Brasile, Neymar non è solo: tanti giovani per la caccia al sesto titolo
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròDOHA - C'è una generazione d'oro accanto a Neymar, che fa virare il pronostico del Mondiale verso il Brasile: "Una generazione cresciuta insieme, con i valori giusti, con la tecnica affinata grazie al lavoro e col gusto per il gioco", secondo la definizione del ct Tite. Dopo l'esibizione dei giovani Vinicius, Richarlison e Raphinha, con la partecipazione straordinaria di Paquetà, Thiago Silva, Casemiro e tutti gli altri, a cominciare dal portiere Alisson (mentre il terzo portiere Wewerton ha colmato l'unica lacuna entrando nel finale e ora tutti i 26 uomini di Tite hanno messo piede in campo), le quote delle scommesse per lo più convergono in un'unica direzione: la favorita per il titolo è la Seleçao, davanti a Francia e Argentina. E la semifinale Neymar-Messi, eventualità verosimile dato il tabellone, è un appuntamento che, per quanto per ora venga solo sussurrato dai diretti interessati anche per scaraman…
DOHA - C'è una generazione d'oro accanto a Neymar, che fa virare il pronostico del Mondiale verso il Brasile: "Una generazione cresciuta insieme, con i valori giusti, con la tecnica affinata grazie al lavoro e col gusto per il gioco", secondo la definizione del ct Tite. Dopo l'esibizione dei giovani Vinicius, Richarlison e Raphinha, con la partecipazione straordinaria di Paquetà, Thiago Silva, Casemiro e tutti gli altri, a cominciare dal portiere Alisson (mentre il terzo portiere Wewerton ha colmato l'unica lacuna entrando nel finale e ora tutti i 26 uomini di Tite hanno messo piede in campo), le quote delle scommesse per lo più convergono in un'unica direzione: la favorita per il titolo è la Seleçao, davanti a Francia e Argentina. E la semifinale Neymar-Messi, eventualità verosimile dato il tabellone, è un appuntamento che, per quanto per ora venga solo sussurrato dai diretti interessati anche per scaramanzia, è ormai nella testa delle due squadre: "Non possiamo mancare di rispetto alla Croazia, che è molto forte e quattro anni fa in Russia è andata in finale", è stato il ritornello dei calciatori brasiliani dopo il 4-1 alla Corea del Sud. I croati, come del resto gli olandesi con l'Argentina, si oppongono all'epilogo troppo annunciato e lo fanno con la forza dei loro requisiti tecnici. Ma l'attesa per la semifinale sudamericana, a Doha, è sempre più nell'aria.
L'aggressione di Eto'o
Intanto il tornado della Seleçao ha provocato effetti collaterali. Samuel Etò o, l'ex campione oggi presidente della Fecafoot, la federazione del Camerun eliminato nella fase a gironi (ma reduce dalla storica vittoria proprio col Brasile), nonché ambasciatore di Qatar 2022, mentre usciva dallo stadio 974 dopo avere assistito alla goleada che in poco più di mezz'ora ha travolto la Corea del Sud, ha preso a calci un uomo che lo stava riprendendo con una piccola telecamera. La reazione ha fatto seguito a una breve discussione tra i due: Eto'o, che aveva appena accettato di farsi scattare qualche selfie coi tifosi, ha chiesto di abbassare la telecamera all'uomo, lo youtuber algerino Sadouni SM, che gli ha posto domande su Bakary Papa Gassama, l'arbitro gambiano che diresse il match tra Camerun e Algeria del 29 marzo scorso, decisivo per la qualificazione ai Mondiali. Al termine di quella partita il ct algerino Belmadi disse: "Questi arbitri non rispettano il nostro Paese. Non cerco scuse, questi sono fatti". Eto'o non ha gradito l'insistenza dell'uomo, che ha continuato a riprenderlo. Dopo essere stato fermato una prima volta da uno dei suoi accompagnatori, l'ex calciatore di Inter e Barcellona ha inseguito Sadouni SM e gli ha sferrato un calcio al petto, facendolo cadere. Poi si è allontanato col suo gruppo e ha lasciato lo stadio. Peccato però che la scena sia stata ripresa e pubblicata sul sito de La Opinion, il principale quotidiano di lingua spagnola di Los Angeles.
Le scuse a metà di Eto'o: "Incidente deplorevole ma incessanti provocazioni"
Eto'o si è poi scusato sul suo profilo Twitter per "aver perso il mio sangue freddo" e "aver reagito in una maniera che non corrisponde alla mia personalità". Poi però il presidente della Federazione del Camerun ha di fatto scaricato la responsabilità di quanto successo alla vittima del suo calcio, parlando di "provocazioni incessanti" e di "molestie quotidiane di certi supporter algerini" anche verso gli altri tifosi camerunensi presenti al Mondiale: "Tutti i ricorsi della Federazione algerine – scrive l'ex attaccante dell'Inter – sono stati respinti. Di conseguenza chiedo alle autorità algerine e alla Federazione di assumersi le proprie responsabilità per mettere fine a questo clima deleterio prima che non accada qualcosa di più grave".
Bento, batosta e addio
Il secondo effetto collaterale è stato l'addio di Paulo Bento alla panchina della Corea del Sud, anche se lui ha smentito qualunque correlazione tra la sua decisione e la batosta subita sul campo dalla sua squadra: "Avevo già deciso a settembre che il mio futuro da allenatore non sarebbe stato in Corea e a fine partita l'ho comunicato al presidente della federazione e ai giocatori. Semplicemente il mio contratto scadeva col Mondiale e avevo appunto deciso di non rinnovarlo, a prescindere dal risultato di un torneo in cui la squadra ha fatto una figura più che dignitosa. Questa partita è stata persa nettamente per una ragione molto semplice: abbiamo incontrato un avversario fortissimo, che vincerà il Mondiale. Ha tutto per riuscirci: il talento, la compattezza, il gioco, l'affiatamento e un livello tecnico eccezionale".
Il numero 10 curato anche mentre dormiva
Che la forza del gruppo prevalga sull'individualismo classico e stia esaltando le qualità tecniche altissime di ogni calciatore della Seleçao, soprattutto degli attaccanti, è il dato di fatto rilevato dalla stessa stella della squadra, il recuperato Neymar. Mentre si apprendono nuovi particolari sulla sua guarigione dal serio infortunio alla caviglia destra, con i fisioterapisti che si avvicendavano nelle cure all'articolazione malconcia anche di notte quando lui dormiva, il numero 10 ha spiegato perché ritiene più che possibile il titolo mondiale, da vent'anni ormai ossessione di una Seleçao che per l'ottava volta consecutiva raggiunge almeno i quarti di finale ma che dal 2002 non si prende la coppa del mondo: "La caviglia, grazie a Dio, non mi ha fatto male durante la partita. Ma se io mi sono sentito sempre meglio col passare dei minuti, è stato grazie alla squadra, perché è stata proprio una vittoria di squadra. I tifosi mi sono stati vicini, ho passato momenti duri. Mi sono passate per la testa tante cose, dubbi, paure. La gente mi è stata vicina, con la mia famiglia, e i messaggi di affetto mi hanno aiutato tanto. Farò di tutto per aiutare la Seleçao a realizzare il nostro sogno, ma voglio dire che se questo è possibile è perché davvero siamo un gruppo che si diverte in campo e fuori".
La danza del ct
I compagni, il capitano Thiago Silva in testa, lo hanno gratificato dell'aggettivo "indispensabile". Però Tite, pur riconoscendogli il ruolo di primus inter pares, ha voluto sottolineare come per la Seleçao non sia stato facile superare le difficoltà di questi giorni, per gli infortuni e per le critiche seguite alla sconfitta col Camerun, anche se di fatto la completa rotazione dei giocatori nella terza partita ha permesso ai titolari di presentarsi in campo freschi con la Corea: "La parola giusta per definire questi giorni è resilienza. Non ho avuto certezze su Neymar fino a quando il settore medico non ha dato il via libera. E abbiamo dovuto sentire cose vergognose, come le notizie false sull'infortunio di Gabriel Jesus, che purtroppo è serio. Ma alla fine ha vinto la verità". Tite ha raccontato anche il siparietto della danza per festeggiare il gol, in cui i giocatori, guidati da Richarlison, hanno provato a coinvolgerlo. Lui ha accennato qualche passo del Pombo, il ballo del Piccione, marchio registrato dal centravanti, ma il repertorio della squadra contempla altri nove balletti e intanto si è visto il Pagodao da Birimbolam, che spopola su Tiktok: "In allenamento i ragazzi provavano le coreografie e allora io ho detto che volevo partecipare. Ma poi, quando sono venuti vicino alla panchina, ho pensato che ci guardava tutto il mondo e che con tutta quella visibilità la mia sarebbe potuta sembrare una mancanza di rispetto verso i coreani".