I veleni della Spagna, il guru Luis Enrique mollato dai giocatori
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròIn soli sei giorni, nel suo dicembre nero, la Roja mecanica si è irreparabilmente guastata. Dando per scontata la sua promozione ai quarti del Mondiale dopo il 7-0 del debutto col Costarica, la Liga aveva organizzato a Doha un'assemblea informale, col solito tema strisciante: la scissione della Superlega, che Real Madrid e Barcellona sostengono, infatti non hanno aderito all'invito. Solo che la Spagna ha rallentato con la Germania, è scivolata col Giappone e ha sbattuto contro il Marocco: nemmeno un gol, neanche ai calci di rigore. E adesso è una squadra in cocci, come dimostrano i molti malumori ormai impossibili da nascondere e la partenza separata dei giocatori dal Qatar: Asensio, Carvajal, Rodri, Morata, Llorente, Soler, Koke, Azpilicueta e Alba sono rimasti in vacanza da queste parti, in base al discusso accordo raggiunto in precedenza con la federazione, oppure hanno preso altri voli, sottraendosi alla gogna del rientro all'aeroporto madrileno di…
In soli sei giorni, nel suo dicembre nero, la Roja mecanica si è irreparabilmente guastata. Dando per scontata la sua promozione ai quarti del Mondiale dopo il 7-0 del debutto col Costarica, la Liga aveva organizzato a Doha un'assemblea informale, col solito tema strisciante: la scissione della Superlega, che Real Madrid e Barcellona sostengono, infatti non hanno aderito all'invito. Solo che la Spagna ha rallentato con la Germania, è scivolata col Giappone e ha sbattuto contro il Marocco: nemmeno un gol, neanche ai calci di rigore. E adesso è una squadra in cocci, come dimostrano i molti malumori ormai impossibili da nascondere e la partenza separata dei giocatori dal Qatar: Asensio, Carvajal, Rodri, Morata, Llorente, Soler, Koke, Azpilicueta e Alba sono rimasti in vacanza da queste parti, in base al discusso accordo raggiunto in precedenza con la federazione, oppure hanno preso altri voli, sottraendosi alla gogna del rientro all'aeroporto madrileno di Barajas.
Luis Enrique in bilico, ipotesi De La Fuente
L'eliminazione, imprevedibile anche agli occhi di Messi che considerava la Roja favorita insieme ad Argentina, Brasile e Francia, ha messo in crisi il ct asceta Luis Enrique, passato dai peana della critica ai sarcasmi: non è affatto detto che sia lui l'incaricato della riparazione. L'allenatore dell'Under 21 De La Fuente e i veterani Marcelino e Valverde sono i nomi al vaglio di Luis Rubiales. Il presidente federale, che quattro anni fa in Russia si trovò a gestire a poche ore dal via il clamoroso licenziamento dell'allora ct Lopetegui ingaggiato dal Real Madrid e lo sostituì ad interim con Hierro, vorrebbe evitare il bis. Però sa bene che gli equilibri sono diventati delicati. Il ct, malgrado la disfatta, cerca volentieri lo scontro coi media, lui che ha il contratto in scadenza, non avendolo voluto rinnovare prima di partire per Doha: non dubitava che dopo il torneo gliene sarebbe stato offerto uno più ricco e più lungo.
Affiorano i segreti
Dopo la battaglia filosofica della vigilia col Marocco in lode del palleggio, Luis Enrique non si è trattenuto, a batosta subita, da una battuta non felicissima ("ho più uscite di una stazione della metropolitana", traduzione: ho un sacco di alternative di lavoro), che gli ha inimicato parte dei tifosi, fino a ieri soddisfatti di lui e dell'appuntamento serale su Twitch in cui raccontava le vicende quotidiane del ritiro: "Non abbiamo segreti", diceva. Invece i segreti c'erano e via via stanno affiorando, a cominciare dalla scarsa fiducia verso alcuni giocatori tenuti ai margini (Ansu Fati, Eric Garcia, Sarabia, Koke, Soler, Pino), per proseguire con le mancate rotazioni del centrocampo Gavi-Busquets-Pedri, stremato alla meta, e soprattutto con l'insistenza nei momenti decisivi sul "falso nueve" (il centravanti Morata, 3 gol, è partito 3 volte su 4 dalla panchina) e sul promesso genero Ferrán Torres.
I commoventi auguri del ct spagnolo Luis Enrique alla piccola Xana, che avrebbe compiuto 13 anni
L'integralismo tattico di Luis Enrique
Ma la gestione del gruppo, secondo l'accusa, è stata improntata all'integralismo tattico: tutto era troppo programmato, come la fatale scelta dei primi 3 rigoristi, l'emarginato specialista Sanabria inserito ad hoc, il demotivato Soler, lo stanchissimo Busquets. Qualcuno, come Sanabria, Fati e Garcia, si è sentito umiliato: si sono viste lacrime di rabbia e di frustrazione. Il soprannome Luis Padrique, che indicava un ruolo da padre del gruppo, ora è sinonimo di paternalismo. "Manda huevos!", ha titolato il 'Mundo Deportivo': espressione traducibile come "Porca miseria!" e gioco di parole sull'abitudine del ct, cultore della dieta, di raccontare via streaming quante uova avesse mangiato quel giorno. Dieci anni fa la Spagna completava il Triplete Europeo-Mondiale-Europeo. Da allora ha perso per tre volte ai rigori nei grandi tornei e ha fatto del tikitaka, che solo con De La Fuente resisterebbe al cambio in panchina, il manifesto del ricamo fine a se stesso. Al quale continua a mancare nei momenti cruciali la cosa fondamentale: il gol.