impossibile tenere tutto sotto controllo. Quello che mi ossessiona è il gioco. E io da questo punto di vista compro il pacchetto completo, sarebbe troppo comodo comprarlo solo quando le cos…
DOHA - Un Luis Enrique all'attacco, in tutti i sensi e in particolare contro le critiche della stampa spagnola dopo la sconfitta col Giappone, ha monopolizzato la scena prima del duello col Marocco per entrare tra le prime otto squadre del Mondiale. La sua arringa è diventata il manifesto del suo gioco, un'appassionata difesa del tikitaka 3.0, riveduto e corretto ma mai rinnegato, perché la sua Spagna, assicura, non torna indietro, anche a costo di rischiare la sconfitta: "Mi chiedete con quale risultato di questo Mondiale tornerei a casa soddisfatto? Ecco il primo topicazo, il luogo comune. Mi preoccupa zero il risultato. Il calcio non è uno sport giusto, ma normalmente se giochi meglio vinci. Il calcio è uno sport supercomplesso in cui è impossibile tenere tutto sotto controllo. Quello che mi ossessiona è il gioco. E io da questo punto di vista compro il pacchetto completo, sarebbe troppo comodo comprarlo solo quando le cose vanno bene. Perciò non cambio assolutamente il nostro stile".
"Non cambiamo noi stessi"
Le critiche principali hanno riguardato la classica costruzione dal basso, che sul pressing del Giappone ha messo più volte in crisi il portiere Unai Simón ed è costata un gol: "Il Marocco ha incassato solo un gol in 3 partite, lo so bene. So anche che i miei giocatori stanno tutti bene fisicamente, li ho a disposizione tutti e 26. E che non cambiamo mai noi stessi, il che non significa pretendere di dominare per tutta la partita, perché non c'è in campo solo la Spagna, ma qui ci sono i migliori del mondo e più si va avanti più gli avversari sono forti. Non abbiamo la pietra filosofale. Io sono contento dello stato della squadra e credo che abbiamo l'occasione grande di fare un grande risultato".
"Abbiamo sbagliato solo 10' contro il Giappone"
Il tikitaka resta dunque la bussola: "Il Marocco è tra le squadre che stanno meglio dal punto di vista mentale, è trascinato dai suoi risultati. Ma ognuno ha le sue armi e noi abbiamo come obiettivo giocare, il portiere fa parte di questo. Se col Giappone avessimo dato una pedata frettolosa al pallone, può darsi che non avremmo preso gol, ma di sicuro non avremmo avuto tutte le occasioni che abbiamo costruito nelle prime tre partite. Su 270 minuti solo i primi 10 del secondo tempo col Giappone li abbiamo sbagliati, ma questo è il Mondiale, non un piccolo torneo. Noi cominciamo l'azione dal basso. Ripeto, è il pacchetto completo. In 7 anni, da quando allenavo il Barcellona, lo stile è rimasto lo stesso. Io vedo il calcio come uno spettacolo: dare agli spettatori un piacere".
Anche i rigori, epilogo da mettere in conto nella fase a eliminazione diretta, non sono per Luis Enrique una fatalità: "Altro topicazo. Non sono una lotteria, ma un momento di grande tensione in cui devi mostrare quanto la sai controllare. Conta ovviamente anche il portiere e noi siamo messi bene". La chiusura è per il pubblico: la maggioranza in Qatar tiferà per il Marocco: "Bene, sarà una festa dello sport, col Marocco abbiamo ottime relazioni. Molti marocchini vivono in Spagna e spero che ne siano felici. Paura? Sono luoghi comuni del calcio, questa squadra ha un'identità chiara e non ha paura. Crede in se stessa e attacca sempre. Basta coi topicazos".