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Marocco, Cheddira da Loreto ai quarti del Mondiale. “Potevo giocare in azzurro, ma ho seguito le mie radici”

Il centravanti del Bari, capocannoniere in Serie B, tra i protagonisti della vittoria ai rigori sulla Spagna
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DOHA — Quando passa davanti alle telecamere stringe una bandiera rossa con la stella verde. Poi si batte il cuore. Nello spogliatoio i suoi compagni stanno festeggiando, c'è anche il figlio dell'ex interista Hakimi, il piccolo Amin, ma Walid Cheddira, capocannoniere della Serie B col Bari, dove per tutti è soltanto Walino, si ferma: "Il Bari l'ho seguito questi giorni, sempre. Li sostengo anche se sono lontano". Ha decisamente altro a cui pensare l'attaccante del Marocco, ma nato a Loreto, in provincia di Ancona, e cresciuto, da sempre in squadre italiane: Sangiustese, Parma, Arezzo, Lecco e Mantova, prima di sbarcare in Puglia nel 2021. L'unico italiano ai quarti di finale dei Mondiali senza l'Italia. "Ci penso, certo che ci penso, di essere l'unico italiano. Io mi sento di rappresentare il Marocco, ovviamente, in campo. Ma qui siamo pochi, io, il francese Thuram, che è di Parma, c'era anche Zalewski, &egr…

DOHA — Quando passa davanti alle telecamere stringe una bandiera rossa con la stella verde. Poi si batte il cuore. Nello spogliatoio i suoi compagni stanno festeggiando, c'è anche il figlio dell'ex interista Hakimi, il piccolo Amin, ma Walid Cheddira, capocannoniere della Serie B col Bari, dove per tutti è soltanto Walino, si ferma: "Il Bari l'ho seguito questi giorni, sempre. Li sostengo anche se sono lontano". Ha decisamente altro a cui pensare l'attaccante del Marocco, ma nato a Loreto, in provincia di Ancona, e cresciuto, da sempre in squadre italiane: Sangiustese, Parma, Arezzo, Lecco e Mantova, prima di sbarcare in Puglia nel 2021. L'unico italiano ai quarti di finale dei Mondiali senza l'Italia. "Ci penso, certo che ci penso, di essere l'unico italiano. Io mi sento di rappresentare il Marocco, ovviamente, in campo. Ma qui siamo pochi, io, il francese Thuram, che è di Parma, c'era anche Zalewski, è normale essere qui anche a rappresentare l'Italia. Ma ora ad andare avanti è il Marocco e io non potrei essere più felice".

Sì, perché si tratta di un risultato storico: la prima volta del Marocco ai quarti di finale. La prima squadra del mondo arabo ad arrivare così lontano, visto che a fare questo salto, finora, erano state Camerun, Senegal e Ghana, tutte formazioni subsahariane. Anche per questo nelle feste dei giocatori, nello spogliatoio, in campo e persino nel percorso fino al pullman tra i pennacchi dei microfoni, sventolano tutti o quasi una bandiera, annodata al collo.

Il Marocco ferma la Spagna e va ai quarti del Mondiale: la festa in piazza a Bologna

Cheddira e la scelta tra Marocco e Italia

"È un risultato storico", dice con accento del nord che fatichi bene a identificare. È il compagno di classe di tuo figlio che arriva a giocare un Mondiale. Avrebbe potuto farlo anche con l'Italia, si fosse qualificata: "Avendo doppio passaporto, avrei potuto giocare per entrambi i Paesi, certo. Ma mi ha chiamato il mister Regragui, ho sentito subito una grande fiducia e ho risposto presente". Un centravanti avrebbe fatto comodo, a Roberto Mancini. Anche se Cheddira ha sciupato un'occasione enorme per mandare a casa la Spagna senza passare dai rigori. Mentre ci pensa si passa la mano sulla testa, sospira guardando in aria: "Un peccato, non sono riuscito a trovare l'attimo per calciare in porta. Quanto avrei voluto farlo, quel gol. Ma ci siamo qualificati, grazie a Dio". Si ferma, torna a parlarne: "Cercavo l'attimo giusto, ma i difensori spagnoli, che sono di livello mondiale, sono stati bravi a non farmi calciare in porta. A questi livelli la qualità la senti".

Cheddira col Marocco ai quarti di finale

Cheddira è uno dei quindici marocchini cresciuti in Europa: spagnoli, francesi, olandesi, una colonia che però si sente di appartenere all'Africa: "Sì, sono le radici. È incredibile, questa serata è la storia della nazionale del Marocco. La prima volta ai quarti di finale. Ma adesso dobbiamo ricordarci che abbiamo un'altra partita tra quattro giorni, inshallah". Sano realismo, ma non può prendersi un secondo per festeggiare? "L'ho fatto in campo, ora vi saluto ché la festa è nello spogliatoio".